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sabato 31 gennaio 2026

SICILIA , L’ISOLA INTERROTTA : TRENT’ANNI DI MENZOGNE E MILIARDI SVANITI NEL NULLA.



 La Sicilia non è povera; la Sicilia è stata derubata. 


Non da invasori stranieri, ma da una cleptocrazia burocratica e politica che, negli ultimi trent'anni, ha trasformato i diritti in favori e le infrastrutture in miraggi. Basandoci sui dati dell'Anagrafe delle Opere Incompiute (SIMOI) e sulle delibere CIPE, emerge un quadro che non è solo desolante: è criminale. 


La mappa dello sfacelo  é representata da 138 opere fantasma 

Non sono casi isolati. 

L'ultimo aggiornamento dell'Anagrafe delle Opere Incompiute (2024) certifica che la Sicilia detiene il triste primato nazionale. Sono 138 le opere incompiute nell'Isola (dato cumulativo che include opere statali e locali), per un valore di oltre 400 milioni di euro di lavori eseguiti ma inutilizzabili e una necessità di altri 1,3 miliardi per completarle.


Si pensi alla Diga di Pietrarossa, ferma agli anni '90 con  rimpalli tra Regione e Soprintendenza per la tutela di siti archeologici emersi dopo l'inizio dei lavori, lasciando l'agricoltura della Piana di Catania a secco. 


Si pensi all'Autostrada Ragusa-Catania, un'opera discussa per 40 anni e sbloccata solo (forse) nel 2023, con costi quadruplicati. 


O al Viadotto Ritiro a Messina, un calvario decennale che ha tenuto in ostaggio una città intera.


 L emblema della vergogna  é lo svincolo autostradale di Alì Terme

Tutto inizia con una firma. È il 1998. Mentre l'Europa si preparava all'euro, il CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica) finanziava con la delibera n. 142 lo svincolo autostradale di Alì Terme. Un’opera strategica per la viabilità ionica. 


Ventotto anni dopo, di quello svincolo non esiste traccia concreta, se non nelle carte bollate. I costi, nel frattempo, sono lievitati: dai 26 milioni di euro originali si è passati a una stima di oltre 35 milioni, bruciando denaro pubblico in aggiornamenti prezzi e studi di fattibilità scaduti. La beffa suprema è arrivata con la minaccia di revoca dei finanziamenti per la mancata formalizzazione delle obbligazioni giuridiche vincolanti entro il termine del 2023. Qui non c’entra la politica delle ideologie, c’entra l’incapacità amministrativa di trasformare un bonifico in un cantiere.


Il buco nero  di Niscemi laddove la sicurezza dei cittadini é stata tradita 

Se Alì Terme è il simbolo dell'immobilismo, Niscemi rappresenta il cinismo. 


Nel comune nisseno, i fondi destinati alla messa in sicurezza del territorio e delle scuole sono entrati in un cono d'ombra inquietante. Parliamo di stanziamenti vitali per il consolidamento idrogeologico (in aree come il quartiere Sante Croci o i costoni franosi) e per l'adeguamento sismico degli edifici scolastici. 


Milioni di euro previsti da vari decreti (inclusi fondi ex protezione civile e Patto per il Sud) risultano "impegnati" sulla carta ma evaporati nella realtà. 


Dove sono finiti? Sono rimasti incagliati nelle maglie della "perenzione amministrativa" (fondi non spesi in tempo che tornano allo Stato) o dissipati in progettazioni preliminari mai divenute esecutive. 


A Niscemi, i soldi per salvare vite umane non sono stati spesi, lasciando cittadini e studenti esposti al rischio, mentre la politica locale e regionale giocava al rimpallo delle responsabilità.


Le responsabilità non sono solo politiche 

È troppo comodo incolpare solo il "politico di turno". Qui c'è una responsabilità sistemica che va stanata con coraggio:


I Dirigenti e i RUP (Responsabili Unici del Procedimento): Esiste una classe dirigente tecnica, lautamente pagata, che non è in grado di redigere bandi a prova di ricorso. Il 40% dei cantieri si ferma per errori tecnici nella progettazione iniziale, non per mancanza di fondi.


La mafia dei subappalti e del calcestruzzo: Le inchieste della DDA confermano che, dagli anni '90 a oggi (come nel caso dei parchi eolici o delle manutenzioni stradali), 

Cosa Nostra ha infiltrato le forniture. 

Quando un'azienda legata ai clan vince al massimo ribasso e poi viene interdetta dalla Prefettura, il cantiere muore. 

I soldi spesi fino a quel momento? Persi.


La Corte dei Conti e la Giustizia Amministrativa: I tempi biblici della giustizia amministrativa . TAR e Consiglio di Stato sono incompatibili con lo sviluppo. 

Un ricorso può bloccare un'opera per 5 anni. Nel frattempo, i prezzi dei materiali salgono e il finanziamento non basta più.


Dove sono finiti i soldi?

La domanda che ogni siciliano si pone. 

I fondi non sono stati "rubati" nel senso che qualcuno è scappato con la valigetta (anche se la corruzione esiste). 

La verità è peggiore: i soldi sono stati bruciati in burocrazia.

Sono stati spesi in:

• Penali pagate alle imprese per i ritardi della Pubblica Amministrazione.

• Studi di fattibilità pagati a consulenti esterni e poi cestinati.

• Opere di custodia per cantieri fermi, per evitare  vandalizzazioni e furti  (costando più dell'opera stessa).

• Inflazione e revisione prezzi: un'opera finanziata nel 2000 costa il triplo oggi. La differenza? 

Ce la rimette il cittadino o l'opera viene definanziata.


Questo scenario non è un destino cinico e baro. È il frutto di scelte umane.

Cosa dire ai politici ? 

Smettetela di inaugurare "pose della prima pietra". Abbiate la decenza di inaugurare solo le opere finite. 

Chi sbaglia un appalto, chi perde un finanziamento per Niscemi o Alì Terme, deve pagare di tasca propria per danno erariale. La "colpa grave" non può essere sempre condonata.

Cosa raccomandare ai Cittadini: L'indignazione da bar o sui social non basta più. 

Questo sfacelo si nutre del vostro silenzio e del voto di scambio. 

Ogni volta che accettate un favore al posto di un diritto, state finanziando la prossima opera incompiuta.

La Sicilia non ha bisogno di nuovi miliardi promessi dal PNRR se non è in grado di spendere quelli del 1998. 


La Sicilia ha bisogno di verità, di controlli feroci e di una classe dirigente attiva e che provi vergogna.


Per la stesura di questo editoriale sono state consultate le seguenti fonti documentali ufficiali:

• SIMOI (Sistema Informativo Monitoraggio Opere Incompiute): Dati aggiornati al 2023/2024 relativi all'elenco anagrafico delle opere incompiute della Regione Siciliana e del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti.

• CIPE (Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica): Delibera n. 142 del 1998 (Assegnazione fondi svincolo Alì Terme) e successive rimodulazioni.

• Corte dei Conti - Sezione di Controllo per la Regione Siciliana: Relazioni annuali sulla gestione della finanza regionale ed enti locali (esercizi 2020-2023), con focus sui residui passivi e perenzione dei fondi.

• Agenzia per la Coesione Territoriale: Dati OpenCoesione relativi ai finanziamenti FESR e FSC non spesi o riprogrammati.

• Dossier Ance Sicilia (Associazione Nazionale Costruttori Edili): Report periodici sullo stato dei cantieri e sulle criticità burocratiche nell'Isola.





venerdì 30 gennaio 2026

NISCEMI, LA FRANA NON È PIOVUTA DAL CIELO

 


I finanziamenti non sono mancati.
Sono mancate la capacità di trasformarli in opere e il coraggio di decidere.

Le responsabilità vanno cercate soprattutto nella classe politica locale e nel debole controllo esercitato dai cittadini-elettori.
C’è una cifra che attraversa la storia di Niscemi come un convitato di pietra, discreto ma ineludibile: 13,2 milioni di euro. Arrivano nel maggio del 2008 con un’ordinanza della Presidenza del Consiglio dei ministri, allora guidata da Silvio Berlusconi, quando ormai era chiaro che la frana del 1997 non era stata un incidente, ma un avvertimento formale, protocollato e studiato. Quelle risorse non erano pensate per lenire l’emergenza, bensì per superarla: opere strutturali, consolidamento dei versanti, regimentazione delle acque, messa in sicurezza definitiva. Nulla di tutto ciò viene realizzato. L’emergenza viene prorogata, gli studi si moltiplicano, i faldoni crescono. I soldi restano immobili, come se il territorio potesse attendere.

Nel 2014 un nuovo evento franoso produce un progetto di regimentazione delle acque: appaltato, poi inghiottito da un contenzioso che lo blocca prima di cominciare. Parte delle risorse viene impiegata per completare demolizioni del 1997. Tra il 2014 e il 2020, tramite il portale “Rendis”, lo Stato finanzia tutte le opere richieste dai Comuni siciliani. Da Niscemi non arriva alcuna istanza. Anche il non decidere è una decisione. Nel 2019 arrivano 1,2 milioni per interventi parziali, nel 2022 circa 13 milioni per nuova progettazione, nel dicembre 2025 altri 4 milioni per demolizioni. Ogni finanziamento è un capitolo aperto e mai concluso, ogni rinvio una porzione di collina che avanza. Così la frana di oggi non sorprende: conferma. A Niscemi non è mancato il denaro né l’attenzione episodica dello Stato. È mancata la volontà di trasformare le risorse in opere e i finanziamenti in scelte irreversibili. Le responsabilità vanno cercate soprattutto nella classe politica locale e nel debole controllo esercitato dai cittadini-elettori.

BRUCE SPRINGSTEEN

 


Bruce Springsteen è il cantore laico dell’America profonda, osservata dal basso e raccontata con una lingua limpida, empatica, mai consolatoria. Nei suoi testi la canzone popolare diventa strumento critico: lavoro, disuguaglianze, sogni infranti, dignità ostinata. La sua scrittura, narrativa e cinematografica, ha uno spessore sociologico e politico nel senso più alto del termine: non ideologia, ma responsabilità dello sguardo. Da qui la condanna netta dell’America che alza muri, delle politiche migratorie di Donald Trump e della brutalità dell’ICE, che tradiscono il mito fondativo della nuova frontiera. Springsteen ascolta i margini e restituisce voce a chi non ne ha, trasformando le vite ordinarie in epopea civile. Anche nell’ultimo racconto urbano, Streets of Minneapolis, il Boss interroga un Paese ferito: città tese, coscienze inquiete, una speranza che resiste come atto morale.


STREETS OF MINNEAPOLIS


Tra il ghiaccio e il freddo dell'inverno
Lungo Nicollet Avenue
Una città in fiamme combatteva fuoco e gelo
Sotto gli stivali di un occupante
L'armata privata di Re Trump proveniente dal DHS (Sicurezza Interna)
Pistole allacciate ai loro cappotti
Sono venuti a Minneapolis per far rispettare la legge
O almeno così dicono loro

Contro il fumo e i proiettili di gomma
Alle prime luci dell'alba
I cittadini si sono schierati per la giustizia
Le loro voci risuonavano nella notte
E c'erano impronte insanguinate
Dove avrebbe dovuto esserci la misericordia
E due morti, lasciati a morire su strade innevate
Alex Pretti e Renee Good

Oh, nostra Minneapolis, sento la tua voce
Cantare attraverso la nebbia di sangue
Prenderemo posizione per questa terra
E per lo straniero tra noi
Qui a casa nostra, hanno ucciso e vagato
Nell'inverno del '26
Ricorderemo i nomi di chi è morto
Sulle strade di Minneapolis

I sicari federali di Trump lo hanno colpito
Al volto e al petto
Poi abbiamo sentito gli spari
E Alex Pretti giaceva morto nella neve
Hanno sostenuto la legittima difesa, signore
Basta non credere ai propri occhi
Sono il nostro sangue e le nostre ossa
E questi fischietti e telefoni
Contro le sporche bugie di Miller e Noem

Ora dicono di essere qui per sostenere la legge
Ma calpestano i nostri diritti
Se la tua pelle è nera o marrone, amico mio
Puoi essere interrogato o espulso a vista
Nei nostri cori "Fuori l'ICE ora"
Il cuore e l'anima della nostra città resistono
Tra vetri rotti e lacrime di sangue
Sulle strade di Minneapolis

Fuori l'ICE (Fuori l'ICE)
Fuori l'ICE (Fuori l'ICE)
Fuori l'ICE (Fuori l'ICE)
Fuori l'ICE (Fuori l'ICE)

mercoledì 28 gennaio 2026

LA CAPANNA, LA COSTITUZIONE E IL BAR SPORT DELLA COMPASSIONE


di ANNA LOMBARDO 

Nel bosco non cresce la libertà ma l’abbandono, venduto come virtù. I bambini pagano, gli urlatori incassano.



Dal punto di vista dei bambini, la favola della “famiglia nel bosco” non profuma di resina ma di muffa ideologica. C’è una capanna che diventa manifesto, due genitori che scambiano l’improvvisazione per destino e una folla di adulti urlanti che, come in certe pagine di Proust lette male, confonde la memoria con il rancore. Intorno, le destre fanno speculazione sentimentale: accarezzano la capanna come un santuario, pestano la Costituzione come fosse un tappetino infangato e chiamano libertà ciò che è solo abbandono. I bambini, che non votano e non twittano, diventano l’argomento preferito di chi nella vita non ha mai fatto nulla se non parlare, convinto che crescere significhi cavarsela da soli, magari fino a diventare adulti come Salvini: rumorosi, risentiti, eternamente in campagna elettorale.

Eppure, dall’altra parte del bosco, ci sono i servizi sociali: professionisti impeccabili, addestrati all’arte difficile della cura, trattati come aguzzini da un bar sport nazionale travestito da dibattito civile. Assistenti sociali, sanitari, insegnanti: tutti colpevoli di applicare leggi che proteggono i minori dalla sanità alla scuola, cioè dall’arbitrio degli adulti. Fare figli non è un gesto performativo, è una promessa: dare un avvenire. L’avvenire non è una capanna né una diretta Facebook, ma una strada asfaltata di diritti, studio e competenze. Dimenticarsene è comodo; ricordarlo, invece, richiede fatica, silenzio e responsabilità. Tutte cose che fanno poco rumore, e quindi poca audience

Rapine in aumento in Sicilia? Il piano dei carabinieri contro la microcriminalità quotidiana.

di GIOVANNI IACONO ^

 Le rapine mostrano un calo a livello nazionale, ma la Sicilia resta tra le regioni più colpite soprattutto da quelle rivolte alle banche. In tale contesto, i carabinieri hanno intensificato i controlli e predisposto piani mirati contro la microcriminalità quotidiana, con operazioni nei quartieri sensibili e blitz antimafia. La Sicilia si posiziona al secondo posto fra le regioni italiane per numero di rapine in banca, con Palermo e Messina tra le province più colpite.

In controtendenza, secondo il Viminale, è la microcriminalità di strada che risulta essere in leggero aumento, come furti, scippi e rapina minori (+1,7% i reati denunciati nel 2025), che è spesso collegata a clan che gestiscono racket e spaccio. Nel 2025 i carabinieri di Palermo hanno compiuto un blitz antimafia che ha portato all'arresto di 181 persone tra boss, estorsori e affiliati di diversi mandamenti. L'operazione ha consentito smantellare clan come quelli di Gambino e Inzerillo. Oltre ai clan storici, emergono gruppi stranieri, come la mafia nigeriana Black Axe, che sfruttano traffici di droga e tratta di esseri umani.

In questo panorama, i carabinieri hanno intensificato i controlli e le operazioni antimafia, puntando a ridurre la microcriminalità quotidiana, tuttavia la presenza di quartieri ad alta criticità e l'emergere di nuove organizzazioni criminali rendono la sfida ancora più complessa.


^ Generale Carabinieri 

LA TEMPESTA Ê STATA IL DETONATORE . IL DISASTRO NASCE ANCHE “ A MONTE”




 L’evento meteorologico estremo dei giorni scorsi, indicato dai media come ciclone “Harry”, ha messo in evidenza una criticità strutturale della costa ionica messinese che va ben oltre la violenza del moto ondoso.


La vulnerabilità emersa non è riconducibile esclusivamente all’intensità della mareggiata, perché i danni registrati a infrastrutture viarie e abitazioni sono anche la conseguenza di un deficit sedimentario cronico, legato alla gestione dei corsi d’acqua negli ultimi decenni.


La stabilità delle spiagge ioniche dipende dall’apporto di materiali solidi (sabbie e ghiaie) trasportati verso il mare dai torrenti e dalle fiumare. Le spiagge fanno parte di una cella litoranea, un sistema in equilibrio dinamico tra apporti fluviali, trasporto lungo costa (correnti litoranee) e rimaneggiamento operato dalle onde.


Interventi come passerelle sommergibili, guadi in calcestruzzo, opere trasversali e sistemazioni rigide degli alvei hanno alterato l’idrodinamica fluviale. 

Queste strutture possono comportarsi come soglie o briglie, riducendo la capacità del corso d’acqua di trasportare il carico solido grossolano verso valle. 

Di conseguenza, una parte dei sedimenti si accumula a monte delle opere, interrompendo la continuità del trasporto solido verso la foce.


A ciò si sommano altri fattori spesso presenti nei bacini costieri mediterranei come rettificazioni d’alveo, arginature rigide, escavazioni di inerti e opere di difesa idraulica che nel tempo hanno ridotto l’efficienza del sistema fluviale nel fornire sedimenti al litorale.


Questo processo limita il ripascimento naturale delle spiagge. La spiaggia non è solo uno spazio ricreativo, ma un elemento fondamentale di difesa costiera perché agisce come zona dissipativa, assorbendo e distribuendo l’energia delle onde prima che raggiungano infrastrutture e abitati.


Quando il bilancio sedimentario diventa negativo, la linea di riva arretra (erosione costiera) e la fascia di spiaggia emersa si restringe o scompare. In tali condizioni, durante eventi estremi, le onde non trovano più un’ampia zona su cui frangersi e perdere energia, e trasferiscono una quota molto maggiore della loro forza direttamente sulle opere antropiche.


L’entità dei danni osservati non rappresenta quindi soltanto l’effetto di un evento meteorologico eccezionale, ma anche la risposta fisica di un sistema costiero il cui equilibrio sedimentario è stato alterato nel tempo. 

Senza il ripristino della continuità del trasporto solido fluviale e una gestione integrata bacino–costa, ogni futura mareggiata troverà un litorale progressivamente più esposto.


La domanda sulle responsabilità non è retorica. 


Riguarda le scelte di pianificazione territoriale, di gestione dei corsi d’acqua e la mancanza di una visione unitaria tra difesa idraulica e difesa costiera.

martedì 27 gennaio 2026

Ue–India, il patto che sfida i dazi e parla al futuro dell’economia globale



 Ci sono strette di mano che sembrano protocollari e altre che suonano come un piccolo segnale di fumo lanciato al resto del pianeta. 

Quella tra Unione europea e India appartiene decisamente alla seconda categoria. 

Nel giorno in cui a Nuova Delhi si celebra il vertice bilaterale, il messaggio è semplice e insieme ambizioso: in un mondo che alza muri con la stessa facilità con cui twitta, qualcuno prova ancora a costruire ponti , sì, anche commerciali.


Parliamo di un’intesa definita la più ampia di sempre tra le due parti, e non è solo retorica da comunicato stampa. Oggi Ue e India si scambiano già beni e servizi per oltre 180 miliardi di euro l’anno, sostenendo circa 800 mila posti di lavoro europei. Non bruscolini, nemmeno per economie abituate ai grandi numeri. L’obiettivo ora è raddoppiare le esportazioni europee verso il gigante asiatico entro il 2032, grazie al taglio dei dazi su quasi tutto: il 96,6% delle vendite Ue. Tradotto per i non addetti ai lavori: meno tasse alle frontiere, più margini per le imprese, circa 4 miliardi di euro risparmiati ogni anno. Una cifra che, detta così, fa sembrare quasi simpatico perfino un foglio Excel.


Sul fondo c’è anche la geopolitica, che non passa mai di moda. Quando Ursula von der Leyen parla di cooperazione in tempi instabili, molti sentono un’eco che arriva da Washington e dalle stagioni dei dazi usati come clave. L’Europa, tra una crisi e l’altra, prova a dire che l’interdipendenza può essere una scelta, non solo una debolezza. L’India, dal canto suo, consolida il ruolo di potenza che non vuole stare a bordo campo.


Non è un accordo perfetto ,  ma è uno di quei rari casi in cui “più scambi” non suona come uno slogan vuoto. Suona, piuttosto, come un tentativo adulto di restare connessi mentre il resto del mondo litiga sul Wi-Fi.

ZOLFO, PROMESSE E MACERIE

  di AG RIZZO  Opere fantasma, fondi evaporati e sanità tagliata: cronaca di un futuro sottratto alla Costa Ionica. C’è un esercizio di maso...