Rock americano senza compromessi.
C'è una regola non scritta nel rock americano: il chitarrista non parla. Suona, sorride, fa un passo indietro. Mike Campbell l'ha rispettata per quarant'anni. Nato a Jacksonville, Florida, nel 1950 — terra di palme, umidità e chitarre elettriche — a sedici anni imbraccia lo strumento e non lo posa più. Nel 1976 entra nei Tom Petty & The Heartbreakers: da quel momento la sua biografia coincide con quella del leader. Damn the Torpedoes, Full Moon Fever, Into the Great Wide Open, disco dopo disco. È lui il riff di Boys of Summer di Don Henley. È lui, spesso, la melodia che resta in testa per giorni. Quando Petty muore nell'ottobre del 2017, Campbell si ritrova solo davanti a uno specchio per la prima volta in quattro decenni.
Electric Gypsy nasce per caso, come spesso accadono le cose vere. Campbell la scrive di getto pochi minuti prima di una session e la incidono quel giorno stesso in un unico take — assolo compreso. Nessun ripensamento. Il brano chiude External Combustion, undicesima e ultima traccia: riff blues pesante, ritmo largo, chitarra che sale lenta e brucia senza fretta. Il testo parla di solitudine e strada — il cielo come compagno, l'oceano come amico — ma non c'è malinconia, c'è qualcosa di più antico e più fiero. È il canto del musicista che ha scelto il movimento come condizione permanente, che conosce i retropalco meglio dei salotti. Per Campbell, tre passi dietro a Petty per quarant'anni, è anche una resa dei conti silenziosa: la prima volta che la voce è davvero sua. Il pezzo e l'uomo si somigliano: essenziali, ruvidi, sinceri fino all'osso.

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