MONDI FRAGILI
a cura di ANNA LOMBARDO
Non sono i metal detector a scuola a fermare la violenza, ma la capacità di curare le ferite della società. L’accoltellamento a scuola, l’omicidio di Sara Campanella, l’efferato gesto di Giosuè Fogliano contro la madre — 112 coltellate — scorrono nella mente come scene di un teatro impossibile, eppure sono ragazzi, sempre ragazzi. Ragazzi italiani, italiani di seconda generazione. Ragazzi messinesi: tutti cresciuti a parole ruvide, linguaggi violenti, esegesi del cattivismo, irrisione del bon ton.
Intorno a loro le piaghe sociali avanzano silenziose: povertà materiale e culturale, famiglie sfibrate, scuole ridotte a contenitori vuoti. Eppure, piccole isole resistono: la mensa di Sant’Antonio, un gesto concreto in mezzo al nulla, perché altrove il pubblico, con i suoi debiti, lascia questi figli disgraziati a marcire nell’indifferenza.
I metal detector del ministro sono assurdi. A scuola come in carcere? Porte che si aprono e si chiudono: ma dove siamo arrivati? Non fermiamo così il dolore; la violenza cresce prima nelle case, nei social, nei programmi televisivi, nell’ignoranza che scorre fluida come un fiume, inarrestabile. Il disagio adolescenziale nasce nella solitudine, nelle parole che feriscono, nella mancanza di cultura, nell’assenza di ascolto.
Il governo ha alimentato la paura come si nutre una creatura artificiale, convinti di poterla governare. Come l’Homunculus di Goethe, essa è stata evocata per suscitare una domanda di sicurezza che il pugno duro — più teatrale che reale — potesse soddisfare a fini elettorali. Ma la creatura è sfuggita al controllo. Oggi la sicurezza si mostra sguarnita, e ancor più la prevenzione, rimossa dal discorso pubblico. Si chiamano in causa i sindaci, mentre la responsabilità risiede nel Ministero dell’Interno. La sicurezza, come la messa, richiede risorse: senza denaro non si celebra alcun rito. Fingere il contrario è ipocrisia, ed è vergogna.
Finché non si investirà davvero nell’umano, continueremo a inseguire coltelli e tragedie, sempre in ritardo, incapaci di proteggere chi dovrebbe essere il futuro.

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