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martedì 27 gennaio 2026

Ue–India, il patto che sfida i dazi e parla al futuro dell’economia globale



 Ci sono strette di mano che sembrano protocollari e altre che suonano come un piccolo segnale di fumo lanciato al resto del pianeta. 

Quella tra Unione europea e India appartiene decisamente alla seconda categoria. 

Nel giorno in cui a Nuova Delhi si celebra il vertice bilaterale, il messaggio è semplice e insieme ambizioso: in un mondo che alza muri con la stessa facilità con cui twitta, qualcuno prova ancora a costruire ponti , sì, anche commerciali.


Parliamo di un’intesa definita la più ampia di sempre tra le due parti, e non è solo retorica da comunicato stampa. Oggi Ue e India si scambiano già beni e servizi per oltre 180 miliardi di euro l’anno, sostenendo circa 800 mila posti di lavoro europei. Non bruscolini, nemmeno per economie abituate ai grandi numeri. L’obiettivo ora è raddoppiare le esportazioni europee verso il gigante asiatico entro il 2032, grazie al taglio dei dazi su quasi tutto: il 96,6% delle vendite Ue. Tradotto per i non addetti ai lavori: meno tasse alle frontiere, più margini per le imprese, circa 4 miliardi di euro risparmiati ogni anno. Una cifra che, detta così, fa sembrare quasi simpatico perfino un foglio Excel.


Sul fondo c’è anche la geopolitica, che non passa mai di moda. Quando Ursula von der Leyen parla di cooperazione in tempi instabili, molti sentono un’eco che arriva da Washington e dalle stagioni dei dazi usati come clave. L’Europa, tra una crisi e l’altra, prova a dire che l’interdipendenza può essere una scelta, non solo una debolezza. L’India, dal canto suo, consolida il ruolo di potenza che non vuole stare a bordo campo.


Non è un accordo perfetto ,  ma è uno di quei rari casi in cui “più scambi” non suona come uno slogan vuoto. Suona, piuttosto, come un tentativo adulto di restare connessi mentre il resto del mondo litiga sul Wi-Fi.

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