a cura di Anna Lombardo
Dove finisce la famiglia inizia il vuoto che nessuno vuole guardare.
C'è una categoria di dolore che le città mediterranee praticano in silenzio: il dolore dei bambini invisibili. Non quelli che finiscono sui giornali con storie pittoresche di foreste e pedagogi alternativi. I bambini davvero invisibili abitano certi piani di certi palazzi dove la miseria non ha nulla di romantico — niente capanne né filosofie, solo buio, chiusure, adulti che hanno smesso di essere tali. Messina li conosce. Li conosce Provinciale, li conosce Fondo Fucile, li conoscono i borghi della fascia jonica dove la povertà si è seduta e ha deciso di restare. Li conoscono soprattutto i piccoli comuni dell'hinterland, dove la distanza dal capoluogo si misura non in chilometri ma in servizi assenti e diritti che esistono sulla carta con la concretezza dei castelli in aria.
Dire che i servizi sociali mancano è inesatto, oltre che ingiusto verso chi li abita con dedizione. Sono inadeguati — strutturalmente, cronicamente — a rispondere alla domanda di miseria che si eleva silenziosa da ogni periferia, da ogni comune che arranca sotto un bilancio che non torna. Non torna per una ragione precisa che raramente viene detta: gli amministratori che vogliono essere rieletti hanno imparato che è più conveniente chiudere un occhio sull'evasione fiscale che chiedere ai cittadini di pagare quanto dovuto.
Così oltre la metà della popolazione mette le mani in tasca all'altra, e a farne le spese sono i servizi più fragili — quelli che assistono chi non vota compatto e non ha lobby. Non c'è trippa per i servizi sociali, recita il bilancio. E il bilancio è lo specchio fedele di una scelta politica che si preferisce non nominare. Eppure è da quei servizi — quando sono presìdi e non stipendifici, quando conservano il senso della propria vocazione civile — che dipende la differenza tra un bambino visto e un bambino perduto. Non c'è altra istituzione capace di farlo: non la scuola sopraffatta, non il vicinato disgregato, non la parrocchia che arriva dove arriva. Solo un servizio sociale che entri nelle case, che torni la settimana dopo, che non si accontenti della firma sul modulo, può colmare il vuoto tra una porta chiusa e una tragedia. A Messina come nei comuni della provincia, questo non è utopia: è la condizione minima perché una comunità meriti ancora di chiamarsi tale. I bambini invisibili meriterebbero, almeno, di essere visti.
Nessun commento:
Posta un commento
Puoi commentate senza volgarità