Quando la politica incontra il commercio e si fa del male a entrambi. Stavolta tocca ai parcheggi.
C'è qualcosa di commovente, nella politica meridionale, nella capacità di resuscitare argomenti già confutati con la freschezza di chi li espone per la prima volta. Marcello Scurria — candidato sindaco di Messina, uomo di mondo, si dice, persona informata dei fatti — ha pensato bene di conquistare il commercio cittadino promettendo buoni sconto sui parcheggi. Cento euro di rimborso sulle strisce blu, come se i centri storici muoiano per colpa dei parcometri e non per la lenta erosione demografica, per l'ecommerce che recapita tutto a domicilio, per i centri commerciali periferici che offrono tutto sotto uno stesso tetto riscaldato. Il candidato ha solleticato il commerciante dal cervello involuto — quello che crede che la doppia fila sotto il negozio sia un indicatore di prosperità — ignorando che le più autorevoli ricerche europee sulla mobilità urbana dimostrano esattamente il contrario: dove si pedonalizza, il fatturato sale. A Lille, a Madrid, in quattordici città spagnole, nelle quarantacinque esperienze nordamericane: più pedoni uguale più consumi. Non è ideologia, è aritmetica commerciale.
Il paradosso è che proprio le organizzazioni di categoria più evolute — quelle che leggono Confcommercio e non solo l'umore del fornitore di caffè — sono arrivate da tempo a queste conclusioni. Chiedono marciapiedi più larghi, arredo urbano dignitoso, eventi, attrattività, non corsie preferenziali per le Jeep Cherokee. Scurria sceglie invece di cavalcare il primitivismo della bottega inferocita, quella che ogni lunedì incolpa il sindaco per gli incassi del sabato. Il voto del commerciante arrabbiato vale quanto quello del commerciante illuminato. Ma la scelta dice qualcosa sulla qualità del programma sottostante, ammesso che esista.
Le saracinesche si abbassano da Berlino a Palermo, da Londra a Catanzaro, per ragioni che nessun sindaco controlla e nessun buono parcheggio potrà mai invertire. Il commercio al dettaglio perdeva quote a due cifre per anno nel confronto col digitale ben prima che qualsiasi amministratore locale mettesse mano a un parcometro. Attribuire alla politica locale un fenomeno strutturale globale è come accusare il manutentore dei lampioni per un'eclissi solare. Suggestivo, pittoresco, e completamente fuori fuoco. Ma tant'è: siamo in campagna elettorale, e certi argomenti viaggiano meglio dei fatti. ♓
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