Residui per centinaia di milioni, promesse impeccabili e una città che aspetta da sempre: i programmi dicono tutto, tranne l'unica cosa che conta.
Messina ha il dono raro delle città che sembrano sempre sul punto di cominciare. I suoi candidati sindaco condividono questo talento: ciascuno promette sviluppo, servizi, Stretto, con la solennità di chi annuncia per la prima volta ciò che viene annunciato da decenni. Ma sotto questa liturgia elettorale, silenziosa e implacabile come un creditore paziente, pesa una sola parola che i programmi evitano con cura chirurgica: residui attivi. Centinaia di milioni iscritti a bilancio, crediti vantati con fiducia istituzionale ma riscossi con la frequenza di un treno notturno su un binario dimenticato. È il tema principale: sono le risorse finanziarie che servono per cantare la messa.
Federico Basile preferisce la prudenza del notaio: pulizia graduale, riscossione migliorata, realismo senza eccessi. Marcello Scurria propone il gesto drammatico: cancellare i residui inesigibili, dire la verità. Nobile proposito, se non fosse che la verità presenta sempre il conto — e il conto si traduce in una domanda che nessuno osa formulare: dove si taglia? Valvieri invoca tagli "in alto", formula di grande effetto e confini volutamente incerti. Antonella Russo propone la riforma strutturale della riscossione: strumenti digitali, banche dati incrociate, ufficio entrate finalmente degno del nome. Tutto ragionevole, tutto in attesa di leggi quadro nazionali che non ci sono e di risorse ministeriali che non arrivano. Aria fritta.
Rimane il paesaggio: auto in doppia fila come installazioni permanenti, dehors che colonizzano il marciapiede con la disinvoltura dei conquistatori, periferie che inseguono un'emergenza dopo l'altra senza mai raggiungere la normalità. Tutti i candidati vedono il problema; tutti promettono di risolverlo; la città, con l'eleganza di chi ha già sentito tutto, aspetta. Il voto non decide il cosa — quello è scritto da anni — ma l'unica domanda che un'elezione dovrebbe porre: chi governerà Messina per quella che è, o per quella che si preferisce credere che sia? Tra la contabilità delle illusioni e quella della realtà, la scelta prima o poi arriva. Di solito tardi. ♓

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