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sabato 30 maggio 2026

CARO CATENO, Lettera aperta a Cateno De Luca

 


DOPO IL VOTO, ONOREVOLE, SERVE UNA VISIONE


Sud chiama Nord ha vinto le elezioni. Ora la Sicilia aspetta qualcosa di più difficile: una direzione di marcia.


Onorevole De Luca,

Le scriviamo il giorno dopo: quando si sono spenti i riflettori della campagna elettorale e sono iniziati quelli, più interessati, della politica. Venerdì scorso, sulla Gazzetta del Sud, ha scelto Rossini per raccontare il momento: «Tutti mi cercano, tutti mi vogliono». Una citazione felice. Perché le urne hanno trasformato un'intuizione in un fatto: Sud chiama Nord è ormai una realtà con cui tutti devono fare i conti, da Messina a Palermo. Ma, prima ancora del consenso, c'è un merito politico che vale la pena riconoscere. Le operazioni-verità condotte a Taormina, spesso scomode, hanno riaffermato un principio che nel Mezzogiorno sembra talvolta dimenticato: amministrare non significa piegare l'interesse pubblico a quello privato. La sua insistenza sul pagamento di IMU e TARI non è fiscalismo. È il richiamo a un patto civile elementare. I tributi sostengono servizi, decoro, sicurezza, welfare locale. Chi pretende tutto senza contribuire non esercita un diritto: scarica sugli altri il costo della propria furbizia. Per troppo tempo la politica ha coltivato le aspettative e trascurato i doveri. Nel suo caso si è intravista, finalmente, una ricerca di equilibrio tra le une e gli altri. Chapeau. 

Da questa esperienza potrebbe nascere qualcosa di più utile: un codice etico volontario per i Comuni del suo movimento. Un patto di coerenza pubblica che richiami il principio scolpito nell’epigrafe de "La Plebe", primo quotidiano espressione del socialismo umanitario dei primi anni dell'ottocento: 
Non esiste diritto senza dovere, né dovere senza diritto
È curioso che per ottenere una licenza commerciale siano necessari controlli e certificati, mentre per amministrare milioni di euro pubblici basti il voto. 
Retribuzioni degli eletti, obblighi tributari verso l’ente amministrato, trasparenza sulle indennità: tutto è già previsto dalla legge, ma spesso osservato con la stessa discontinuità con cui si versa la TARI. Trasformarlo in costume amministrativo sarebbe il segno di una classe dirigente finalmente matura.
Ma il nodo vero è un altro. 

Lei sostiene che la questione non sia chi governerà la Regione, bensì quale Sicilia costruire. 
È un’affermazione condivisibile, purché si completi con una risposta. 

La Sicilia del 2026 perde abitanti, giovani e competenze. 
Messina rappresenta questo destino con particolare evidenza: meno residenti, meno laureati, meno lavoro qualificato.
 Una terra che forma talenti e li vede partire. 
Per questo la domanda dei siciliani non riguarda le alleanze o il governo Schifani, ma la direzione di marcia: quale modello di sviluppo immagina? Come arrestare l’esodo giovanile? Quale ruolo attribuire a università, energia e logistica nel Mediterraneo?

Onorevole De Luca, 
Il consenso può aprire le porte del governo; soltanto una visione, però, legittima l’ambizione di guidare una generazione. 

Vale allora una domanda: i governi Crocetta e Schifani sono stati davvero così diversi? 
Forse meno di quanto raccontino le appartenenze. Eppure la politica conserva ancora distinzioni essenziali.
 Chi può dimenticare il sacrificio di Falcone e Borsellino?
 Chi non ricorda Pio La Torre, assassinato per aver colpito i patrimoni mafiosi? 
Su terreni come questi destra e sinistra non coincidono. 
Sta a Lei riconoscere chi condivide quei valori e chi no. Da qui potrebbe nascere quell’unione di uomini liberi e forti che Lei stesso spesso richiama. 

Forse non ci risponderà. 
I nostri ventimila lettori sono poca cosa rispetto al Suo consenso elettorale. Pazienza. 
Gogol' osservava che al mondo non esiste nulla di più difficile che dire la verità a un uomo fortunato.
 Noi, più modestamente, ci limitiamo a porre delle domande. Il tempo, che è l’unico elettore davvero incorruttibile, si incaricherà della risposta.
Auguri

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