Cerca nel blog

martedì 14 luglio 2026

La prevenzione , purtroppo , è diventata una roba da ricchi



di AG Rizzo * 

 Ci diciamo sempre che "la salute non ha prezzo". 

Una frase bellissima, perfetta per le frasi dei baci perugina , che però si infrange rovinosamente contro la vetrata di un Cup o lo schermo del bancomat. 

Perché la verità, cruda e spietata, è che nel 2024 la prevenzione oncologica in Italia ha un prezzo eccome. E milioni di italiani non possono più permetterselo.


Parliamo di numeri, quelli che fanno male. L'anno scorso, oltre 7,6 milioni di persone sono rimaste tagliate fuori dai programmi di screening oncologico "gratuiti" del nostro caro Servizio Sanitario Nazionale. 


“ Gratuiti", esatto. 

Quel concetto stupendo per cui lo Stato ti invita a fare un controllo salvavita, ma poi, tra liste d'attesa bibliche e disorganizzazione, ti costringe implicitamente a strisciare la carta di credito nel settore privato. O peggio, a rinunciare.


E a furia di rinunciare, il conto si paga in vite umane. 

Il bilancio di questa disfatta silenziosa è pesantissimo: oltre 50.300 tumori e lesioni pre-cancerose sono passati inosservati


Più di cinquantamila bombe a orologeria che i programmi organizzati avrebbero potuto intercettare e disinnescare in tempo, permettendo cure tempestive, meno invasive, salvifiche. Invece, chiudendo i consultori o allungando i tempi, abbiamo semplicemente lasciato che il tempo giocasse a favore del cancro.

L'analisi della Fondazione GIMBE ci sbatte in faccia un'Italia spaccata. 

Una Repubblica fondata sul "dipende da dove nasci", con un Mezzogiorno lasciato in affanno cronico. 

L'articolo 32 della Costituzione, quello che tutela la salute come "fondamentale diritto", evidentemente in certe Regioni è considerato solo un cordiale suggerimento.

Ma c'è un altro dato che brucia ed è la scarsissima adesione. 

Si presenta ai controlli solo una persona su due per gli screening della mammella e della cervice uterina, e addirittura una su tre per il colon-retto.

Perché la gente non ci va? Disinformazione? Paura? Certo. 

Ma c'è un elefante nella stanza di cui la politica non ama parlare ed è l'angoscia economica

Quando lottare per arrivare a fine mese è il tuo lavoro a tempo pieno, la prevenzione diventa un lusso mentale e materiale. Subentra un pensiero strisciante e amaro: "Se mi trovano qualcosa, poi come faccio? Chi mi paga se perdo giorni di lavoro? 

Come mi pago la risonanza di controllo che l'SSN mi fisserà nel duemilamai?"

È qui che il dito puntato contro "chi non si fa controllare" deve abbassarsi. 

Non possiamo fare la morale sulle mancate diagnosi senza vedere le macerie sociali in cui le persone sopravvivono. 

Non si può chiedere a una persona che affoga nei debiti di preoccuparsi di prenotare la mammografia.

Ammalarsi non può diventare una colpa per chi non ha i soldi per prevenire, né salvarsi la vita può dipendere dal CAP di residenza o dalla fascia ISEE. 

Abbiamo almeno 50.300 motivi per indignarci, e 7,6 milioni di persone a cui un Paese civile dovrebbe, prima di tutto, chiedere scusa.


*


Nessun commento:

Posta un commento

Puoi commentate senza volgarità

QUANDO LE SARDE SOGNARONO DI ESSERE PESCESPADA

  Una leggenda di mare, tra invidia e riscatto: gli involtini che regalano nobiltà al pesce più umile dello Stretto. Si racconta, tra i pesc...