CORSIVO
Marcello Scurria porta allo Scoglio Andrea Abodi, il ministro dello Sport: quello del governo Meloni di cui, finita la foto di gruppo, nessuno ricorda più il nome. La volata è servita. I conti, meno.
Esiste, nell'armamentario della politica italiana, una figura retorica che potremmo chiamare la "promessa con scadenza mobile": quella in cui si annuncia qualcosa di grande, di necessario, di irrinunciabile, collocandolo però in un futuro sufficientemente lontano da non poter essere verificato prima del voto. Marcello Scurria, candidato del centrodestra alla poltrona di sindaco di Messina, ha portato questa tecnica a una raffinatezza quasi ammirevole. Lo stadio Franco Scoglio avrà la sua copertura. Entro fine 2026. Parola di Scurria. Con l'avallo, si badi bene, di Andrea Abodi, ministro dello Sport, uomo che la storia ricorderà — ammesso che lo ricordi — come il settimo nano del governo Meloni: quello che, quando li metti tutti in fila per la foto di famiglia, ti accorgi di aver dimenticato il nome di uno, e quell'uno è sempre lui.
Abodi è venuto a Messina, ha camminato sul prato dello Scoglio, ha indossato la maglia personalizzata del Messina Calcio — dettaglio di un folklorismo che stringe il cuore — e ha detto con la chiarezza di chi non ha nulla da perdere che il Comune di Messina, nell'anno e mezzo in cui era aperta la procedura per Euro 2032, non ha presentato alcuna richiesta. Stoccata. Poi ha aggiunto che Messina ha intercettato solo otto bandi su tutto il panorama disponibile, che il tasso di efficientamento energetico degli impianti sportivi è la metà della media nazionale, che insomma, per usare la sua parola più azzeccata della serata, è rimasto "spiazzato". Spiazzato. Un ministro della Repubblica spiazzato dal rendimento di un Comune italiano. È come dire che un medico del pronto soccorso è rimasto sorpreso di trovare qualcuno con la febbre. Ma tant'è: il ministro parla, Scurria annuisce, e la macchina propagandistica si mette in moto con la fluidità di un ingranaggio ben oliato.
Vale la pena, però, fermarsi un momento sul piano delle compatibilità — economiche prima, politiche poi — perché è lì che la scena si fa più istruttiva. Una copertura per lo Scoglio non è un'opera di piccola manutenzione: si parla di decine di milioni di euro, di studi di fattibilità, di piani economici finanziari, di iter burocratici che nei migliori dei casi richiedono anni. Abodi stesso lo dice: bisognerà partire dagli "atti formali". Traduzione: non esiste ancora niente, nemmeno sulla carta. Eppure la promessa è "entro fine 2026", cioè entro diciotto mesi dall'eventuale insediamento. In una città che il ministro medesimo ha appena descritto come strutturalmente incapace di spendere le risorse che già ha. La logica vorrebbe che, prima di promettere nuove cattedrali, si dimostrasse almeno di saper usare i mattoni già consegnati. Ma la logica, in campagna elettorale, è notoriamente in ferie. Resta lo "Scoglio", con la sua tribuna aperta al cielo e ai capricci del meteo. Resta Abodi, con la sua maglia personalizzata e il suo stupore ministeriale. E resta Messina, che aspetta le coperture finanziarie che non verranno. Provare per credere.
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