Buone notizie, gente: secondo l'Ubs il pianeta è meno povero di venticinque anni fa, e la banca svizzera - istituto notoriamente specializzato in filantropia spicciola - ce lo comunica con la faccia compunta di chi annuncia una guarigione miracolosa. La fascia di umanità con un patrimonio sotto i diecimila dollari si è quasi dimezzata, dicono, ed è tutto vero, sacrosanto, statisticamente ineccepibile. Peccato che a raccontare la stessa storia sia bastato guardare fuori dalla finestra di qualunque famiglia media, la cui ricchezza mediana, guarda un po', è scesa mentre quella dei ricchi correva che era un piacere. Ma questo l'Ubs lo scrive in fondo, con il carattere piccolo, dove di solito si nascondono le clausole vessatorie dei contratti.
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mercoledì 1 luglio 2026
RICCHI SEMPRE PIÙ RICCHISSIMI
CORSIVO
Il bello arriva quando gli economisti, gente seria, ci spiegano che bisogna "distinguere le disuguaglianze dalla povertà assoluta", come se il tizio che vede il proprio stipendio fermo da un decennio dovesse consolarsi sapendo che tecnicamente non è più povero in senso assoluto, solo relativamente umiliato. E mentre lui resta lì, coi suoi risparmi che si squagliano sotto l'inflazione, i patrimoni sopra i cinque milioni continuano a lievitare all'otto, nove per cento l'anno, con la stessa naturalezza con cui un fiume scorre verso il mare o verso Lugano, per essere precisi geograficamente.
E allora arriva la domanda, semplice semplice, formulata da un economista che evidentemente non teme per la cattedra: tassare lo 0,5% più ricco del pianeta colpirebbe, appunto, lo 0,5%. E allora perché il restante 99,5%, che pure ci guadagnerebbe, si oppone con lo zelo di chi difende un patrimonio che non ha? Perché ci hanno convinto che il milione, la ricchezza, sia dietro l'angolo. Basta aspettare, dicono. E noi aspettiamo, sempre più poveri e sempre più fiduciosi.
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