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venerdì 1 maggio 2026

SPECIALE PRIMO MAGGIO

 




a cura di E. L. M. Irali


IL LAVORO PER AMICO


di Orazio Nastasi *



Quanto ancora per strade di chiodi

nel paese dove il martello non splende

e di ruggine ha sapore la falce

e le idee il tempo ha incrostato?

A che vale una collana di parole

senza avere percorso tutti i marciapiedi

senza eliminare il disagio

e le menzogne e l’indifferenza persino

sulla strada per Gerico?


Non mentire, amico mio,

se un padre in fila sotto il sole

con un gemito s’è spezzato in due,

se la tenebra e la solitudine

predano occhi spalancati e fissi,

se la paura mostruosa dell’alba

del giorno senza di te

devasta oggi il cuore delle madri

per la tavola muta di casa.

Non mentire.


Dannata la giungla delle colpe

che ha moltiplicato i vizi 

se il pane nero ha una smorfia d’orrore

in una casa di secondo ordine 

sotto un cielo senza terra.


Pretendi e inganni

folle strumento in mano ai mercanti

che di beffe atroci si alimentano

quando si diventa una sola cosa con te

e ordine duro si fanno gli altiforni

e le miniere e le reti d’amaro sale

o il brivido bianco nell’azzurro vuoto.


No, amico mio,

non puoi restituire ora quanto hanno rubato: 

era la fede nel tuo valore,

era per giustizia la fine del bisogno,

il riscatto consacrato, l’afflizione

che svaniva, l’ignoranza che spariva.


Forse il tempo ebbe tempo

di perdere chi pure ti tradì

e complice si fece di nuova avarizia,

di nuovo potere senza verità

senza ragione, senza libertà.

E tu lasciasti fare, o corrotto più

di chi corruppe! Tanto che finisti

senza sorriso, senza mani aperte 

e strette ad altre mani, con patti menzogneri.

Fino a che chiusero le porte dei forzieri

e andasti per il mondo lasciando qui

la superbia triste di chi smise

di partecipare la bellezza del legno

e la fragranza del pane,

riempiendo di silenzio interessato 

il sacco del tradimento.


E ora che le mani si rigirano nelle tasche vuote

finiremo per te con armi, con sangue,

prigioni dell’odio e della coscienza prostituita?

O riprenderemo a lottare ancora una volta

come un seme che continua 

come lumi che osano contro artigli oscuri?


Per te, amico, è nato questo canto

e contro le strade nere dei mercanti 

e l’abbraccio mortale della servitù.

Perché ritorni ad essere mezzo nostro

di scalare di nuovo la luce.


Orazio Nastasi è un letterato e poeta messinese, già docente di lettere nei licei e negli istituti magistrali, ha insegnato Letteratura Italiana anche presso l'Università della Terza Età di Messina ed è presidente dell'Associazione Culturale "Archimede" di Messina. (GLOBUS Magazine). Autore di due sillogi poetiche: "La sapienza del filo d'erba" e "Caibele". Ha conseguito il primo posto assoluto in numerosi concorsi di poesia, edita e inedita, di importanza nazionale, e alcune sue poesie sono state tradotte in spagnolo. 

Il suo profilo intellettuale è quello del classicista aperto alla modernità: nelle sue conferenze spazia in un ampio excursus che va da Dante a Pascoli, da Emily Dickinson a Raymond Carver.


Autore per la collana Abralia di una raccolta di poesie "Il filo d'erba" la cui cifra identificativa  è la ricerca di una poetica dell'umile e del minuto, in cui la natura — il filo d'erba come emblema del fragile e del quotidiano — diventa veicolo di contemplazione e di senso. Poesie che cercano la saggezza non nelle grandi altezze ma nell'osservazione paziente del piccolo, secondo una tradizione che ha radici nella lirica italiana novecentesca.


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