IL LAVORO PER AMICO
di Orazio Nastasi *
Quanto ancora per strade di chiodi
nel paese dove il martello non splende
e di ruggine ha sapore la falce
e le idee il tempo ha incrostato?
A che vale una collana di parole
senza avere percorso tutti i marciapiedi
senza eliminare il disagio
e le menzogne e l’indifferenza persino
sulla strada per Gerico?
Non mentire, amico mio,
se un padre in fila sotto il sole
con un gemito s’è spezzato in due,
se la tenebra e la solitudine
predano occhi spalancati e fissi,
se la paura mostruosa dell’alba
del giorno senza di te
devasta oggi il cuore delle madri
per la tavola muta di casa.
Non mentire.
Dannata la giungla delle colpe
che ha moltiplicato i vizi
se il pane nero ha una smorfia d’orrore
in una casa di secondo ordine
sotto un cielo senza terra.
Pretendi e inganni
folle strumento in mano ai mercanti
che di beffe atroci si alimentano
quando si diventa una sola cosa con te
e ordine duro si fanno gli altiforni
e le miniere e le reti d’amaro sale
o il brivido bianco nell’azzurro vuoto.
No, amico mio,
non puoi restituire ora quanto hanno rubato:
era la fede nel tuo valore,
era per giustizia la fine del bisogno,
il riscatto consacrato, l’afflizione
che svaniva, l’ignoranza che spariva.
Forse il tempo ebbe tempo
di perdere chi pure ti tradì
e complice si fece di nuova avarizia,
di nuovo potere senza verità
senza ragione, senza libertà.
E tu lasciasti fare, o corrotto più
di chi corruppe! Tanto che finisti
senza sorriso, senza mani aperte
e strette ad altre mani, con patti menzogneri.
Fino a che chiusero le porte dei forzieri
e andasti per il mondo lasciando qui
la superbia triste di chi smise
di partecipare la bellezza del legno
e la fragranza del pane,
riempiendo di silenzio interessato
il sacco del tradimento.
E ora che le mani si rigirano nelle tasche vuote
finiremo per te con armi, con sangue,
prigioni dell’odio e della coscienza prostituita?
O riprenderemo a lottare ancora una volta
come un seme che continua
come lumi che osano contro artigli oscuri?
Per te, amico, è nato questo canto
e contro le strade nere dei mercanti
e l’abbraccio mortale della servitù.
Perché ritorni ad essere mezzo nostro
di scalare di nuovo la luce.
Orazio Nastasi è un letterato e poeta messinese, già docente di lettere nei licei e negli istituti magistrali, ha insegnato Letteratura Italiana anche presso l'Università della Terza Età di Messina ed è presidente dell'Associazione Culturale "Archimede" di Messina. (GLOBUS Magazine). Autore di due sillogi poetiche: "La sapienza del filo d'erba" e "Caibele". Ha conseguito il primo posto assoluto in numerosi concorsi di poesia, edita e inedita, di importanza nazionale, e alcune sue poesie sono state tradotte in spagnolo.
Il suo profilo intellettuale è quello del classicista aperto alla modernità: nelle sue conferenze spazia in un ampio excursus che va da Dante a Pascoli, da Emily Dickinson a Raymond Carver.
Autore per la collana Abralia di una raccolta di poesie "Il filo d'erba" la cui cifra identificativa è la ricerca di una poetica dell'umile e del minuto, in cui la natura — il filo d'erba come emblema del fragile e del quotidiano — diventa veicolo di contemplazione e di senso. Poesie che cercano la saggezza non nelle grandi altezze ma nell'osservazione paziente del piccolo, secondo una tradizione che ha radici nella lirica italiana novecentesca.
Nessun commento:
Posta un commento
Puoi commentate senza volgarità