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mercoledì 20 maggio 2026

IL BARBIERE NON SI RITAGLIA

 CORSIVO




N.B.: Lillo Valvieri non sa di questa iniziativa. L'ho presa io, immaginando le parole che avrebbe potuto scrivere lui. Non perché condivida le sue proposte — che francamente non ho compreso, come del resto quelle dei suoi avversari — ma perché mi ha indignato la conventio ad excludendum operata ai suoi danni dalla Gazzetta del Sud. Il candidato più povero di mezzi e di relazioni merita lo stesso spazio degli altri. Almeno questo.


Permettetemi di presentarmi: Lillo Valvieri, barbiere. Non nel senso figurato con cui certi politici di lungo corso si definiscono «artigiani del consenso» — loro che il consenso lo comprano al chilo nei circoli di partito. Nel senso letterale: forbici, specchio, rasoio. Ho tagliato i capelli a questa città per decenni, e so riconoscere quando qualcuno ti taglia fuori. Come ha fatto la «Gazzetta» con quella foto che ritrae quattro candidati a sindaco — Scurria, Russo, Basile, Sciacca — e io non ci sono. Assente. Evaporato. Come se la mia lista non esistesse. Mi chiedo: forse perché dietro di me non c'è un partito con la sua sezione, una famiglia con la sua clientela, un club con i suoi soci? Forse perché sono il figlio di nessuno, e in questa città i figli di nessuno si sistemano fuori dalla foto?

Sia chiaro: ho scelto di non andare al convegno di Confindustria. Non mi piace sedere al tavolo di chi decide in anticipo chi conta e chi no. Scurria con le sue relazioni, Russo col suo partito, Basile col biliardino dell'eredità dei cinque anni appena trascorsi: tutti e tre figli riconosciuti di famiglie, correnti, conventicole. La politica messinese è questo da sempre — un condominio di potere dove i posti auto sono già assegnati. «Più pilu pi tutti» era il programma non scritto, l'anima vera di ogni coalizione che si è avvicendata in questa città. 

Ebbene: io resto fuori dalla porta, e lo rivendico. Non ho ministri che sbarcano allo Stretto per farsi fotografare sul lungomare. Non ho segretari nazionali che mi coprono le spalle né gruppi di pressione che mi aprono i portoni. Ho qualcosa che loro, con tutto il loro apparato, non riescono a comprare: la faccia pulita di chi non deve un favore a nessuno. Camminare a testa alta, in questa città, è già un programma politico. E il 25 maggio, quando i messinesi entreranno nella cabina elettorale, forse si ricorderanno che c'era anche uno — uno solo — che non chiedeva niente in cambio. Solo il voto di chi è stanco di essere governato da chi li considera, da sempre, figliastri.

Caro Ponzio Aquila, ti sei guadagnato un posto nella storia perché hai avuto il coraggio di non alzarti in piedi davanti a Giulio Cesare, quando tutti gli chinavano la testa. Anche oggi, con questo corsivo scritto a difesa di chi non ha potenti alle spalle, mi vendichi delle prepotenze dei forti. Grazie.


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