CORSIVO
di PONZIO AQUILA
La destra italiana continua a raccontarsi la favola del mattacchione d’oltreoceano,
confondendo il cabaret con la conquista e l’intrattenimento con la distruzione.
C’è un equivoco che la destra italiana coltiva con cura, come si fa con le illusioni necessarie: Donald Trump sarebbe un Berlusconi con l’accento sbagliato, un istrione che alza la voce ma poi, al momento giusto, abbassa le mani. Una favola consolatoria, buona per chi ha imparato che la politica è soprattutto palcoscenico e che, finché si ride, nulla di grave può accadere.
L’equivoco nasce da un’abitudine. Un’intera classe dirigente è cresciuta nell’idea che il potere potesse permettersi la sguaiatezza purché non toccasse il meccanismo. Berlusconi scherzava con le istituzioni perché ne conosceva il perimetro.
Trump quel perimetro lo considera un affronto. Confondere Trump con il Cavaliere è un errore di specie: il primo diverte distruggendo, il secondo distruggeva divertendo. Il ghigno trumpiano non è goliardia, è appetito. Non allude, consuma. Non provoca, erode. Le garanzie diventano orpelli, la democrazia una pratica rinviabile.
Così, mentre perfino i sovranisti europei arretrano davanti a un alleato che parla di annessioni come di operazioni immobiliari, in Italia si continua a invocare il “problema di comunicazione”, come se bastasse un tono più educato a rendere accettabile la minaccia.
Berlusconi non ha mai pensato di incendiare l’Occidente. Trump sì.
E questa volta non è cinema politico: è cronaca nera delle istituzioni.

Non avevo letto questo articolo e mi dispiace molto, una pagina così chiara sui soggetti in questione permette di meglio valutare il futuro che ci è stato assegnato se non alziamo la testa. Berlusconi era più quieto ma questo Trump è molto pericoloso e la cosa grave è il comportamento dei nostri Meloni e Salvini, non vedono e non comprendono che Trump ci tratta da sudditi per non dire peggio. Siamo caduti proprio in basso. Per fortuna abbiamo qualche canale televisivo libero dagli attuali padroni e possiamo sentire le voci libere del nostro Paese.
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