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giovedì 11 giugno 2026

IL VOTO CHE NON S'HA DA FARE



 Ovvero: come i partiti italiani custodiscono gelosamente il diritto di scegliere per voi


Riforma elettorale, preferenze e partiti: la commedia italiana che non finisce.
 

C'è, nella vita parlamentare italiana, un rito antico e consolante come la messa di mezzanotte: ogni qual volta si mette mano alla legge elettorale, qualcuno propone di restituire ai cittadini il voto di preferenza, e qualcuno — con assai maggiore determinazione — provvede a negarglielo. Fratelli d'Italia presenterà l'emendamento. I bookmaker di Montecitorio scommettono sulla sua bocciatura. Non perché manchino i principi — i principi abbondano, in Parlamento, come le cravatte — ma perché abbondano anche gli eletti che di voti propri ne hanno pochini, e che alla benevolenza del capo devono tutto: il seggio, il rimborso, il sorriso in copertina. Un parlamentare debitore è un parlamentare disciplinato. La matematica, in politica, non mente mai.

Si dirà: il voto di preferenza ha i suoi guai, incentiva le guerre intestine, apre le porte al finanziamento illecito. Tutto vero. Ma il rimedio che si propone — ovvero nessun rimedio — ha prodotto questa magnifica situazione: solo l'8% degli italiani dichiara fiducia nei partiti, il 63% degli astenuti si astiene per disinteresse, il 26% per rabbia, e il residuo si presenta alle urne con lo spirito di chi compila una schedina del Superenalotto sapendo già che non vincerà. Alle ultime amministrative il 49% degli aventi diritto non ha votato. Se l'astensionismo fosse un partito, starebbe formando il suo terzo governo consecutivo.

Alexis de Tocqueville scrisse che senza la partecipazione dei cittadini la democrazia si riduce a procedura vuota. Bobbio ripeté il concetto con la pazienza sfibrante del professore che spiega la stessa cosa a generazioni di studenti distratti. Inutile: oggi il 60% dei quattordicenni non si informa mai di politica, e la democrazia parlamentare rappresenta, nel migliore dei casi, il 27% del corpo elettorale. Il re è nudo, i sudditi guardano altrove, i sarti confezionano abiti magnifici che nessuno indossa. La prossima riforma — di cui già si annuncia che non introdurrà le preferenze — sarà presentata, come sempre, come una svolta epocale. In fondo, per scegliere i propri rappresentanti bisognerebbe prima volerli scegliere. E questo è un problema che nessuna legge elettorale ha mai saputo risolvere.♓

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