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giovedì 19 febbraio 2026

NEL VENTRE DI MESSINA

 


a cura di Anna Lombardo

Non nel centro, ma nella sua immediata vicinanza, pulsa il ventre di Messina. A sud fa da spartiacque il ponte di Gazzi, che schiude il degrado del Villaggio Aldisio; più giù il Cep, a est Maregrosso battuto dal vento. A nord il torrente Giostra segna un confine d’acqua e polvere; risalendo il viale si approda a Giostra e al Ritiro. È una geografia che non abita le cartoline.

Qui si tramanda un’umanità stanca, come nei bassi narrati da Matilde Serao: la povertà passa di mano in mano. L’abbandono scolastico morde presto; la fuga dalla scuola è un quaderno lasciato a metà. La strada diviene maestra severa: coltelli nello zaino già dall’adolescenza, poi armi da fuoco con la matricola abrasa. Nelle prime mattine di sereno si assiepano agli incroci a far da vedette alle corse clandestine di cavalli, tra scommesse e grida; la notte prima, i furti. Ragazzi, bambini. Genitori in carcere.
Il degrado fa rima con controllo: la malavita orienta le vite, i servizi sociali non si vedono. Qui c’è bisogno di scuola, di molti maestri più che di poliziotti; di mani che trattengano prima che il destino si chiuda come una cella.

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