a cura di Anna Lombardo
Il caso delle sorelle Di Giacinto e il principio tradito: quando i figli pagano la guerra degli adulti.
Sarah e Alisya hanno sedici e dodici anni. Sei anni di guerra tra adulti, sei anni di tribunali, tutori, case famiglia, procedimenti e rivalutazioni. Sei anni in cui nessuno sembra aver avuto il tempo - o la volontà - di stare fermo ad ascoltarle. La Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia del 1989 ha sancito un principio che nel tempo è diventato norma vincolante nell'ordinamento italiano: ogni decisione che riguardi un minore deve essere assunta alla luce del suo superiore interesse. Non è un'invocazione morale, è diritto cogente.
Eppure il caso delle sorelle Di Giacinto - madre in carcere accusata di sequestro, padre che parla di «ripartenza da zero» come se i traumi si potessero cancellare con un reset - racconta di un sistema che ha applicato le norme senza mai incarnare il principio. Lo scarto tra i valori scritti e la realtà vissuta da queste ragazze non è una crepa: è una voragine. C'è un dettaglio che rimane. Il sindaco di Minturno, nominato tutore dal Tribunale per i minorenni, ha registrato un video per convincerle a tornare: «Verrete ascoltate, non sarete tradite». Un appello accorato, umano, forse necessario. Ma anche la più involontaria delle confessioni: fino a quel momento, l'ascolto non c'era stato. La riforma Cartabia del processo civile, in vigore dal 2023, impone che sia il giudice in persona a raccogliere la voce dei minori nei procedimenti che li riguardano. Capire i bisogni di un figlio senza stargli di fronte - senza mettere da parte chiunque pretenda di parlare per lui - non è tutela: è delega. E la delega, in questi anni, ha prodotto solo altra precarietà, altra sofferenza, altra fuga.
In Sicilia il tema non è astratto. I dati nazionali del Ministero del Lavoro aggiornati al 2023 mostrano che la Sicilia figura tra le regioni con i numeri più elevati di minorenni fuori famiglia, con un tasso di 4,1 per mille residenti 0-17enni, tra i più alti d'Italia, e con incrementi significativi rispetto all'anno precedente (Istituto degli innocenti). Nel Messinese, dove la rete dei servizi sociali sconta storiche carenze di organico e finanziamenti, la distanza tra la norma e la sua applicazione è ancora più acuta. Le comunità residenziali accolgono ragazzi in attesa di decisioni che tardano, in mezzo a conflitti familiari che nessuno riesce a contenere davvero. La storia di Sarah e Alisya non è un'eccezione: è la regola resa visibile da una fuga. Ascoltare i bambini non è una concessione degli adulti. È l'unico modo per non tradirli ancora.
Sperando che questa vicenda apra gli occhi a chi non vuole vedere ma le istituzioni non sono in grado di Fare qualcosa, purtroppo questa è la verità!
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