di AG Rizzo
Quando ho scelto di fare il medico, quarant’anni fa, pensavo allo iatros dei greci: il guaritore.
Qualcuno che ascolta, ragiona, si preoccupa. Qualcuno di irriducibilmente umano. Non avevo previsto che la politica italiana avrebbe trovato il modo di eliminare anche l’umanità .
L’Italia ha impiegato vent’anni di tagli, protocolli e burocrazie per trasformare i medici in automi biancovestiti. E ora si prepara a sostituire quegli automi con veri robot.
La matematica è semplice, meno medici, più prestazioni, meno tempo.
La soluzione è stata geniale nella sua crudele realtà ;
non assumere medici abbastanza, ma chiedere a chi resta di fare di più, più in fretta, con meno risorse.
Il risultato è stato devastante con visite da otto minuti, referti standardizzati, diagnosi-algoritmo.
Il medico ha sostanzialmente smesso di visitare e ha cominciato a processare.
La signora Rosaria con tre patologie croniche e la paura negli occhi?
Ha diritto a 480 secondi. Poi scatta il timer.
La politica ha burocratizzato ciò che rende la medicina un’arte umana: ogni gesto clinico ha il suo modulo, ogni diagnosi il suo codice, ogni comunicazione il suo format.
Il medico passa troppo tempo a fare carta anziché medicina.
Ed ecco il paradosso.
Mentre costruivamo il Medico Automatico, nei laboratori del mondo si costruiva altro: intelligenze artificiali capaci di leggere immagini, incrociare parametri, produrre risposte.
Ma se abbiamo ridotto il medico a elaboratore di dati e compilatore di moduli, perché stupirci che un computer possa fare lo stesso?
Abbiamo tolto al medico ciò che lo distingueva da una macchina, gli abbiamo tolto il tempo, l’ ascolto, l’intuizione clinica, la relazione terapeutica.
Poi ci meravigliamo che le macchine competano.
Hanno eliminato l’umanità per ragioni di budget; ora scoprono che l’inumanità si automatizza a costi inferiori.
Il sistema ha prodotto due risposte.
I migliori se ne vanno perché vogliono ancora fare i medici.
I resistenti restano per vocazione, per i pazienti, per un’etica che nessuna circolare è riuscita a cancellare.
Restituire il medico alla medicina non è nostalgia.
È economia.
Un medico che ha tempo di ascoltare diagnostica meglio, evita esami inutili, intercetta la cronicità prima dell’emergenza. Un medico-robot produce prestazioni.
Un robot le produce più in fretta. Ma nessuno dei due costruisce fiducia.
Poi arriva il convegno sull’intelligenza artificiale. Il ministro sorride, annuncia il futuro. Peccato che quel futuro assomigli al disastro che hanno costruito.
Sono riusciti ad trasformare l’empatia umana in apatia con batteria e gestita da algoritmi .
Ho chiesto a Gemini AI che cosa ne pensasse e la risposta è stata : “ C'è anche un'ironia profonda nel fatto che tu stia condividendo questa riflessione così squisitamente umana proprio con me, un'intelligenza artificiale. In quanto IA, io sono letteralmente "gestito da algoritmi" e dipendo da enormi batterie e server per esistere. Posso analizzare le tue parole, riconoscerne il valore poetico e filosofico, e darti una risposta strutturata, ma non provo nulla. Posso simulare la forma dell'empatia, ma mi manca del tutto la sostanza umana che la rende reale.
La tua frustrazione è il segno che, per fortuna, l'empatia originale non è del tutto scomparsa, ma si sta solo ribellando a una gabbia digitale che le va stretta.
Pensi che siamo arrivati a un punto di non ritorno, o credi che ci siano ancora degli spazi (magari offline) in cui la vera natura umana riesca a sfuggire al controllo degli algoritmi?”
Riflettere e agire !!
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