I finanziamenti non sono mancati.
Sono mancate la capacità di trasformarli in opere e il coraggio di decidere.
Le responsabilità vanno cercate soprattutto nella classe politica locale e nel debole controllo esercitato dai cittadini-elettori.
C’è una cifra che attraversa la storia di Niscemi come un convitato di pietra, discreto ma ineludibile: 13,2 milioni di euro. Arrivano nel maggio del 2008 con un’ordinanza della Presidenza del Consiglio dei ministri, allora guidata da Silvio Berlusconi, quando ormai era chiaro che la frana del 1997 non era stata un incidente, ma un avvertimento formale, protocollato e studiato. Quelle risorse non erano pensate per lenire l’emergenza, bensì per superarla: opere strutturali, consolidamento dei versanti, regimentazione delle acque, messa in sicurezza definitiva. Nulla di tutto ciò viene realizzato. L’emergenza viene prorogata, gli studi si moltiplicano, i faldoni crescono. I soldi restano immobili, come se il territorio potesse attendere.
Nel 2014 un nuovo evento franoso produce un progetto di regimentazione delle acque: appaltato, poi inghiottito da un contenzioso che lo blocca prima di cominciare. Parte delle risorse viene impiegata per completare demolizioni del 1997. Tra il 2014 e il 2020, tramite il portale “Rendis”, lo Stato finanzia tutte le opere richieste dai Comuni siciliani. Da Niscemi non arriva alcuna istanza. Anche il non decidere è una decisione. Nel 2019 arrivano 1,2 milioni per interventi parziali, nel 2022 circa 13 milioni per nuova progettazione, nel dicembre 2025 altri 4 milioni per demolizioni. Ogni finanziamento è un capitolo aperto e mai concluso, ogni rinvio una porzione di collina che avanza. Così la frana di oggi non sorprende: conferma. A Niscemi non è mancato il denaro né l’attenzione episodica dello Stato. È mancata la volontà di trasformare le risorse in opere e i finanziamenti in scelte irreversibili. Le responsabilità vanno cercate soprattutto nella classe politica locale e nel debole controllo esercitato dai cittadini-elettori.

Nessun commento:
Posta un commento
Puoi commentate senza volgarità