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domenica 11 gennaio 2026

L’EQUILIBRISTA

 OBLÒ 



Enzo Lombardo


C’è un’immagine che riassume bene l’ultima conferenza stampa di Giorgia Meloni: quella dell’equilibrista che avanza con passo misurato su una fune sempre più sottile, mentre sotto di lei il mondo ondeggia. Guerra, economia ferma, alleati nervosi, referendum incombenti: il panorama è accidentato e la premier lo attraversa con una calma studiata, quasi didattica. Della vecchia provocatrice resta solo qualche scatto d’ira verso i cronisti meno accomodanti; per il resto, toni bassi, frasi rotonde, promesse che non mordono. Trump non è un problema ma un “metodo assertivo”, la Groenlandia un dettaglio strategico, il referendum una formalità senza conseguenze. Tutto viene ricondotto a una rassicurante normalità, come se bastasse cambiare l’illuminazione per rendere innocuo il caos.


È una metamorfosi interessante: dalla leader della rottura alla custode della continuità. Meloni sembra aver capito che il prossimo consenso non si conquista agitando paure, ma offrendo protezione. La sicurezza diventa responsabilità delle toghe, non della politica; le alleanze internazionali si ripuliscono dagli eccessi sovranisti; il futuro si annuncia senza mai essere descritto. È l’arte sottile del rinvio, esercitata con abilità professionale. Rassicurare dopo aver incendiato, governare dopo aver promesso di abbattere. La fune ora è questa: fingersi timonieri prudenti dopo aver esaltato la tempesta. Per ora l’equilibrio regge. Ma l’eleganza, si sa, non mette al riparo dalle vertigini.

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