Nuovi finanziamenti per acquedotti e potabilizzatori. Una relazione della Corte dei conti denuncia inefficienze accumulate per decenni. Intanto, secondo l’ISTAT, il 57,6% delle famiglie siciliane non si fida dell’acqua del rubinetto. Il problema non è soltanto trovare nuovi fondi: è dimostrare che producano risultati.
Il paradosso dell’acqua siciliana
Immaginate una famiglia siciliana che apre il rubinetto e aspetta. A volte l’acqua arriva, altre volte no. Quando arriva, non sempre ci si fida di berla.
Nel frattempo, nelle stanze della pubblica amministrazione, l’acqua scorre abbondante. Almeno sulla carta: finanziamenti, progetti, piani straordinari, interventi urgenti.
L’ultima notizia è del 3 ottobre 2026: il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha annunciato l’assegnazione di oltre 151 milioni di euro per cinque interventi sulle infrastrutture idriche siciliane.
Con i cofinanziamenti dei beneficiari, il valore degli investimenti supera 177 milioni.
È una notizia positiva. Ma una delibera di finanziamento non ripara una condotta, un progetto approvato non elimina una perdita e un comunicato stampa non riempie un serbatoio.
La vera notizia arriverà quando sarà possibile misurare quanta acqua viene effettivamente recuperata.
Dove finiranno i finanziamenti
La ripartizione annunciata individua interventi concreti.
Al potabilizzatore di Risalaimi, nel territorio di Misilmeri, sono destinati 84,1 milioni per l’adeguamento e il rinnovo tecnologico.
Altri 42,5 milioni serviranno per automatizzare e monitorare la grande infrastruttura idropotabile regionale gestita da Siciliacque.
Circa 17 milioni riguardano la riduzione delle perdite e la digitalizzazione delle reti di Ragusa. Altri 7,2 milioni sono destinati alle condotte e alle fonti di approvvigionamento dell’Agrigentino.
Il quinto intervento interessa il sistema Bufardo-Torrerossa, a Fiumefreddo di Sicilia, collegato anche all’approvvigionamento idrico di Messina.
Sono investimenti che rispondono a esigenze documentate.
Ma rimane una domanda: quali indicatori pubblici consentiranno ai cittadini di verificare che i finanziamenti si siano trasformati in opere funzionanti?
Il documento che dovrebbe stare sulla scrivania di ogni amministratore
La risposta non può prescindere dal referto della Corte dei conti, Sezione di controllo per la Regione siciliana, approvato con deliberazione n. 297/2025/GEST.
Il documento, di 343 pagine, esamina la gestione dell’emergenza idrica e le criticità infrastrutturali.
I magistrati, relatori Salvatore Pilato e Marina Segre, ricostruiscono problemi che attraversano oltre vent’anni di amministrazioni.
Le criticità riguardano, tra l’altro, dighe incompiute o soggette a limitazioni, manutenzioni insufficienti, inefficienze gestionali e difficoltà nella programmazione degli interventi.
Il referto rileva che le gravi criticità individuate nell’istruttoria sono rimaste confermate anche dopo il contraddittorio con le amministrazioni.
Non è una sentenza penale e non dimostra responsabilità individuali per reati. È però un giudizio documentato sul funzionamento del sistema pubblico.
Un giudizio che rende difficile continuare a considerare ogni crisi idrica come un evento completamente imprevedibile.
I cittadini non si fidano. E i numeri lo confermano
Il 20 marzo 2026 l’ISTAT ha pubblicato il rapporto Le statistiche sull’acqua – Anni 2023-2025.
Il dato più significativo per la Sicilia riguarda la fiducia dei cittadini.
Nel 2025 il 57,6% delle famiglie siciliane dichiarava di non fidarsi a bere l’acqua del rubinetto.
Attenzione: questo indicatore misura la percezione delle famiglie, non dimostra che il 57,6% dell’acqua distribuita sia contaminato o non potabile.
Resta tuttavia un segnale rilevante della qualità percepita del servizio.
Il rapporto segnala inoltre che nel 2024 le misure di razionamento nei capoluoghi italiani hanno coinvolto oltre un milione di residenti, con criticità concentrate soprattutto nel Mezzogiorno e in Sicilia.
Nello stesso anno, il 99,2% delle aziende agricole siciliane ha segnalato difficoltà nell’irrigazione.
L’acqua, dunque, non è soltanto una questione domestica. È anche un problema economico e produttivo.
La Regione investe. Ma quanti progetti restano fuori?
Un altro documento merita attenzione.
Il 17 giugno 2026 la Regione Siciliana ha annunciato l’approvazione di 19 interventi, per oltre 47 milioni di euro, finanziati attraverso il PR FESR Sicilia 2021-2027.
L’assessore regionale all’Energia e ai servizi di pubblica utilità, Francesco Colianni, ha indicato come obiettivo il miglioramento delle infrastrutture e la riduzione delle perdite.
Ma la graduatoria racconta anche un’altra realtà.
Le richieste presentate erano 143. I progetti dichiarati ammissibili e finanziabili sono stati 19.
La commissione ha inoltre individuato altri 41 interventi finanziabili, dei quali 22 già cantierabili, ma privi in quel momento delle risorse necessarie.
Questo non significa che gli altri progetti siano tutti validi o che la Regione abbia commesso irregolarità.
Significa però che esiste una domanda di interventi superiore alle risorse disponibili.
Ed è qui che la programmazione diventa decisiva: quali territori vengono prima? Quali opere recuperano più acqua per ogni euro investito? Quali progetti possono essere realizzati più rapidamente?
Sono domande amministrative, prima ancora che politiche.
La versione della Regione: nel 2026 la situazione è migliorata
Un’inchiesta corretta deve registrare anche i risultati favorevoli.
Il 1° settembre 2026 la Regione ha comunicato che, secondo i dati dell’Autorità di bacino, al 1° agosto negli invasi siciliani erano presenti 500,71 milioni di metri cubi d’acqua, contro i 311,42 milioni dello stesso giorno del 2025.
Un incremento superiore al 60%.
La Regione ha inoltre richiamato gli investimenti effettuati sulle reti, sulla digitalizzazione e sugli impianti, sostenendo che contribuiscono al miglioramento del sistema.
Il dato sulle riserve è documentato. Tuttavia, l’aumento dell’acqua invasata non dimostra, da solo, quanto sia migliorata l’efficienza delle reti o quale quota del risultato sia attribuibile agli interventi amministrativi anziché alle condizioni meteorologiche.
Per verificarlo servono indicatori specifici e confrontabili nel tempo.
Il vero controllo deve cominciare adesso
Il punto non è contestare i finanziamenti. Senza investimenti, le infrastrutture non migliorano.
Il punto è impedire che il successo di una politica pubblica venga misurato soltanto attraverso il denaro assegnato.
Per ciascuno dei cinque interventi appena finanziati sarebbe utile pubblicare una scheda facilmente consultabile con il costo previsto, il soggetto attuatore, il cronoprogramma, l’avanzamento dei lavori e i risultati effettivamente ottenuti.
Per le opere sulle reti, soprattutto, servono dati sulle perdite prima e dopo gli interventi.
Non sono richieste rivoluzionarie. Sono normali strumenti di rendicontazione.
Perché il contribuente non deve necessariamente conoscere ogni dettaglio tecnico di un acquedotto. Ma ha diritto di sapere se i milioni spesi hanno migliorato il servizio.
E soprattutto se l’acqua, finalmente, arriva.
COSA SAPPIAMO
Il 3 ottobre 2026 sono stati annunciati oltre 151 milioni di euro per cinque interventi idrici siciliani. A giugno la Regione aveva già individuato 19 progetti finanziabili attraverso un distinto programma europeo da oltre 47 milioni.
La Corte dei conti ha documentato inefficienze strutturali e problemi amministrativi accumulati nel tempo.
L’ISTAT conferma una diffusa sfiducia delle famiglie siciliane nell’acqua del rubinetto.
Le riserve degli invasi, secondo i dati regionali disponibili al 1° agosto 2026, risultavano nettamente superiori a quelle dell’anno precedente.
COSA RESTA DA CHIARIRE
Occorre verificare lo stato effettivo delle gare e dei cantieri relativi ai nuovi finanziamenti, i cronoprogrammi contrattuali, i costi aggiornati e gli indicatori di risultato.
È necessario conoscere quanta acqua sarà recuperata grazie agli interventi sulle reti, quali opere già cantierabili potranno ottenere copertura finanziaria e quali misure correttive siano state adottate in risposta al referto della Corte dei conti.
La domanda centrale rimane una: quando e attraverso quali risultati misurabili i cittadini potranno verificare il miglioramento del servizio?
LE SEI FONTI DELL’INCHIESTA
- Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – Assegnazione del Fondo idrico PNRR, 3 ottobre 2026.
- ANSA – Oltre 151 milioni per cinque interventi idrici siciliani, 3 ottobre 2026.
- ISTAT – Le statistiche sull'acqua, anni 2023-2025, pubblicazione del 20 marzo 2026.
- Corte dei conti – Referto sull'emergenza idrica siciliana, deliberazione n. 297/2025/GEST, testo integrale.
- Regione Siciliana – Graduatoria dei 19 interventi idrici da oltre 47 milioni, 17 giugno 2026.
- Regione Siciliana – Dati ufficiali sugli invasi, 1° settembre 2026.
«In Sicilia i finanziamenti scorrono, i progetti si moltiplicano e le emergenze ritornano. Il giorno in cui misureremo il successo in litri d’acqua recuperati, anziché in milioni annunciati, avremo finalmente cambiato metodo.»
L’INCHIESTA — Rubrica autonoma di approfondimento giornalistico del blog Iniziativa Democratica e Popolare.


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