F.AVA
Tre anni e mezzo di decreti-tampone, riforme naufragate e record di longevità: il governo più longevo della Repubblica consegna alla storia il curriculum di un saltimbanco.
Il governo Meloni ha raggiunto un primato degno di nota: 131 decreti legge, tanti quanti i disegni di legge ordinari. Un'equazione perfetta, quasi artistica, che fotografa con precisione chirurgica la filosofia di un esecutivo che ha confuso l'urgenza con la governance. Mark Twain osservava che la differenza tra la parola giusta e quella quasi giusta è la differenza tra il fulmine e la lucciola. Ebbene, questo governo ha governato a lucciole: bagliori intermittenti, molto rumore, nessuna luce stabile. Il premierato è tramontato, l'autonomia differenziata è stata bocciata dalla Corte costituzionale, la riforma della giustizia giace in un cassetto. Tre anni e mezzo, una legislatura intera a disposizione, e il risultato è un catalogo di cantieri aperti che nessuno ha intenzione di chiudere.
C'è qualcosa di straordinariamente comico — nel senso più alto del termine — nel fatto che il governo che si vantava di voler durare per riformare abbia invece durato senza riformare. L'ossessione per il record di longevità si è trasformata in una trappola elegante: più si rimaneva in sella, più diventava evidente che non si sapeva dove andare. I decreti d'urgenza si sono moltiplicati come conigli — sicurezza, immigrazione, accise, autotrasporto — ciascuno presentato come risposta a un'emergenza, ciascuno destinato a non cambiare nulla di strutturale. Nel frattempo il Parlamento, sommerso da leggi di conversione da concludere entro sessanta giorni, non riusciva a trovare il tempo per legiferare davvero. Una macchina che correva velocissima restando ferma.
Resta un anno e mezzo. Abbastanza per invertire la rotta, se esistesse la volontà. I temi ci sono: fine vita, governance Rai, energia nucleare. Ma il timore fondato è che altri decreti-tampone, la querelle sulla legge elettorale e le manovre di bilancio inglobino quel che resta della legislatura. E così il governo più longevo della storia repubblicana consegnerà ai posteri un'eredità paradossale: aver dimostrato, con encomiabile coerenza, che si può occupare il potere per anni senza mai davvero esercitarlo.
Nessun commento:
Posta un commento
Puoi commentate senza volgarità