Tra liste speculari, crepe locali e ambizioni regionali: la falange non è più tale, logorata da ambizioni e personalismi che ne minano la compattezza.
Cosa sta accadendo nel pianeta di Cateno De Luca? E soprattutto: esiste ancora un sole attorno a cui orbitano, ordinati, i suoi satelliti? Le cronache restituiscono un sistema in fibrillazione. A Alì Terme, due liste contrapposte nate dallo stesso ceppo: scissione o moltiplicazione per gemmazione? A Giardini Naxos, frizioni e problemi che non paiono più episodici. E a Roccalumera, un consiglio salvato per un voto, dimissioni a cascata e una maggioranza che assomiglia sempre più a un mosaico crepato.
È fisiologia o è entropia? Il movimento che ha fatto dell’energia personale del leader la propria cifra ora paga il prezzo della sua stessa formula: quando ogni sodale si sente un piccolo De Luca a casa propria, chi tiene la rotta comune? La politica, si sa, non è una costellazione spontanea: richiede gravità, gerarchie, pazienza negoziale. E qui la domanda si fa più scomoda: l’uomo solo al comando può ancora permettersi di esserlo, mentre all’orizzonte incombe la partita delle partite, la presidenza della Regione?
Servono alleanze, non solo adesioni. Servono ponti, non duplicazioni. E servono, soprattutto, regole interne che impediscano al carisma di dissolversi in mille rivoli locali. Perché la velocità, senza direzione, è solo agitazione. E la sensazione è che la spinta propulsiva si stia disperdendo proprio mentre la corsa richiederebbe compattezza. Misure urgenti, dunque: ricomposizione dei livelli territoriali, chiarimento delle leadership intermedie, un perimetro politico che distingua tra fedeltà e autonomia. Altrimenti il pianeta continuerà a muoversi, sì, ma senza più un centro: e nello spazio, si sa, anche le traiettorie più promettenti finiscono per perdersi. ♓

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