CORSIVO
Dal cecchinaggio su prenotazione alle immunità di Stato: il male prospera quando l’eccezione diventa sistema.
C’era una città assediata e c’era, sopra, una collina attrezzata meglio di un agriturismo: fucile incluso, vista panoramica, vittime comprese nel prezzo. Durante l’assedio di Sarajevo esisteva davvero un turismo del cecchinaggio, con prenotazione e pagamento, per europei in cerca di emozioni forti.
Oggi uno di loro, ottantenne di Pordenone, è indagato. Allora non era uno scandalo, era un’opportunità.
La banalità del male, direbbe Hannah Arendt, non è l’orrore ma la sua gestione efficiente: il male non esplode, si organizza; non urla, fattura.
E noi, a distanza di sicurezza, ci indigniamo come chi guarda un incidente credendosi immortale.
Lo spiegò con precisione Stanley Milgram, psicologo americano: non serve essere sadici per fare il male, basta obbedire.
Nei suoi esperimenti persone comuni infliggevano dolore estremo perché un’autorità lo chiedeva.
Non mostri, ma cittadini diligenti.
È lo stesso riflesso condizionato , paura, consenso, comodità , che spinge i governi a fabbricare scudi penali e leggi speciali per chi già esercita la forza: un’eco pericolosa del monito dostoevskiano, quando l’eccezione diventa norma e la colpa si traveste da dovere.
Perché il vero delitto, ci avverte Dostoevskij, non è violare la legge, ma scoprire che lo si può fare restando perfettamente normali e impuniti.

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