di FRANCO ARCOVITO
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Perché ero ragazzo, pubblicato nel 2025 da Sellerio Editore, è l’autobiografia di Alaa Faraj, ex calciatore libico al centro di un caso giudiziario che ha suscitato un ampio dibattito pubblico in Italia.
Nel 2015, a soli 19 anni, Faraj fuggì dalla guerra in Libia su un barcone diretto verso l’Italia. All’arrivo fu arrestato con l’accusa di essere uno scafista e successivamente condannato a 30 anni di carcere per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e per la morte di alcuni migranti durante la traversata.
Durante i dieci anni trascorsi in prigione, ha sempre sostenuto di essere stato un semplice passeggero, costretto dagli eventi e non responsabile della guida dell’imbarcazione. Il suo caso è diventato simbolo delle criticità della legislazione italiana sull’immigrazione ed è stato sostenuto da attivisti e testate come L’Espresso e Il Post, che hanno messo in luce le possibili ingiustizie nei confronti di migranti accusati di essere “capitani” sotto minaccia.
In carcere, Faraj ha scritto a mano le sue memorie, intrecciando arabo, italiano e siciliano per raccontare la sua infanzia, il sogno di diventare ingegnere e calciatore professionista, e il senso di smarrimento vissuto in detenzione.
Il 23 dicembre 2025, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella gli ha concesso la grazia parziale, riducendo la pena e riaccendendo la speranza in un futuro diverso.
Il libro si configura così come una testimonianza personale e insieme politica, che intreccia memoria, identità e giustizia, trasformando una vicenda giudiziaria controversa in un racconto di umanità e resilienza.
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