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mercoledì 23 settembre 2026

Arrivare a fine mese: lo sport nazionale che non assegna medaglie



 Dietro le grandi discussioni sull’economia esiste un’Italia molto meno televisiva.


Secondo il Rapporto annuale ISTAT 2026, il 18,6% della popolazione era a rischio di povertà nel 2025; il 22,4% dichiarava grande difficoltà ad arrivare alla fine del mese e il 47,7% non era riuscito a risparmiare. Per il 35,9% delle persone, inoltre, le spese per l’abitazione rappresentavano un onere pesante. 


Non significa che metà degli italiani sia povera: gli indicatori misurano fenomeni diversi e confonderli sarebbe scorretto. Significa però che per una parte consistente delle famiglie lo spazio tra reddito e spese obbligate rimane stretto.


C’è anche un segnale positivo: la quota di popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale è scesa dal 23,1% del 2024 al 22,6% del 2025 e il reddito familiare medio del 2024 è cresciuto anche in termini reali. 


Insomma, qualcosa migliora. Ma il salvadanaio di molte famiglie continua ad avere una caratteristica tecnologicamente sorprendente: pesa pochissimo.


Fonti: ISTAT — Rapporto annuale 2026⁠; ISTAT — Condizioni di vita e reddito delle famiglie⁠.

Quasi un italiano su due non è riuscito a risparmiare nel 2025. Il salvadanaio ringrazia: almeno non rischia l’ernia.

Parliamone: quale voce pesa oggi maggiormente sul vostro bilancio familiare: casa, energia, alimentari, trasporti o altro?


Deficit al 3,1%: quando uno “zero virgola” diventa molto politico



Deficit 3,1%. Mancava uno 0,1. Nei conti dello Stato anche i decimali hanno una carriera politica.

 Il verdetto sui conti pubblici è arrivato il 22 settembre: il deficit italiano del 2025 è stato confermato al 3,1% del PIL, in miglioramento rispetto al 3,4% del 2024 ma non abbastanza per scendere sotto il valore di riferimento europeo del 3%. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha riconosciuto che l’uscita anticipata dalla procedura europea per deficit eccessivo non avverrà quest’anno, indicando il 2027 come possibile nuovo traguardo. 

C’è però un’altra cifra che merita attenzione: il rapporto debito/PIL 2025 è stato rivisto al 136,7%, contro il 134,2% del 2024. 

La discussione politica è inevitabile. C’è chi considera eccessivo affidare tanto peso a pochi decimali e chi ricorda che le regole fiscali servono proprio a rendere prevedibili i comportamenti di Paesi fortemente indebitati. Il punto documentabile è più semplice: quel decimale restringe, almeno per ora, il percorso verso l’uscita dalla procedura.

L’ironia è che nella vita quotidiana 0,1 sembra quasi niente. Nei conti pubblici può diventare protagonista della settimana.

Fonti: Commissione UE/ANSA, 22 settembre ; dati ISTAT riportati il 22 settembre .


martedì 22 settembre 2026

NON CHI C'È IN CLASSE, MA CHI NON C'È PIÙ

 

di Anna Lombardo 

A Messina il vero allarme non sono i banchi affollati di stranieri, ma quelli vuoti di italiani che evadono l'obbligo.



Il dibattito nazionale sul tetto agli alunni stranieri per classe, rilanciato da Palazzo Chigi dopo il meeting di Rimini, arriva nella provincia di Messina con un timing sbagliato. Qui il problema non è chi affolla le aule, ma chi ne è già uscito. I dati del monitoraggio dell'Ufficio Scolastico Regionale mostrano che Messina ha l'indice di dispersione scolastica più basso della Sicilia alle medie, 1,09 contro il 3,49 di Agrigento, ma alle superiori sale al 6,53: quasi ventimila casi segnalati in tutta l'Isola, su oltre duecentomila iscritti. È lì, tra i quattordici e i diciannove anni, nei paesi della provincia non meno che nel capoluogo, che si aprono i vuoti veri.


Quanto ai numeri che alimentano la polemica sul "tetto", vanno ridimensionati: nel Mezzogiorno e nelle Isole gli alunni con cittadinanza non italiana pesano circa il 4-5% degli iscritti, contro una media nazionale sopra l'11%. Messina conta oggi poco più di 75mila alunni; gli stranieri, già nel 2021/22, non arrivavano a quattromila unità distribuite sui quattro ordini di scuola. Un tetto per classe, in questo contesto, interverrebbe su un fenomeno statisticamente marginale, lasciando del tutto intatto quello reale: l'obbligo scolastico che si sfilaccia senza controllo, tra osservatori provinciali che seguono a fatica territori vasti, e piccoli comuni dove l'assenza da scuola, semplicemente, non la segnala più nessuno.

Il paradosso, sul territorio, è visibile a chi lo vuole guardare. 


Le famiglie straniere iscrivono i figli, chiedono percorsi di seconda lingua, cercano proprio quell'inclusione nella realtà italiana che la scuola pubblica promette; sono spesso, al contrario, le famiglie italiane più fragili, prive di alternative economiche o culturali, a lasciare che i ragazzi evadano, verso lavori in nero, verso l'altrove, verso il nulla. Un tetto amministrativo non tocca questo scarto, non lo misura, non lo racconta. La scuola resta, come ricorda il Presidente della Repubblica, l'istituzione di tutti: proprio per questo dovrebbe misurarsi anzitutto con chi manca, prima che con chi, semplicemente, c'è. 

lunedì 21 settembre 2026

La medicina rivoluzionaria che non si vende in farmacia: alzarsi dalla sedia



 Mentre internet scopre ogni settimana una nuova sostanza “miracolosa”, la ricerca continua ostinatamente a ricordarci una terapia molto meno esotica: muoversi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità segnala che le persone insufficientemente attive presentano un rischio di morte superiore del 20-30% rispetto a quelle sufficientemente attive. L’attività fisica regolare è associata a minori rischi cardiovascolari, diabete tipo 2, ipertensione e alcuni tumori, oltre a benefici su sonno, salute mentale e capacità cognitive. 

Il tema è talmente attuale che la conferenza europea HEPA 2026, tenutasi dall’8 al 10 settembre a Lubiana con WHO/Europe, ha posto al centro il concetto di “Green pathways to health”: attività fisica, sedentarietà, sonno e accesso agli spazi verdi considerati insieme. 

Non significa che una passeggiata sostituisca farmaci o terapie quando necessari. Significa semplicemente che prevenzione e movimento meritano un posto molto più importante nella vita quotidiana.

Purtroppo camminare ha un grave difetto commerciale: non richiede abbonamento premium, codice sconto dell’influencer né polvere di una radice himalayana raccolta durante la luna piena.


Un Paese sempre più anziano non si cura con un bonus bebè



L’Italia invecchia. E continuiamo a stupirci che i giovani non facciano figli mentre molti faticano perfino a programmare il mese prossimo.

 Al 30 giugno 2026 l’Italia contava 58.943.673 residenti. Il dato provvisorio ISTAT nasconde però una trasformazione demografica molto più profonda del semplice numero totale degli abitanti. 

L’Italia invecchia e le conseguenze non riguardano soltanto le pensioni. Significano meno persone in età lavorativa, maggiore domanda sanitaria e assistenziale e territori — soprattutto piccoli comuni e aree interne — che rischiano di perdere scuole, negozi, servizi e capitale umano.

E poi c’è la condizione economica. Nel Rapporto annuale 2026, ISTAT indica che nel 2025 il 18,6% della popolazione era a rischio di povertà; il 22,4% arrivava a fine mese con grande difficoltà e il 47,7% non era riuscito a risparmiare. 

Forse, allora, il problema della natalità non si risolve chiedendo ai giovani perché non facciano figli come se avessero dimenticato le istruzioni.

Famiglia significa anche casa, lavoro, servizi, asili e possibilità di programmare qualche anno della propria vita senza consultare contemporaneamente banca, nonni e oroscopo.

Domanda ai lettori: quali servizi renderebbero realmente più semplice costruire una famiglia nel vostro territorio?


La preferenza ritorna. Ma scegliere il nome significa davvero scegliere?




 Dopo quasi 35 anni, il dibattito sulla legge elettorale torna a una parola che sembrava archeologia politica: preferenza. Il Senato ha approvato un emendamento della maggioranza che prevede preferenze accompagnate, però, da capilista bloccati; l’opposizione ha contestato proprio questo compromesso, chiedendo in alcuni casi preferenze senza capilista predeterminati. 

È una questione meno tecnica di quanto sembri. Dietro formule come “liste bloccate”, “preferenze” e “capilista” c’è una domanda molto semplice: quanto potere deve avere l’elettore nello scegliere la persona che lo rappresenterà e quanto devono conservarne i partiti?

Il ritorno delle preferenze aumenta lo spazio di scelta individuale, mentre i capilista bloccati mantengono una quota di selezione nelle mani delle forze politiche. Due esigenze diverse, entrambe legittimamente discutibili.

La legge elettorale, del resto, è quel curioso oggetto che la politica italiana tenta periodicamente di rendere “definitivo”. Con risultati talmente definitivi che ne discutiamo di nuovo.

La questione interessante non è stabilire chi abbia vinto la battaglia parlamentare, ma capire quale sistema renda più trasparente il rapporto fra voto, candidato ed eletto.


I nuovi pericoli per l’umanità: distruzione determinata dagli algoritmi dell’IA o dominazione dei Super Titani della tecnologia

 



https://mondonuovonews.com/?p=38124


di Giovanni Frazzica 

Le progressive evoluzioni dell’Intelligenza Artificiale impongono profonde riflessioni su quelle nuove tecnologie che pur non essendo del tutto autonome e indominabili, appaiono sotto un controllo concentrato nelle mani di pochi colossi economici. Compito prioritario della Politica diventa, anche alla luce di recenti clamorosi “incidenti tecnici”, difendere sia la libertà individuale che quella dei popoli di fronte a sistemi sempre più opachi e potenzialmente pericolosi. E tornando sul tema dei cosiddetti incidenti tecnici ed alla conseguente pericolosità dell’IA, occorre valutare attentamente il rischio di cui parlano diversi esperti è l’automiglioramento ricorsivo (Rsi, Recursive self improvement) che consiste nella capacità dell’IA di perfezionarsi autonomamente, con un intervento umano sempre minore. Grande stupore e preoccupazione ha suscitato nei giorni scorsi Jacob Coxon, il ricercatore che ha lasciato Anthropic. Coxon, matematico inglese di 27 anni, si è dimesso accusando i principali laboratori di AI di andare verso sistemi sempre più autonomi senza garanzie sufficienti. Prima di lui, altri ricercatori avevano abbandonato Anthropic, OpenAI, Google DeepMind per divergenze sulla sicurezza. Le loro dimissioni rivelano un conflitto che attraversa l’intero settore. Le motivazioni delle dimissioni di Coxon hanno evocato delle narrazioni che descrivono  l’Intelligenza artificiale come la nuova bomba atomica con Dario Amodei (leader di Antropic) che propone il disarmo bilaterale assecondato da Sam Altman che ricorda Reagan che con Gorbaciov è riuscito a decongestionare la tensione sul nucleare che costituiva un serio pericolo per l’umanità. Da tutto questo nasce l’idea di istituire un’Agenzia internazionale come quella per l’energia nucleare per sorvegliare le attività dell’IA. Tuttavia, non a tutti il paragone col pericolo atomico appare calzante, per cui questo allarme sul rischio tecnologico, finisce con l’essere sottovalutato. A questo punto si profila per l’umanità l’eventualità di un doppio pericolo: un disastro determinato dalla rivolta delle “macchine”, oppure il dominio dei super titani che le possiedono, facendo avverare, riveduta e corretta, la profezia del Grande Fratello di Feorge Orwell. Tutte le forze democratiche occidentali dovrebbero vigilare e intervenire per scongiurare questi pericoli che, al netto di un catastrofismo di maniera, incombono sul destino dell’umanità

domenica 20 settembre 2026

IL FISCO IN ITALIA AMA IL LORDO. IL PICCOLO PROPRIETARIO, UN PO’ MENO

 


Quando affittare una stanza diventa quasi un esercizio di resistenza fiscale


C’era una volta il piccolo proprietario. Aveva una casa, magari tre camere, pagava IMU, manutenzione, bollette, assicurazione, biancheria, pulizie e riparazioni. Poi gli dissero: “Mettila a reddito, il turismo è una risorsa.”


Arrivarono piattaforma, commissioni, IVA sulle commissioni, costi di transazione e ritenuta fiscale. 

Ed ecco la magia.


Nel pagamento Booking che abbiamo esaminato, gli ospiti spendono 1.547,10 euro. Al proprietario ne arrivano 854,16.


Non è un refuso: il 55,2%.


La piattaforma trattiene 278,48 euro di commissioni, altri 23,20 di costi di transazione e 66,36 euro di IVA collegata ai servizi. Il Fisco, nel frattempo, preleva alla fonte 324,90 euro, praticamente il 21% del corrispettivo lordo.


Naturalmente commissioni e IVA non sono tutte “tasse”: sarebbe scorretto sostenerlo. Ma il conto corrente non studia diritto tributario. Conosce soltanto una sottrazione: 1.547 entrano nel sistema, 854 arrivano all’host.


Il capolavoro è tassare il lordo e “ mettere le mani nelle tasche degli italiani “ 


Per le locazioni brevi l’intermediario che interviene nel pagamento applica una ritenuta del 21%. Dal 2024 la cedolare è al 21% per una sola unità immobiliare scelta dal contribuente e sale al 26% per le ulteriori unità; oltre quattro appartamenti destinati a locazione breve opera inoltre la presunzione di attività imprenditoriale. 

Sono regole che l’Agenzia delle Entrate conferma anche nella documentazione fiscale attuale. 


Il particolare interessante è che il proprietario non viene tassato su ciò che effettivamente gli resta dopo avere pagato il sistema distributivo: il prelievo parte dal corrispettivo lordo.


La casa però è sua.


Il climatizzatore pure.


La caldaia che si rompe a Ferragosto, curiosamente, resta sua.


Le lenzuola non vengono lavate dal Ministero dell’Economia e Booking, per quanto efficiente, non viene personalmente a ridipingere la stanza a marzo.


E poi ci sono i gruppi di pressione


Qui conviene smetterla con l’ingenuità. 

Il lobbying delle multinazionali digitali esiste ed è perfettamente documentato.


Booking.com risulta, per esempio, nel registro ufficiale del Bundestag tedesco: dichiara per il 2025 250.001-260.000 euro di spese per rappresentanza di interessi e indica tra i propri settori d’intervento anche fiscalità e finanza pubblica, turismo, abitazione, PMI, commercio elettronico e concorrenza. 


A livello europeo, i dati provenienti dalle dichiarazioni del Registro UE mostrano per Booking.com e Airbnb spese dichiarate nell’ordine di 1,25 milioni di euro annui ciascuna per attività di rappresentanza degli interessi, oltre a numerosi incontri dichiarati con Commissione ed europarlamentari. 


Quindi no: parlare di gruppi di pressione non significa evocare oscuri complotti in una cantina di Bruxelles. Il lobbying è una componente riconosciuta e regolamentata del processo politico europeo.


Quello che i registri non dimostrano, da soli, è che una determinata aliquota italiana sia stata “scritta da Booking” o che una singola norma sia il risultato diretto di quella pressione. Sostenere questo senza documenti specifici indebolirebbe, anziché rafforzare, la critica.

 

IL CITTADINO PAGA E GOLIA INCASSA 


Rimane però un problema politico ed economico enorme.


Il piccolo proprietario non dispone di uffici di public affairs, consulenti istituzionali, fiscalisti internazionali e accesso permanente ai tavoli europei. Dispone di un appartamento, di qualche risparmio e, nei giorni fortunati, di un idraulico che risponde al telefono.


La grande piattaforma, invece, ha dimensioni tali che la stessa Commissione europea ha classificato Booking.com come “gatekeeper” ai sensi del Digital Markets Act, riconoscendone il ruolo di importante porta d’accesso fra imprese e consumatori. 


Ed è qui che nasce la domanda seria.


Possiamo continuare ad accumulare ritenute, comunicazioni, CIN, certificazioni, adempimenti, aliquote e presunzioni sul piccolo proprietario e poi stupirci se il mercato turistico diventa sempre più dipendente da pochi giganteschi intermediari?


Combattere l’evasione è necessario. Trasformare ogni cittadino che affitta una stanza in un sospetto fiscale permanente è un’altra cosa.


Perché la concorrenza non si uccide soltanto vietando a qualcuno di lavorare.


A volte basta rendergli il lavoro costoso, burocratico e poco conveniente.


E mentre Davide compila moduli, versa ritenute e cambia la lavatrice della camera 2, Golia ha già prenotato il prossimo incontro con il legislatore.

ATTUALITA’ I Vandali 2.0 fanno rivalutare i Movimenti storici ed anche il ’68 italiano

  di Giovanni Frazzica La cattiva fama dei Vandali, che si è codificata con la definizione di “vandalismo”, deriva dal tristemente famoso sa...