Con Carlo Petrini se ne va il più grande seminatore di utopie del nostro tempo — e il cibo non sarà mai più solo nutrimento.
C'era un uomo a Bra, nel Cuneese, che aveva capito una cosa semplice e rivoluzionaria: che il cibo non è merce, è identità. Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, scomparso il 21 maggio a 76 anni, non ha inventato la gastronomia — l'ha restituita alla sua dimensione più vera, quella politica e umana. Con lui la cucina è diventata laboratorio culturale, il mercato contadino un atto di resistenza civile. Quando nel 1986 fondò Slow Food in risposta all'apertura di un McDonald's ai piedi della Scalinata di Trinità dei Monti, non stava difendendo il gusto: stava difendendo una civiltà. La sua filosofia — cibo buono, pulito e giusto per tutti — era un manifesto antropologico che metteva al centro la dignità di chi la terra la lavora, la semina, la rispetta.
Terra Madre, la rete internazionale nata nel 2004, è stata la sua opera più generosa: dare voce alle comunità del cibo di tutto il pianeta, dai pastori della Sardegna ai coltivatori di quinoa delle Ande, dai produttori di cacao africani ai vignaioli naturali della Sicilia. Un'Internazionale contadina fondata sulla fraternità. Petrini aveva capito che i piccoli agricoltori, schiacciati dalla concorrenza dei prodotti OGM e dalla grande distribuzione, non avevano bisogno solo di sussidi: avevano bisogno di cultura e di riconoscimento. E che questa narrazione doveva cominciare dalle scuole primarie, insegnando che il rispetto della terra non è folklore rurale ma identità umana universale.
Noi — Giovanni, Roberto, Antonio — abbiamo scelto il cibo come passione e come racconto. Lo dobbiamo anche a lui. A quella voce piemontese ruvida e calorosa che sapeva trasformare un piatto di tajarin in una lezione di ecologia, e una visita al mercato contadino in un atto d'amore verso il pianeta. Petrini ci ha insegnato che scrivere di cibo significa scrivere di giustizia, di territorio, di relazioni umane. Che la cucina di tradizione non è nostalgia, è resistenza. Chi semina utopia, raccoglie realtà: lo diceva lui, e lo ha dimostrato con ogni anno della sua vita. Ciao Carlin — la terra che hai difeso ti è grata.
Roberto Antonuccio
Antonio De Luca
Giovanni Mantio
Nessun commento:
Posta un commento
Puoi commentate senza volgarità