Il 1978 sembrava uno spartiacque intoccabile, l'anno in cui l'Italia decise che la salute non era più un privilegio per chi poteva permettersela o una lotteria legata alla cassa mutua di appartenenza, ma un diritto di tutti. Oggi, quel traguardo storico sta crollando sotto il peso dell'ipocrisia politica e dell'incompetenza programmatoria.
Le parole di Filippo Anelli, presidente della Fnomceo, non sono un semplice avvertimento sindacale, ma sono il certificato di morte clinica di un sistema che stiamo lasciando spegnere, lentamente e colpevolmente.
Siamo di fronte al paradosso più crudele dell'era moderna.
Da una parte, la scienza medica non ha mai avuto a disposizione strumenti così potenti, terapie così mirate e tecnologie così avanzate.
Dall'altra, il cittadino comune muore in lista d'attesa per un esame diagnostico o si ritrova stipato per giorni su una barella in un pronto soccorso trasformato in trincea. Abbiamo la medicina del futuro, ma stiamo scivolando a ritroso verso la sanità classista del passato.
Il disastro ha un simbolo preciso che è rappresentato dalle tanto sbandierate Case di comunità.
I fondi del PNRR stanno finanziando muri, mattoni, ristrutturazioni e inaugurazioni in pompa magna, ma c'è un dettaglio fondamentale che la politica continua a ignorare: dentro quei muri non c'è nessuno. Senza un piano straordinario per le assunzioni, senza attrarre medici e infermieri, queste strutture saranno esattamente quello che denuncia Anelli, soltanto delle "guardie mediche di lusso". Scatole vuote. Costosissimi monumenti di cemento all'incapacità di guardare oltre la prossima scadenza elettorale.
Nel frattempo, chi il sistema lo tiene ancora in piedi a mani nude sta scappando.
I professionisti sanitari sono schiacciati da una burocrazia asfissiante che ruba tempo alla cura, sono pagati in modo ridicolo rispetto al resto d'Europa, e vengono lasciati soli in prima linea a subire la frustrazione ,sempre più spesso la violenza fisica di pazienti esasperati dai disservizi e denunce per presunta mala sanità in crescita esponenziale .
L'emorragia di medici verso le cooperative, le cliniche private o l'estero non è un tradimento della vocazione ippocratica, ma semplicemente puro e semplice istinto di sopravvivenza.
La vera questione posta dalla Federazione degli Ordini dei Medici esige una risposta che i governi continuano vigliaccamente a eludere; cari amici mestieranti della politica, quale sanità volete garantire ai cittadini?
Non c'è più spazio per i tavoli tecnici, per le promesse vaghe o per i bonus una tantum.
La politica deve avere il coraggio di dire se l'Articolo 32 della Costituzione ha ancora un valore universale o se ha già deciso di rassegnarsi a una sanità a due velocità: eccellente e tempestiva per chi ha la carta di credito, inesistente e logorante per chi non può pagare.
Se si sceglie di non investire nel capitale umano e di non smantellare la macchina burocratica, non si sta solo gestendo male il presente.
Si sta deliberatamente e colpevolmente smantellando il diritto alla salute.
E quando il collasso sarà definitivo, non potremo dire che non eravamo stati avvertiti.

Nessun commento:
Posta un commento
Puoi commentate senza volgarità