Pietrangelo Buttafuoco ha inaugurato la sua Biennale. L'Europa, sdegnata, ha ritirato il finanziamento: due milioni in tre anni, cifra che a Bruxelles non basta per i rinfreschi. Il motivo è nobile: non si deve aggirare le sanzioni alla Russia. Principio condivisibile. Peccato che, mentre si sottraggono i soldi all'arte, si continui ad acquistare gas russo — fino alla fine del 2026 e con ogni scorta possibile — così Putin possa fare scorta, a sua volta, di armi per l'Ucraina.
Ma c'è di meglio. Le esportazioni tedesche verso il Kirghizistan — paese alleato di Mosca, strategicamente lontano dal Lido di Venezia — sono aumentate di dieci volte dall'invasione in poi. L'Italia, che esportava armi in quel paese per un milione, ne esporta ora per cinquanta. La Spagna pacifista è passata da dieci a cinquanta milioni. L'Austria da dieci a ottanta. Anche Armenia, Uzbekistan e Tagikistan registrano incrementi analoghi. Il tutto rigorosamente dopo febbraio 2022.
Vale la pena fermarsi un momento. Non per stupore — lo stupore è un lusso che la politica europea si è da tempo tolta — ma per registrare con esattezza quello che sta accadendo: il continente che ha sanzionato Mosca rifornisce Mosca attraverso interposta repubblica, con denaro guadagnato vendendo il gas di Mosca. Il cerchio è chiuso, la coerenza è perfetta, e la Biennale era l'unica cosa da fermare. ♓
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