C’è un numero che dovrebbe trovare spazio in ogni discussione sulle condizioni sociali italiane.
1.136.000.
Sono i minori che nel 2025 vivevano in condizioni di povertà assoluta, secondo i dati pubblicati dall’Istatil 15 ottobre.
Significa il 12,5% dei bambini e degli adolescenti residenti in Italia. Nel Mezzogiorno la percentuale raggiunge il 15,2%.
Complessivamente, la povertà assoluta interessa oltre 5,4 milioni di persone e circa 2,1 milioni di famiglie. L’incidenza nazionale è sostanzialmente stabile rispetto al 2024.
La povertà assoluta non coincide semplicemente con un reddito basso, ma indica l’impossibilità di sostenere una spesa per beni e servizi considerati essenziali, secondo criteri che tengono conto delle caratteristiche familiari e territoriali.
Save the Children ha richiamato l’attenzione sulle conseguenze della povertà infantile in termini di opportunità educative, crescita e inclusione sociale.
Un bambino non sceglie il reddito dei genitori, il quartiere in cui nasce o le opportunità culturali della propria famiglia.
Eppure queste condizioni possono influenzare profondamente il suo percorso.
Parliamo spesso dei giovani come del futuro del Paese. Il problema è che i bambini poveri vivono nel presente.
E il presente non può aspettare che diventino grandi.
Fonti
Istat La povertà in Italia, 15 ottobre 2026; Save the Children Povertà minorile, ottobre 2026; Caritas Italiana Rapporto statistico nazionale 2026.
Oltre un milione di bambini italiani vive in povertà assoluta. Non è una previsione economica: è una condizione che riguarda il loro presente.
La domanda ai lettori:
quali interventi concreti potrebbero ridurre maggiormente la povertà infantile: sostegno economico, servizi educativi, lavoro dei genitori o accesso alla casa?

Nessun commento:
Posta un commento
Puoi commentate senza volgarità