Tra slogan e ospiti illustri, Antonella Russo chiude la campagna con annunci generosi e conti distratti: molto scintillio, poca chiarezza su chi debba pagare il conto.
Esiste, nella retorica elettorale italiana, una figura ricorrente: la proposta vetrina. Seducente quanto basta per conquistare i titoli, vaga quel tanto da non poter essere smentita, costosa al punto da risultare difficilmente realizzabile. Antonella Russo, candidata del centrosinistra, ne ha offerto un esempio con due eventi e due ospiti di peso. Il primo, con il senatore Antonio Nicita, ha presentato il ddl “Messina, Porta del Mediterraneo”: un masterplan da 650 milioni a un miliardo di euro, con decontribuzione triennale e un’Agenzia di governance unitaria. L’idea di fondo non è sbagliata: Messina paga da decenni la servitù dello Stretto senza adeguate compensazioni. Ma il nodo resta sempre lo stesso: le coperture finanziarie. I fondi evocati — FSC, Piano complementare, TEN-T — sono già vincolati e ogni riallocazione significa sottrarre risorse ad altri territori del Mezzogiorno.
Il capitolo più popolare è quello del traghettamento gratuito. Funziona bene nei comunicati, molto meno nei bilanci. La pendolarità sullo Stretto vale tra i 14 e i 18 milioni l’anno: soldi che oggi finiscono a Caronte & Tourist, agli aliscafi e a Bluferries. Se il servizio diventasse gratuito, qualcuno dovrebbe coprire quel mancato incasso. E quel qualcuno, in assenza di accordi miracolosi con i privati, sarebbe il settore pubblico. Tradotto: i contribuenti. Gli stessi a cui, nello stesso momento, si propone di alleggerire il peso delle cartelle esattoriali, riducendo ulteriormente le entrate comunali.
Il secondo appuntamento, con Roberto Speranza, ha riportato al centro sanità pubblica e medicina di prossimità. Temi importanti, ma sui quali un sindaco ha margini molto limitati: la gestione sanitaria dipende infatti da ASP e Regione. Ai Comuni restano i servizi socio-sanitari, che però richiedono risorse proprie. Qui emerge la contraddizione politica: promettere più welfare mentre si riducono le entrate attraverso la rottamazione delle cartelle, stimata tra gli 8 e i 15 milioni annui in meno per Palazzo Zanca. In campagna elettorale si può promettere tutto. Più difficile è spiegare come far quadrare i conti. ♓
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