Sessantacinque milioni di passivo finiti sul bilancio comunale. Quasi 300 euro per ogni cittadino dopo il dissesto. Oggi i conti migliorano, ma la trasparenza no.
Negli anni Negli anni immediatamente precedenti alla trasformazione societaria, l’ATM di Messina è sprofondata in un dissesto che ha segnato una delle pagine più gravi del trasporto pubblico locale. La vecchia azienda speciale accumulò circa 65 milioni di euro di passivo, poi trasferiti sul bilancio del suo unico azionista, il Comune di Messina. Quel buco è stato di fatto spalmato sulla collettività: considerando una popolazione di circa 220 mila residenti, il costo teorico del crac sfiora i 300 euro a cittadino, neonati compresi. Non un numero astratto, ma il prezzo concreto di una stagione amministrativa fallimentare.
Il punto decisivo è comprendere la natura della nuova ATM Messina S.p.A.: una società in house, interamente controllata dal Comune. Nomine, indirizzi strategici e approvazione dei bilanci dipendono dall’ente proprietario, e le eventuali perdite si riflettono direttamente sui conti comunali. Proprio per questo la legge impone obblighi stringenti di pubblicità e aggiornamento dei dati. Il D.Lgs. 33/2013 sulla trasparenza amministrativa e il D.Lgs. 175/2016 (Testo unico sulle società partecipate) stabiliscono l’obbligo di pubblicare tempestivamente bilanci, relazioni sulla gestione e compensi degli organi sociali. L’assenza di documenti aggiornati nella sezione “Amministrazione Trasparente” configura quindi una violazione di tali disposizioni e indebolisce il controllo democratico dei cittadini.
Il bilancio 2023 ha segnato una discontinuità rispetto al passato: utile dichiarato di oltre 1,5 milioni di euro, flotta salita a 164 autobus, nuove assunzioni e rafforzamento operativo. Numeri che indicano un’inversione di tendenza dopo anni di perdite e commissariamenti, ma che devono essere letti alla luce di una nuova fase societaria ancora giovane.
Sul fronte degli investimenti, la società ha beneficiato di rilevanti risorse pubbliche, anche attraverso fondi legati al PNRR e ai programmi per la mobilità sostenibile, per circa 79 milioni di euro destinati soprattutto al rinnovo della flotta, oggi prossima ai 200 mezzi, con una quota crescente di autobus elettrici. Il trend appare positivo e segnala una nuova fase. Ma la vera prova sarà consolidare nel tempo questi risultati, dimostrando che l’equilibrio non è episodico bensì strutturale. Dopo un crac costato decine di milioni, i messinesi non possono permettersi di tornare indietro.
*Transport Planner. Analista di traffici stradali e di sistemi di trasporto pubblico._

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