Gentile sig. Sindaco,
dott. Matteo Francilia,
abbiamo letto il Suo appello “In arrivo nuove mareggiate, necessario intervenire”, pubblicato su "Messina Today". Una preoccupazione reale e legittima, maturata in un territorio che conosce fin troppo bene la fragilità delle proprie coste e il peso, spesso reiterato, delle emergenze non risolte.
Proprio Messina Today, in occasione della recente visita del Ministro — avvenuta a ridosso dei disastri provocati dal ciclone Harry — gli aveva indirizzato una lettera aperta, sollecitando l’utilizzo di risorse già disponibili a fronte di situazioni di rischio ormai conclamato. La risposta del Ministro è stata resa pubblicamente, davanti a Lei e ai Suoi colleghi — anch’essi duramente colpiti dagli eventi calamitosi — e affidata alle telecamere: quei fondi “non si toccano”.
È su questo passaggio che si impone una riflessione, pacata ma necessaria.
Lei era presente. Lei conosce i numeri. Lei conosce, soprattutto, la differenza tra una dichiarazione politicamente rassicurante e una spiegazione finanziariamente sostenibile. E tuttavia, davanti a un’affermazione che, sotto il profilo del bilancio pubblico, appare quanto meno generica, non si è colta alcuna obiezione, neppure un segnale di dissenso.
Dire, come è stato detto, che in un grande Paese come l’Italia “i soldi si trovano” è una formula comoda, ma fuorviante. E rischia di suonare come un affronto qualora, quei soldi, alla prova dei fatti, non si trovassero affatto. Le risorse pubbliche non compaiono per generazione spontanea: vengono destinate, riallocate, sottratte ad altre priorità. È sempre una scelta. Mai una fatalità. Oggi Lei chiama in causa la Regione, e ha ragione. Ma sa altrettanto bene che il bilancio regionale, per struttura e vincoli, è persino più fragile di quello statale. Anche lì, se si interviene, lo si fa spostando risorse già impegnate altrove.
E allora la questione diventa inevitabile, e non può essere elusa: da dove devono essere presi questi fondi?
Nella lettera aperta si avanzava un’ipotesi chiara: il Ponte. Se quella soluzione non Le appare condivisibile, lo si può comprendere. Ma allora è necessario indicarne un’altra. Spetta a chi esercita responsabilità pubbliche spiegare non solo che cosa serve, ma quale scelta concreta si intende compiere per ottenerlo. Perché, se dovesse davvero verificarsi lo scenario che Lei oggi paventa, resterebbe una domanda finale, semplice e severa insieme: se la sentirebbe di affrontare gli strali dei Suoi concittadini qualora Regione e Ministero non facessero quanto auspicato, magari per salvare la propaganda di qualcuno, sacrificando invece la sicurezza dei cittadini del Suo paese e di un’intera costa ionica già duramente martoriata?
Con rispetto istituzionale,
ma con la franchezza che le circostanze impongono.

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