Cerca nel blog

venerdì 18 settembre 2026

IL BOLLO, IL PETROLIO E L'ORCHESTRA SUL PONTE



 Si cancella una tassa con fondi europei che a questo non dovrebbero servire, e a Berlino c'è già chi prepara il conto.


Il petrolio corre, la guerra in Iran dura da sei mesi e lo Stretto di Hormuz è un campo di battaglia. Il governo, che non può più permettersi il taglio delle accise, estrae dal cilindro l'abolizione del bollo auto e la presenta come un ristoro per chi spende di più alla pompa. Ristoro è parola grossa: il bonus va a tutti i possessori di auto di piccola cilindrata, senza guardare al reddito. Si finge di non sapere che chi ha poco possiede una sola macchina, l'utilitaria, mentre chi ha molto la tiene come seconda o terza, accanto alla Ferrari. Il vantaggio, per giunta, cresce con l'inquinamento, in un Paese che a Bruxelles aveva promesso il contrario. Non è una politica dei redditi né dell'ambiente: è propaganda, e a un anno dal voto si vede.

Poi ci sono i soldi: circa 2,3 miliardi, per il 2027 presi dai fondi del Pnrr non spesi. Quei fondi, di norma, servono a finanziare investimenti, non a tagliare le tasse; le eccezioni sono rarissime e legate a un'opera. Se sono prestiti, e ce ne sono oltre centoventi miliardi, il taglio è a debito: lo pagherà chi verrà dopo. E dopo il 2027? Il Pnrr è una tantum, la misura dovrebbe essere permanente, e una misura senza coperture stabili non è strutturale, è un annuncio. Tolta una tassa, rimetterla costa consensi, e il buco resta. Le Regioni perderanno gettito e, dal 2028, per rifarsi avranno una sola leva, l'addizionale Irpef, cioè lavoratori e pensionati. Le case di comunità, senza infermieri, restano sulla carta. Chi ci chiederà conto? Si confida che l'Europa, intanto, sia distratta.

Meglio fare gli scongiuri. Se un giorno l'estrema destra tedesca dovesse vincere, il suo programma è noto: niente più soldi all'Europa e indietro quelli già dati, perché gli altri Paesi, dicono, ne hanno fatto i loro comodi. Indovinate a chi pensano. Con questa mossa gli consegniamo l'argomento su un piatto d'argento: fondi nati per investire, usati per abbuonare una tassa sulle auto. Un Paese con il debito oltre il centotrenta per cento del Pil dovrebbe evitare di sembrare quello che con i soldi comuni fa campagna elettorale. E intanto si balla sul ponte, con l'orchestra che suona, come sul Titanic, incuranti che la nave imbarchi acqua. Gli iceberg non si vedono dalla sala da ballo. Si vedono le luci. ♓

GRILLO DUE: LA VENDETTA

 CORSIVO 



Conte cerca la patente di progressista e sogna Palazzo Chigi. Ma sulla strada incontra il suo antico garante: i padri fondatori, quando diventano ex, acquistano una memoria prodigiosa.


Giuseppe Conte ha un problema che non figura negli statuti: Beppe Grillo. Gli avversari si combattono, gli alleati si blandiscono, i fondatori si subiscono. Soprattutto quando ricordano com’eri prima che tu cominciassi a raccontare come sei diventato. Conte, ormai vestito da progressista europeo, dialogante e responsabile, procede verso il campo largo con l’aria di chi vi possieda già un piccolo podere. Grillo gli ha ricordato che il progressismo dell’ex premier sarebbe soprattutto una «paralisi progressiva» della mente. È una cattiveria. Ma le cattiverie, in politica, hanno un vantaggio sulle analisi: arrivano prima al pubblico.

Il guaio è che Grillo possiede contro Conte un archivio che nessuna segreteria può sequestrare: la memoria. Ricorda l’avvocato del popolo, il garante, le stelle, le investiture e soprattutto le disinvestiture. Conte può rispondere con documenti, regolamenti, assemblee e magari una nota di sette cartelle. Grillo dispone di una smorfia. È concorrenza sleale, come opporre un notaio a Maramaldo. L’uno verbalizza, l’altro infierisce. E nella politica trasformata in spettacolo il verbale viene letto il giorno dopo; la battuta ha già fatto il giro dei telefoni.

Ora Conte aspira a diventare il punto di riferimento dei progressisti, formula abbastanza prudente da non precisare né il punto né i progressisti. Prima dovrà però liberarsi del fantasma del fondatore, impresa complicata: i fantasmi non prendono tessere e quindi non si possono espellere. Grillo non ha bisogno di rifondare il Movimento, presentare liste o raccogliere firme. Gli basta presentarsi. È questa la vendetta più raffinata concessa ai padri politici spodestati: vedere i figli diventare adulti e raccontare agli ospiti com’erano da piccoli. Conte sogna Palazzo Chigi. Grillo conserva l’album di famiglia. 💪


giovedì 17 settembre 2026

SALUTE MENTALE E DIGITALE . COME DIFENDERSI DALLA “ INFODEMIA “

 


 di AG Rizzo 

Il benessere non è solo fisico, ma anche mentale. 

L'esposizione continua a notizie polarizzate, fake news e algoritmi progettati per generare rabbia (il cosiddetto "doomscrolling") ha un impatto diretto sui nostri livelli di stress e cortisolo.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha più volte lanciato l'allarme sull'infodemia, la sovrabbondanza di informazioni ,spesso non accurate , che genera ansia e disorientamento. 


Prendersi cura di sé oggi significa anche praticare un'igiene digitale:

1. Scegliere poche fonti affidabili

Testate giornalistiche storiche, agenzie di stampa (ANSA, Reuters) e siti di fact-checking.

2. Limitare le notifiche

Disattivare gli avvisi dei social media per evitare l'interruzione costante dell'attenzione.

3. Coltivare la socialità reale

Le associazioni, i circoli, il volontariato sono spazi dove il confronto avviene tra esseri umani, lontano dalla tossicità degli haters online.

 (Fonte Linee guida OMS sulla salute mentale e l'esposizione ai media digitali.) 

Salari, Inflazione e potere d'Acquisto: I DATI REALI OLTRE LA PROPAGANDA

 


Ogni campagna elettorale porta con sé promesse di tagli fiscali epocali e aumenti di ricchezza. Tuttavia, la narrazione economica populista si scontra regolarmente con la realtà dei bilanci statali e delle dinamiche globali.

Il vero problema strutturale dell'Italia, come certificato regolarmente dalla Banca d'Italia e dall'OCSE, è la stagnazione salariale unita a una bassa produttività, non i complotti della finanza internazionale. Mentre in altri Paesi europei i salari reali sono cresciuti negli ultimi vent'anni, in Italia hanno subito una battuta d'arresto. Contrastare le disuguaglianze richiede riforme strutturali sul mercato del lavoro, lotta all'evasione fiscale (stimata in decine di miliardi di euro l'anno dal Ministero dell'Economia) e investimenti in istruzione, non bonus una tantum o flat tax regressive.

  Dati OCSE sull'andamento dei salari reali in Europa; Relazione annuale sull'evasione fiscale e contributiva (MEF).



Oltre gli slogan: perché il populismo non risolve i problemi complessi



 Viviamo nell'epoca della disintermediazione, dove un tweet o un breve video sembrano sufficienti per spiegare crisi geopolitiche o economiche. Il populismo si nutre di questa iper-semplificazione: individua un "nemico" (le istituzioni, i migranti, la scienza) e propone una soluzione apparentemente ovvia e immediata.

Ma la realtà è complessa. Secondo i report dell'Osservatorio Europeo sui Media Digitali (EDMO), la disinformazione sfrutta i nostri "bias cognitivi" – in particolare il bias di conferma – per spingerci a credere a notizie false che confermano le nostre paure.

La nostra associazione propone un antidoto democratico: la pazienza della verifica. Non esistono soluzioni semplici a problemi complessi. Per difendere la democrazia, dobbiamo riabituarci a leggere oltre il titolo, a consultare i dati ISTAT sulle reali dinamiche demografiche e a rifiutare la retorica dell'odio che cerca solo capri espiatori.

(Report EDMO (European Digital Media Observatory) sulla disinformazione; Dati ISTAT sull'immigrazione e l'impatto demografico.)

martedì 15 settembre 2026

WEIDEL E IL RIMPATRIO CHE COMINCIA DA CASA

 CORSIVO 



La leader dell'AfD vuole "rimpatriare" chi non è nato in Germania: sua moglie è nata a Colombo. La coerenza, evidentemente, si ferma sulla soglia del proprio letto matrimoniale.

Alice Weidel guida l'Alternative für Deutschland, la formazione che dal 2013 promette ai tedeschi la restaurazione della famiglia "padre-madre-figli" e la remigrazione di massa di chiunque non sia nato dove si conviene, e lo fa dal salotto di una casa in Svizzera, accanto a una moglie di origini srilankesi. Non è ipocrisia nel senso volgare del termine, quella è roba da dilettanti: è una vera e propria contabilità a doppio binario, dove i princìpi valgono per gli elettori e le eccezioni per sé stessi. Weidel non applica il programma, lo esibisce come un soprabito da sfoggiare in pubblico e lasciare all'attaccapanni tornando a casa.

Il trucco, che gli studiosi chiamano omonazionalismo e che qui si potrebbe più brutalmente chiamare "arraffare e dividere", funziona così: prendi una libertà conquistata a fatica - sposare chi ami, essere chi sei - e la trasformi in un lasciapassare che concedi a te stessa e neghi a chiunque assomigli meno a te. Weidel ama una donna arrivata da lontano e la definisce famiglia; un operaio siriano arrivato a Dresda con moglie e figli, per l'AfD, è un'emergenza da respingere. La differenza tra i due casi non sta nei principi, che restano immutabili sulla carta, ma nel cognome: Weidel, appunto, contro tutti gli altri.

E allora la domanda non è più accademica, è quasi imbarazzante nella sua semplicità: se il rimpatrio vale per gli stranieri, perché non comincia da chi in Germania non vive nemmeno, e ha sposato all'estero ciò che a casa propria vorrebbe espellere? Weidel non risponderà, naturalmente: le contraddizioni più comode sono quelle che non richiedono mai una replica, solo un buon avvocato e una maggioranza di elettori disposti a non fare la domanda giusta. 💪

domenica 13 settembre 2026

ELOGIO DELLA GUERRA INFINITA




 Non sappiamo come iniziano le guerre, ma sappiamo benissimo come non finiscono mai.


Cari Lettori, buone notizie: la guerra è tornata di moda, anzi non è mai passata di moda, semplicemente cambia location come un influencer in tour. Afghanistan, Iraq, Ucraina, Gaza, Iran: la geografia del conflitto si aggiorna più spesso di un'app, ma il canovaccio resta identico. Si comincia sempre con un piano brillante - "sarà rapida, chirurgica, quasi elegante" - e si finisce sempre allo stesso modo: con un generale che spiega ai microfoni perché in fondo va tutto secondo i piani, mentre i piani sono ormai polvere.

Il bello è l'ottimismo, quello sì instancabile. Ogni potenza che si affaccia su un fronte giura di aver imparato dagli errori altrui, salvo poi ripeterli con encomiabile fedeltà filologica. Mosca pensava di prendersi Kiev in tre giorni e si ritrova impantanata dopo un lustro; Washington ha sempre un piano B per il Medio Oriente, di solito identico al piano A ma con più portaerei; Gerusalemme insegue nemici che, stranamente, restano vivi anche dopo essere stati dichiarati sconfitti per la quinta volta. È la fisica quantistica della geopolitica: il nemico esiste e non esiste finché non arriva la prossima conferenza stampa.

E poi ci siamo noi, spettatori affezionati, che seguiamo l'evolversi delle "forever wars" con lo stesso spirito con cui si segue una serie tv arrivata alla settima stagione: sappiamo che non finirà mai bene, ma continuiamo a guardare, sperando in un colpo di scena che non arriva. Nel frattempo il petrolio tiene, i mercati fingono di non accorgersi di nulla, e i leader promettono la pace entro le prossime elezioni - le proprie, non quella del pianeta. Del resto, si sa: le guerre si annunciano con gli eserciti schierati al confine. Le fini, invece, restano sempre un mistero da risolvere alla prossima puntata. ♓




giovedì 10 settembre 2026

IL ROSSOBRUNO D'ITALIA

 CORSIVO 

La politica estera come specchio: il cuore di Giuseppe Conte batte sempre a destra.


Ci sono uomini politici che si tradiscono con le parole, e uomini politici più prudenti che si tradiscono con le amicizie, le quali, sia detto per gli allievi del genere, mentono assai meno. Giuseppe Conte appartiene alla seconda categoria, quella dei prudenti, ed è per questo che sulla politica estera, cornice dentro cui si disegna ogni altra politica e non semplice guarnizione del menu, va osservato non ciò che dice ma chi invita a cena. E chi, invitato, promette di tornare.

L'ospite d'onore rispondeva al nome di Sahra Wagenknecht, ex Linke, la sinistra tedesca che fu radicale finché non le si presentò l'occasione di diventare qualcos'altro: fondò nel gennaio 2024 un partito che porta, con understatement degno di un monarca, il proprio stesso nome - Alleanza Sahra Wagenknecht, Ragione e Giustizia - come se ragione e giustizia fossero un marchio depositabile. Il programma sta tutto in un'equazione elegante: pensioni alte per consolare chi la globalizzazione ha lasciato indietro, confini chiusi per consolare chi teme di essere raggiunto da chi è rimasto ancora più indietro, e sulla Russia una tenerezza che gli osservatori più maliziosi definiscono "sinistra che piace alla destra". Definizione crudele, ma che ha il difetto di essere esatta. Terza in Sassonia e Turingia, dietro cristiano-democratici e post-nazisti di AfD: né carne né pesce, ma con le chiavi della dispensa.

Con questa signora Giuseppe Conte scambiò inviti come si scambiano biglietti da visita fra soci in affari, promettendo di rivedersi "presto", di "creare spazi fuori dal coro". Coro che oggi, in Sassonia, intona un post-nazista alla guida del Land, e lui, prudentemente, tace. Del resto repetita iuvant: c'è già stato un governo con Salvini, consumato senza un brivido di troppo. Il rossobrunismo non è calunnia di avversari in malafede: è un mestiere, esercitato da chi ha capito che intercettare la rabbia altrui costa meno, e rende di più, che avere delle idee proprie.💪



INIZIATIVA DEMOCRATICA E POPOLARE SICILIA FLASH Sabato 24 ottobre 2026 La Sicilia dei fatti, oltre gli annunci.

  TERREMOTO, PALERMO CHIUDE SCUOLE E UNIVERSITÀ: VERIFICHE PRIMA DEL RIENTRO Il sindaco di Palermo Roberto Lagalla ha disposto precauzionalm...