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domenica 24 maggio 2026

DYLAN SUONA, GIUDA PAGA TUTTO

 


Il vecchio Bob compie gli anni e qualcuno, ancora una volta, vorrebbe tagliargli i cavi.


C'è una scena che vale un romanzo. Newport, 1965. Pete Seeger — eroe della canzone di lotta, profeta del banjo e della coscienza popolare — agita le mani nell'aria come un esorcista mancato, perché quel ragazzo di Duluth ha portato sul palco una band elettrica e sta facendo tremare le assi del festival folk più austero d'America. Seeger avrebbe voluto tagliargli i cavi. Non lo fece. E il rock'n'roll nacque anche da quel gesto trattenuto, da quell'ascia che non cadde. Morale della storia: i cavi non vanno mai tagliati. Vanno ascoltati finché fanno male.

L'anno dopo, Manchester. Un signore del pubblico urla Judas verso il palco. Dylan incassa, aspetta, poi si gira verso la band con quella faccia da funerale texano che ha sempre avuto e dice: Play it fuckin' loud. La risposta più elegante che il Novecento musicale abbia prodotto. Non un'arringa, non un manifesto, non una lettera aperta ai compagni. Solo un volume alzato al massimo e Like a Rolling Stone che sfonda il soffitto della Free Trade Hall come una granata. I traditi erano lì ad aspettarsi una ballata acustica e invece si sono beccati il futuro in faccia. Capita, quando si scambiano i profeti per i traditori.
Bob Dylan compie oggi — era il 24 maggio 1941, Duluth, Minnesota, un posto che sembra inventato da Steinbeck — ottantacinque anni in questo pezzo e molti di più nella realtà. Il «Neverending Tour» gira ancora, la giacca da vecchio cowboy texano è quella giusta, il blues elettrico è scontroso come sempre. Mentre altri invecchiano tentando di sembrare giovani, lui invecchia come se non gliene importasse niente, che è l'unico modo dignitoso di farlo. Cold Irons Bound, versione dal vivo, registrata per un film che nessuno ha visto: quattro minuti di sporco glorioso. Tanti auguri, vecchio Bob. E a chi voleva tagliarti i cavi: non ci siete riusciti allora, non ci riuscirete adesso.


Like A  Stone
Brano di Bob Dylan ‧ 1965


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