*FATA MORGANA*
a cura di E. L. M. Irali
*VI AUGURO SOGNI A NON FINIRE*
*Jacques Brel,* conviene dirlo subito, non scriveva libri. Scriveva canzoni, che è molto più rischioso: perché le canzoni entrano in testa senza chiedere permesso e, se sono buone, non se ne vanno più. Belga, feroce, sentimentale senza sentimentalismi, Brel ha fatto della chanson una forma di teatro esistenziale, cantata con il corpo prima ancora che con la voce.
*“Vi auguro sogni a non finire”* non nasce dunque come poesia da scaffale, ma come testo-augurio, uno di quelli che sembrano gentili e invece nascondono una trappola morale. Perché Brel non augura serenità, bensì sogni ingombranti, di quelli che costringono a scegliere. E scegliere, si sa, è faticoso.
È questo l’augurio che, con un leggero ritardo ma senza cadere nella prescrizione dei buoni propositi, regaliamo ai lettori di dissonanzesud.com per il 2026: non una pace comoda, ma un’inquietudine utile. Non la salvezza, ma il movimento. Perché, come insegnava Brel senza mai spiegarlo, la vita più pericolosa non è quella che fa male, ma quella che non lascia segni.
*Vi auguro sogni a non finire*
e la voglia furiosa di realizzarne qualcuno
vi auguro di amare ciò che si deve amare
e di dimenticare ciò che si deve dimenticare
vi auguro passioni
vi auguro silenzi
vi auguro il canto degli uccelli al risveglio
e le risate dei bambini.
Vi auguro di rispettare le differenze degli altri perché il merito e il valore di ognuno spesso è nascosto.
vi auguro di resistere all’affondamento,
all’indifferenza , alle virtù negative della nostra epoca.


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