Non è solo una questione di burocrazia o di tabelle ripartite in Consiglio dei Ministri. Quella siglata ieri per Lombardia, Piemonte, Liguria e Veneto è, nelle parole di Di Silverio (Anaao Assomed), una "pagina buia" che rischia di trasformare definitivamente il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) in un mosaico di privilegi e carenze.
Il cuore del dibattito non è l'efficienza amministrativa, ma il superamento del principio di universalismo.
Se il diritto alla salute smette di essere uguale da Aosta a Pantelleria, smette di essere un diritto e diventa un servizio a consumo, legato alla ricchezza del territorio di residenza.
L'analisi del sindacato dei medici dirigenti mette a nudo tre criticità che potrebbero cambiare il volto dell'assistenza pubblica in Italia. Stanno creando una sanità a più velocità .
Senza un sistema solido di perequazione e con Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) ancora troppo fragili in molte zone, l'autonomia rischia di cristallizzare i divari.
Il timore è che il "dove sei nato" diventi la prima, e più determinante, variabile clinica.
Il Personale medico utilizzato come merce di scambio
Uno dei punti più caldi riguarda i contratti.
Se le Regioni avranno "mani libere" sulle politiche retributive e sull'organizzazione del lavoro, assisteremo a una migrazione interna di professionisti verso i sistemi regionali più ricchi, svuotando di fatto le aree già oggi in sofferenza.
La denuncia di Anaao è netta e la possibilità di smistare avanzi economici della sanità verso altri settori appare come un paradosso.
Mentre le Regioni chiedono a gran voce nuovi fondi, l'autonomia potrebbe permettere di dirottare le risorse altrove, tradendo la missione originaria del finanziamento sanitario.
L'editoriale di Di Silverio solleva una questione etica e stigmatizza come la sanità non può essere una "bandierina" da sventolare in una campagna elettorale permanente.
Gratificare il personale sanitario e garantire cure eque sono promesse che richiedono unità, non frammentazione.
"La sanità deve restare un pilastro unitario della Repubblica, non un terreno di divisione ideologica."
Il prossimo passo cruciale sarà il confronto
alla Conferenza delle Regioni e si capirà se l'autonomia sarà un volano di responsabilità o, come temono i medici, il colpo di grazia a un sistema che per decenni è stato l'orgoglio (unitario) del Paese.




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