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giovedì 5 febbraio 2026

SCUDI PENALI E BANALITÁ DEL MALE

CORSIVO 


Dal cecchinaggio su prenotazione alle immunità di Stato: il male prospera quando l’eccezione diventa sistema.


C’era una città assediata e c’era, sopra, una collina attrezzata meglio di un agriturismo: fucile incluso, vista panoramica, vittime comprese nel prezzo. Durante l’assedio di Sarajevo esisteva davvero un turismo del cecchinaggio, con prenotazione e pagamento, per europei in cerca di emozioni forti. 

Oggi uno di loro, ottantenne di Pordenone, è indagato. Allora non era uno scandalo, era un’opportunità. 
La banalità del male, direbbe Hannah Arendt, non è l’orrore ma la sua gestione efficiente: il male non esplode, si organizza; non urla, fattura. 
E noi, a distanza di sicurezza, ci indigniamo come chi guarda un incidente credendosi immortale.

 Lo spiegò con precisione Stanley Milgram, psicologo americano: non serve essere sadici per fare il male, basta obbedire.
 Nei suoi esperimenti persone comuni infliggevano dolore estremo perché un’autorità lo chiedeva.
 Non mostri, ma cittadini diligenti. 
È lo stesso riflesso condizionato ,  paura, consenso, comodità , che spinge i governi a fabbricare scudi penali e leggi speciali per chi già esercita la forza: un’eco pericolosa del monito dostoevskiano, quando l’eccezione diventa norma e la colpa si traveste da dovere.
 Perché il vero delitto, ci avverte Dostoevskij, non è violare la legge, ma scoprire che lo si può fare restando perfettamente normali e impuniti.


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