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venerdì 18 settembre 2026

LA NUOVA RIVOLUZIONE DEL BENESSERE COSTA ZERO. SI CHIAMA CAMMINARE

 


Abbiamo smartwatch da 500 euro che ci ricordano una cosa che l’essere umano conosceva già qualche millennio fa:

bisogna muoversi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda agli adulti almeno 150-300 minuti alla settimana di attività aerobica moderata, oppure 75-150 minuti di attività intensa. A questo andrebbero aggiunti esercizi di rafforzamento muscolare almeno due volte a settimana. (Organizzazione Mondiale della Sanità⁠)

Non serve necessariamente trasformarsi in un maratoneta con leggings fluorescenti.

Camminare, andare in bicicletta, fare le scale, lavorare in giardino e ridurre le ore trascorse immobili davanti a uno schermo contribuiscono al movimento quotidiano. L’Istituto Superiore di Sanità ricorda che l’attività fisica regolare è associata a benefici cardiovascolari, metabolici, muscolo-scheletrici e psicologici.

Naturalmente attività e intensità devono essere adattate all’età e alle condizioni cliniche individuali.

La cosa curiosa è che abbiamo trasformato il benessere in un mercato complicatissimo fatto di detox, superfood, app, integratori miracolosi e guru che scoprono ogni martedì una nuova tossina.

Poi arriva la scienza e, con scarsissimo talento commerciale, continua a ripetere:

muoviti, dormi bene, non fumare e mangia decentemente.

Terribilmente poco glamour.

Ma funziona.


IL BOLLO PASSA, LE BUCHE RESTANO

 

Roma cancella il bollo per milioni di veicoli e promette di compensare le Regioni. Intanto sulle A18 e A20 servono miliardi. L’allarme sollevato da Pippo Lombardo nasce da una prescrizione del Mit. 


C’è una curiosa coincidenza. Il governo Meloni ha deciso che dal 2027 il bollo sparirà per le auto fino a 80 kW e per i motoveicoli, con l’esenzione limitata a un veicolo per cittadino. Quasi nello stesso momento il ministero delle Infrastrutture avverte il Cas: sulla A18 Messina-Catania e sulla A20 Messina-Palermo occorrono interventi urgenti, altrimenti bisognerà valutare l’interdizione al traffico. Il bollo, va precisato, non serve a riempire le buche. È una tassa sul possesso del veicolo, non un’imposta di scopo destinata alle strade. In Sicilia, però, dal 2016 la tassa automobilistica è regionale. Il suo gettito entra dunque nelle finanze dell’Isola.

Se Roma lo cancella, la domanda è inevitabile: chi mette i soldi che vengono meno? Il governo valuta in circa 2,3 miliardi il costo nazionale della misura e prevede la copertura statale. Per la Sicilia il punto decisivo sarà semplice: quanto verrà compensato e con quale certezza negli anni. La domanda pesa ancora di più guardando alle autostrade. La Regione ha reperito 32,5 milioni per gli interventi urgenti sulle A18 e A20, ma il Mit quantifica in circa 5,5 miliardi in dieci anni il fabbisogno per l’adeguamento strutturale e funzionale della rete. Tra 32 milioni e 5 miliardi non c’è una differenza contabile. C’è una politica da costruire.

L'on. Pippo Lombardo ha portato il caso all’Ars chiedendo chiarezza sui rapporti finanziari fra Cas e Regione. È propaganda? Può esserlo il modo in cui un problema viene raccontato, non il documento che lo certifica. L’allarme non l’ha scritto Lombardo: l’ha scritto il ministero. E le carte, almeno fino a prova contraria, non fanno campagna elettorale. Se Roma compenserà integralmente il mancato gettito, cambierà la provenienza del denaro, non il problema. Se la compensazione sarà insufficiente, i margini regionali si restringeranno. Servono risorse pluriennali certe, priorità, scadenze e lavori verificabili. Meloni può togliere il bollo, Schifani ottenere il ristoro e Lombardo convocare una commissione. Ma c’è una tassa che nessun decreto abolisce: quella che paghiamo quando la manutenzione arriva tardi. ♓

HENDRIX, IL FUOCO CHE IL TEMPO NON SPEGNE



 Da “Foxy Lady” consumata sul piatto di un giradischi al fuoco vivo del Miami Pop Festival: memoria di un suono che, quasi sessant’anni dopo, brucia ancora.


Storia. Per chi è nato dopo il 18 settembre 1970, Jimi Hendrix è una leggenda conosciuta attraverso dischi e filmati. Io, invece, lo ricordo in vita, all’apice del suo splendore. Quando nel 1967 arrivò “Foxy Lady”, finii per immolarla letteralmente sul piatto del mio giradischi, tante furono le volte che vi lasciai cadere la puntina. Hendrix era giunto a Londra l’anno prima, scoperto da Chas Chandler, e con Noel Redding e Mitch Mitchell aveva formato la Jimi Hendrix Experience. In pochi mesi trasformò la chitarra elettrica da semplice strumento in una sorgente inesauribile di suoni. “Foxy Lady”, inclusa nel folgorante Are You Experienced, fu una delle prime avvisaglie della rivoluzione.


Discografia. La parabola discografica vissuta da Hendrix fu brevissima: Are You Experienced e Axis: Bold as Love nel 1967, Electric Ladyland nel 1968 e Band of Gypsys nel 1970. Poi la morte, a soli ventisette anni. Ma Hendrix aveva registrato moltissimo e la sua discografia postuma è diventata quasi sterminata: da The Cry of Love e Rainbow Bridge fino ai più recenti recuperi di nastri inediti. Un flusso che non si è praticamente mai interrotto e che ha permesso alle generazioni successive di conoscerlo quasi come un artista ancora presente. Non sempre le pubblicazioni postume hanno avuto uguale valore, ma nel loro insieme testimoniano una creatività febbrile che la morte lasciò drammaticamente incompiuta.

Esegesi. Nel video del Miami Pop Festival del 1968, “Foxey Lady” permette di capire ciò che il disco poteva soltanto suggerire. Hendrix fa vibrare la nota iniziale, la sporca di feedback e armonici e poi libera quel riff che sembra avanzare fisicamente verso chi ascolta. Redding tiene il basso ancorato alla terra, Mitchell frantuma il tempo con la sua batteria, mentre voce e Stratocaster diventano una cosa sola. È musica sensuale, carnale, fatta di bending, distorsioni, pause e improvvise accelerazioni. Oggi sappiamo che Hendrix rivoluzionò il linguaggio della chitarra elettrica; allora non avevamo bisogno di saperlo. Bastava ascoltare. Qualcosa di mai sentito prima stava accadendo. E noi c’eravamo.


https://www.youtube.com/watch?v=_PVjcIO4MT4

IL BOLLO, IL PETROLIO E L'ORCHESTRA SUL PONTE



 Si cancella una tassa con fondi europei che a questo non dovrebbero servire, e a Berlino c'è già chi prepara il conto.


Il petrolio corre, la guerra in Iran dura da sei mesi e lo Stretto di Hormuz è un campo di battaglia. Il governo, che non può più permettersi il taglio delle accise, estrae dal cilindro l'abolizione del bollo auto e la presenta come un ristoro per chi spende di più alla pompa. Ristoro è parola grossa: il bonus va a tutti i possessori di auto di piccola cilindrata, senza guardare al reddito. Si finge di non sapere che chi ha poco possiede una sola macchina, l'utilitaria, mentre chi ha molto la tiene come seconda o terza, accanto alla Ferrari. Il vantaggio, per giunta, cresce con l'inquinamento, in un Paese che a Bruxelles aveva promesso il contrario. Non è una politica dei redditi né dell'ambiente: è propaganda, e a un anno dal voto si vede.

Poi ci sono i soldi: circa 2,3 miliardi, per il 2027 presi dai fondi del Pnrr non spesi. Quei fondi, di norma, servono a finanziare investimenti, non a tagliare le tasse; le eccezioni sono rarissime e legate a un'opera. Se sono prestiti, e ce ne sono oltre centoventi miliardi, il taglio è a debito: lo pagherà chi verrà dopo. E dopo il 2027? Il Pnrr è una tantum, la misura dovrebbe essere permanente, e una misura senza coperture stabili non è strutturale, è un annuncio. Tolta una tassa, rimetterla costa consensi, e il buco resta. Le Regioni perderanno gettito e, dal 2028, per rifarsi avranno una sola leva, l'addizionale Irpef, cioè lavoratori e pensionati. Le case di comunità, senza infermieri, restano sulla carta. Chi ci chiederà conto? Si confida che l'Europa, intanto, sia distratta.

Meglio fare gli scongiuri. Se un giorno l'estrema destra tedesca dovesse vincere, il suo programma è noto: niente più soldi all'Europa e indietro quelli già dati, perché gli altri Paesi, dicono, ne hanno fatto i loro comodi. Indovinate a chi pensano. Con questa mossa gli consegniamo l'argomento su un piatto d'argento: fondi nati per investire, usati per abbuonare una tassa sulle auto. Un Paese con il debito oltre il centotrenta per cento del Pil dovrebbe evitare di sembrare quello che con i soldi comuni fa campagna elettorale. E intanto si balla sul ponte, con l'orchestra che suona, come sul Titanic, incuranti che la nave imbarchi acqua. Gli iceberg non si vedono dalla sala da ballo. Si vedono le luci. ♓

GRILLO DUE: LA VENDETTA

 CORSIVO 



Conte cerca la patente di progressista e sogna Palazzo Chigi. Ma sulla strada incontra il suo antico garante: i padri fondatori, quando diventano ex, acquistano una memoria prodigiosa.


Giuseppe Conte ha un problema che non figura negli statuti: Beppe Grillo. Gli avversari si combattono, gli alleati si blandiscono, i fondatori si subiscono. Soprattutto quando ricordano com’eri prima che tu cominciassi a raccontare come sei diventato. Conte, ormai vestito da progressista europeo, dialogante e responsabile, procede verso il campo largo con l’aria di chi vi possieda già un piccolo podere. Grillo gli ha ricordato che il progressismo dell’ex premier sarebbe soprattutto una «paralisi progressiva» della mente. È una cattiveria. Ma le cattiverie, in politica, hanno un vantaggio sulle analisi: arrivano prima al pubblico.

Il guaio è che Grillo possiede contro Conte un archivio che nessuna segreteria può sequestrare: la memoria. Ricorda l’avvocato del popolo, il garante, le stelle, le investiture e soprattutto le disinvestiture. Conte può rispondere con documenti, regolamenti, assemblee e magari una nota di sette cartelle. Grillo dispone di una smorfia. È concorrenza sleale, come opporre un notaio a Maramaldo. L’uno verbalizza, l’altro infierisce. E nella politica trasformata in spettacolo il verbale viene letto il giorno dopo; la battuta ha già fatto il giro dei telefoni.

Ora Conte aspira a diventare il punto di riferimento dei progressisti, formula abbastanza prudente da non precisare né il punto né i progressisti. Prima dovrà però liberarsi del fantasma del fondatore, impresa complicata: i fantasmi non prendono tessere e quindi non si possono espellere. Grillo non ha bisogno di rifondare il Movimento, presentare liste o raccogliere firme. Gli basta presentarsi. È questa la vendetta più raffinata concessa ai padri politici spodestati: vedere i figli diventare adulti e raccontare agli ospiti com’erano da piccoli. Conte sogna Palazzo Chigi. Grillo conserva l’album di famiglia. 💪


giovedì 17 settembre 2026

SALUTE MENTALE E DIGITALE . COME DIFENDERSI DALLA “ INFODEMIA “

 


 di AG Rizzo 

Il benessere non è solo fisico, ma anche mentale. 

L'esposizione continua a notizie polarizzate, fake news e algoritmi progettati per generare rabbia (il cosiddetto "doomscrolling") ha un impatto diretto sui nostri livelli di stress e cortisolo.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha più volte lanciato l'allarme sull'infodemia, la sovrabbondanza di informazioni ,spesso non accurate , che genera ansia e disorientamento. 


Prendersi cura di sé oggi significa anche praticare un'igiene digitale:

1. Scegliere poche fonti affidabili

Testate giornalistiche storiche, agenzie di stampa (ANSA, Reuters) e siti di fact-checking.

2. Limitare le notifiche

Disattivare gli avvisi dei social media per evitare l'interruzione costante dell'attenzione.

3. Coltivare la socialità reale

Le associazioni, i circoli, il volontariato sono spazi dove il confronto avviene tra esseri umani, lontano dalla tossicità degli haters online.

 (Fonte Linee guida OMS sulla salute mentale e l'esposizione ai media digitali.) 

Salari, Inflazione e potere d'Acquisto: I DATI REALI OLTRE LA PROPAGANDA

 


Ogni campagna elettorale porta con sé promesse di tagli fiscali epocali e aumenti di ricchezza. Tuttavia, la narrazione economica populista si scontra regolarmente con la realtà dei bilanci statali e delle dinamiche globali.

Il vero problema strutturale dell'Italia, come certificato regolarmente dalla Banca d'Italia e dall'OCSE, è la stagnazione salariale unita a una bassa produttività, non i complotti della finanza internazionale. Mentre in altri Paesi europei i salari reali sono cresciuti negli ultimi vent'anni, in Italia hanno subito una battuta d'arresto. Contrastare le disuguaglianze richiede riforme strutturali sul mercato del lavoro, lotta all'evasione fiscale (stimata in decine di miliardi di euro l'anno dal Ministero dell'Economia) e investimenti in istruzione, non bonus una tantum o flat tax regressive.

  Dati OCSE sull'andamento dei salari reali in Europa; Relazione annuale sull'evasione fiscale e contributiva (MEF).



Oltre gli slogan: perché il populismo non risolve i problemi complessi



 Viviamo nell'epoca della disintermediazione, dove un tweet o un breve video sembrano sufficienti per spiegare crisi geopolitiche o economiche. Il populismo si nutre di questa iper-semplificazione: individua un "nemico" (le istituzioni, i migranti, la scienza) e propone una soluzione apparentemente ovvia e immediata.

Ma la realtà è complessa. Secondo i report dell'Osservatorio Europeo sui Media Digitali (EDMO), la disinformazione sfrutta i nostri "bias cognitivi" – in particolare il bias di conferma – per spingerci a credere a notizie false che confermano le nostre paure.

La nostra associazione propone un antidoto democratico: la pazienza della verifica. Non esistono soluzioni semplici a problemi complessi. Per difendere la democrazia, dobbiamo riabituarci a leggere oltre il titolo, a consultare i dati ISTAT sulle reali dinamiche demografiche e a rifiutare la retorica dell'odio che cerca solo capri espiatori.

(Report EDMO (European Digital Media Observatory) sulla disinformazione; Dati ISTAT sull'immigrazione e l'impatto demografico.)

INIZIATIVA DEMOCRATICA E POPOLARE SICILIA FLASH Venerdì 23 ottobre 2026 La Sicilia dei fatti, oltre gli annunci.

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