A Mar-a-Lago si entra da ospiti e si esce da camerieri.
Donald Trump ha detto che Giorgia Meloni lo ha implorato per una foto. Lei ha risposto che non è vero. Lui ha aggiunto che gli ha fatto pena. Noi non eravamo presenti. Ma una cosa la sappiamo: tra i due, quello che mente professionalmente da trent'anni è lui. L'altro, da noi, è lei.
C'è però una questione filosofica che nessuno affronta. Meloni è il capo riconosciuto dell'Internazionale Nazionalista. Bella trovata. Un'Internazionale di gente che non vuole stare con nessuno. Un club di solisti. Una federazione di "prima noi". Prima l'America, prima l'Ungheria, prima l'Italia: quando si siedono allo stesso tavolo, ognuno tira la tovaglia dalla propria parte. E prima o poi — lo insegna la storia, con quella sua antipatica abitudine di aver sempre ragione — i nazionalismi finiscono per farsi la guerra tra loro. L'Internazionale Nazionalista è come una gara di nuoto in cui tutti nuotano verso riva propria. Trump l'ha umiliata davanti al mondo. Ma forse le ha reso un servigio: adesso può divorziare dal trumpismo senza sembrare ingrata. La ingrata è già lui. In fondo, essere mollata dal pazzo più famoso del pianeta potrebbe persino farle simpatia.
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