Antonio Marino aveva 22 anni.
Il 12 aprile 1973, a Milano, una bomba a mano lanciata durante una manifestazione neofascista lo colpì al petto e lo uccise.
Era un agente di polizia .
Il Comune ricorda che, prima di morire, riuscì a spingere un collega fuori dalla traiettoria dell’ordigno.
Prima delle polemiche, è necessario ricordare questa vita spezzata.
Quel corteo era stato vietato.
A promuoverlo erano il Movimento Sociale Italiano e il Fronte della Gioventù: attribuirlo semplicemente al FUAN, l’organizzazione universitaria della destra missina, è impreciso.
In piazza c’era anche Ignazio La Russa, allora ventiseienne e dirigente del Fronte della Gioventù, oggi presidente del Senato.
Nonostante il divieto, la manifestazione si svolse ugualmente; seguirono devastazioni e lanci di bombe contro la polizia.
Per l’uccisione di Marino furono condannati i neofascisti Vittorio Loi e Maurizio Murelli.
Un’altra verità va scritta con altrettanta chiarezza: Ignazio La Russa, indagato, fu prosciolto !!
La sua presenza non autorizza sciacallaggi per attribuirgli l’omicidio.
Ricordare il contesto politico, però, resta doveroso.
La precisione rafforza un’inchiesta, anche quando corregge la tesi da cui siamo partiti.
Non possiamo nemmeno comprimere gli anni Settanta, Ottanta e Novanta in un’unica stagione di scontri.
FUAN, gruppi extraparlamentari e anarchici non esaurivano il mondo giovanile; militanza, protesta e terrorismo non sono sinonimi.
Negli anni Ottanta le mobilitazioni contro i missili, anche a Comiso, portarono in piazza culture diverse.
Tra il 1989 e il 1990 la Pantera occupò le università contro il progetto di riforma Ruberti. Tempi, obiettivi e forme della partecipazione cambiavano.
Resta una domanda politica:
con quale credibilità si impartiscono lezioni di ordine pubblico se si sorvola sulle pagine più scomode della propria storia?
Si può cambiare.
Si può approdare alle istituzioni dopo una giovinezza radicale.
Ma la maturità democratica richiede parole limpide sulla violenza del proprio ambiente, senza attenuanti riservate agli amici e condanne collettive per gli avversari.
L’armadio della memoria va aperto tutto. Anche quando disturba chi governa, anche quando contraddice chi lo contesta.
Antonio Marino merita questo rispetto e merita di essere ricordato sempre, non soltanto quando la sua morte serve a vincere una polemica per ottenere mancette elettorali .



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