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martedì 26 maggio 2026

CACIO ALL'ARGENTIERA

 

Ovvero: Il formaggio che ingannava i vicini — e aveva pure ragione.


Storia

C'è, a Palermo, la Via dell'Argenteria lungo la quale vivevano gli argentieri: artigiani rispettabili che il vicinato credeva benestanti. Si supponeva che chi lavorasse l'argento avesse anche i mezzi per permetterselo. Supporre è gratuito, e per questo è così popolare. La realtà era diversa. Gli argentieri erano poveri nel senso pratico e quotidiano: il coniglio alla cacciatora non era alla loro portata. Ora, il coniglio alla cacciatora ha un profumo che attraversa i muri e arriva alle narici del vicinato come un telegramma aromatico. Un argentiere — di cui la storia non ha conservato il nome, ma che immagino con i baffi e un'aria soddisfatta — ebbe un'idea. Prese del caciocavallo, lo fece soffriggere con aglio, aceto e origano. Il profumo che ne uscì era identico a quello del coniglio. I vicini annusarono, approvarono, e trassero le proprie conclusioni. L'argentiere rise. Non sappiamo se da solo o in compagnia: entrambe le versioni hanno il loro fascino.

Ingredienti e Procedimento

Quattro fette di caciocavallo spesse un centimetro — o quanto la vostra coscienza consente. Uno spicchio d'aglio, olio extravergine, aceto di vino bianco, origano, sale, pepe. È tutto. Chi sente il bisogno di aggiungere qualcosa è pregato di resistere. Si scalda l'olio, si aggiunge l'aglio intero — così lo si può togliere dopo, quando ha svolto il suo compito e rischia di farsi notare troppo. L'aglio è come certi personaggi secondari nei romanzi: essenziale nella prima parte, ingombrante nella seconda. Quando è dorato, si toglie. Si adagiano le fette a fuoco medio, senza toccarle, finché non si forma la crosticina — la ricompensa morale di chi sa aspettare. Si girano, si sfuma con l'aceto — la padella sfrigola con entusiasmo e il profumo sale verso i vicini, puntuale come sempre. Origano, pepe, e si serve subito: caldo, filante, su pane casereccio tostato con pomodorini ciliegini e un filo d'olio.

Mantiade

«In cucina come nella vita: chi non ha la fantasia non ha nulla — chi ce l'ha, ha già il pranzo pronto.»



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