Fra i dati turistici dell’estate ce n’è uno particolarmente interessante per l’Italia dei piccoli centri.
Nei primi sette mesi del 2026 gli arrivi nei piccoli comuni sono cresciuti del 5,6% e le presenze del 4,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nel solo luglio gli arrivi sono aumentati del 6,6%.
Nel complesso, tra giugno e agosto l’Italia ha superato 276 milioni di presenze e 72,4 milioni di arrivi, entrambi circa il 2% sopra l’anno precedente. Anche settembre mostra una buona tenuta, con una saturazione degli alloggi presenti sulle principali piattaforme online del 56,2%. La Sicilia, nell’estate, ha registrato una saturazione del 65,6%.
È un’opportunità importante per borghi, piccoli comuni costieri e aree interne. Ma esiste un equivoco da evitare: possedere un bel mare, un centro storico o una cucina eccellente non costituisce ancora un prodotto turistico.
Servono collegamenti, decoro, parcheggi, servizi digitali, attività commerciali, patrimonio accessibile e una stagione che non termini quando viene riposto l’ultimo ombrellone.
Il panorama è gratuito. Tutto ciò che permette al visitatore di goderselo, purtroppo, richiede organizzazione.
La domanda: nei piccoli centri italiani è più urgente investire in promozione oppure in trasporti, servizi, decoro e destagionalizzazione?
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