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sabato 30 maggio 2026

GARANTISMO A SENSO UNICO

 


F.AVA

Tra sequestri milionari, patrimoni recuperati e indagini internazionali, torna una domanda scomoda: chi tutela davvero le vittime delle mafie quando si delegittimano gli strumenti che le hanno sconfitte?

La fotografia arrivata da Palermo è nitida. Duecentocinquanta milioni di euro sequestrati tra Europa e Sud America, società, ville, conti correnti, partecipazioni finanziarie. Un impero economico costruito nell’ombra e riportato alla luce da magistrati e investigatori attraverso quel metodo investigativo che porta ancora l’impronta di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: intercettazioni, collaborazione dei pentiti, ricostruzioni patrimoniali, cooperazione internazionale. Eppure, proprio mentre queste indagini dimostrano la loro efficacia, nel dibattito pubblico si continua a raccontarle come un problema. Le intercettazioni costano troppo, si dice. I collaboratori di giustizia sarebbero inattendibili. Le procure eccedono. Curiosamente, il garantismo si mobilita quasi sempre per l’imputato e raramente per chi ha subito il reato, per le famiglie distrutte dalle mafie, per le imprese strangolate dal racket, per i territori saccheggiati dal riciclaggio.

Carlo Nordio lo ha detto chiaramente in Parlamento, evocando la necessità di limitare l’uso delle intercettazioni, considerate invasive e onerose. Nicola Gratteri gli ha risposto con una brutalità che ha fatto discutere: sono argomenti che coincidono con quelli ascoltati per anni negli ambienti mafiosi. La polemica ha fatto rumore. Ma il punto resta. Se guardiamo ai numeri, le intercettazioni non sono un costo: sono un investimento. Ogni grande operazione antimafia dimostra che da quelle registrazioni, da quei dialoghi carpiti, da quelle confessioni rese possibili dal pentitismo, emergono patrimoni immensi. Secondo le relazioni ufficiali sui beni sequestrati e confiscati, il patrimonio sottratto alla criminalità organizzata vale decine di miliardi di euro e continua ad alimentare il Fondo Unico Giustizia e il patrimonio pubblico dello Stato. Oltre ottantamila beni risultano interessati da procedimenti di sequestro e confisca, tra immobili, aziende, patrimoni finanziari e terreni. Non è soltanto repressione: è recupero di ricchezza collettiva.


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