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sabato 6 giugno 2026

BARBAGALLO E LA REGIONE DEGLI SMEMORATI

 


Dal governo Crocetta alle partecipate regionali, il Pd denuncia oggi un sistema che ha contribuito a gestire per anni. La memoria, in politica, conta quanto le accuse.

Anthony Barbagallo attacca il governo Schifani e descrive una Regione piegata a logiche di potere, spartizioni e clientele. È il ruolo dell'opposizione. Ma c'è un problema: chi parla non è un osservatore esterno. È un dirigente politico che ha governato la Sicilia e appartiene a un partito che per anni ha partecipato alla gestione di quel sistema che oggi denuncia. Barbagallo è stato deputato regionale della maggioranza Crocetta e assessore regionale dal 2015 al 2017. Non un passante della politica siciliana, ma uno dei protagonisti di una stagione che avrebbe dovuto rappresentare la svolta morale e amministrativa dell'Isola. Eppure proprio gli anni del governo Crocetta furono caratterizzati da una continua instabilità politica. Tra rimpasti, sostituzioni e ridefinizioni degli equilibri, la giunta cambiò volto decine di volte. La promessa della rivoluzione amministrativa lasciò spazio a una navigazione spesso condizionata dalle esigenze della maggioranza e dagli assetti interni ai partiti.

Se oggi il Pd denuncia la lottizzazione degli enti regionali, dovrebbe ricordare che il tema delle nomine non nasce con Schifani. Basti pensare alle polemiche che accompagnarono negli anni le designazioni nelle società partecipate, negli enti di sottogoverno e negli organismi regionali durante le stagioni in cui il centrosinistra esercitava responsabilità di governo. Lo stesso vale per la sanità. Le criticità organizzative, le liste d'attesa, le difficoltà nella programmazione territoriale e le contestazioni sulla gestione amministrativa non sono fenomeni comparsi nel 2022. Sono questioni che attraversano governi di ogni colore politico. Attribuirle esclusivamente all'attuale esecutivo significa raccontare una verità parziale.

C'è poi il nodo della formazione professionale, terreno sul quale per anni si sono consumate battaglie politiche, polemiche giudiziarie, sprechi denunciati e riforme annunciate. Anche in quel caso il Pd non sedeva tra gli spettatori, ma tra coloro che avevano il compito di cambiare le cose. Questo non assolve Schifani da errori e responsabilità. Ma una critica è credibile quando riconosce anche il proprio passato. Diversamente diventa esercizio di memoria selettiva. La Sicilia ha bisogno di opposizioni severe e governi efficienti. Ma ha bisogno soprattutto di una politica che smetta di comportarsi come se la storia iniziasse sempre il giorno dopo la propria uscita dal potere. ♓


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