Centottantacinque milioni di crediti inesigibili, ventitré anni di morosità accumulata: la rottamazione-quinquies arriva a Messina come una pace fiscale che chiude i conti col passato — ma non con la storia.
In ventitré anni, il Comune di Messina ha affidato all'Agenzia delle Entrate centottantacinque milioni di crediti che non riusciva a riscuotere. Adesso li condona. Si chiama rottamazione-quinquies: paghi il dovuto, ti azzerano sanzioni e interessi, e facciamo finta che vent'anni di rincorsa non siano mai accaduti. Tributi non pagati, contravvenzioni ignorate, rette scolastiche dimenticate. Pragmatico. Purché si capisca cosa si guadagna e cosa si perde. Un esempio. Un cittadino che nel 2010 non ha pagato mille euro di IMU si trova oggi con un debito di milleottocento euro, gonfiato da interessi e sanzioni. Con la rottamazione paga i mille originari e il resto svanisce. Buono per lui. Ma quegli ottocento euro di differenza sono entrate che il Comune aveva iscritto a bilancio. Non è una perdita contabile in senso stretto — i crediti erano già svalutati — ma è una rinuncia definitiva. Moltiplicata per migliaia di posizioni debitorie, la cifra smette di essere trascurabile.
Messina è in piano di riequilibrio, sotto la vigilanza della Corte dei Conti. La rottamazione trasforma crediti teorici in denaro reale — e cento incassati valgono più di centocinquanta sperati. Il problema è il timing: i pagamenti a rate non coincidono con le scadenze del piano. Il commissario Mattei dovrà dimostrare, numeri alla mano, che l'operazione non altera il percorso di risanamento. Come si è arrivati a centottantacinque milioni di crediti inesigibili? In ventitré anni di ordinaria amministrazione, cambi di giunta, proclami di rigore e stagioni di clemenza. La rottamazione è un'ammissione collettiva di fallimento — del debitore che non ha pagato, del creditore che non ha riscosso. Il commissario non ha colpe. Il consiglio comunale che voterà l'adesione, invece, rappresenta la continuità politica di quella storia. La rottamazione chiude i conti col passato. Riaprirli con onestà sarebbe igiene democratica — che nessuna norma fiscale può sostituire. ♓
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