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lunedì 13 luglio 2026

LA GUERRA CHE NON UCCIDE: L'ERESIA UCRAINA CONTRO IL NOVECENTO

 CORSIVO 




Una strategia che disarma l’aggressore senza massacrare i civili, e riscrive le regole del conflitto moderno.


Albert Einstein, con la sua ironia da profeta riluttante, immaginava una Quarta guerra mondiale combattuta a colpi di pietre. Non prevedeva che un popolo, schiacciato da un’invasione e abbandonato alle cautele dei suoi alleati, avrebbe trovato una terza via: né atomica né clava, ma ingegno. L’Ucraina, cui nessuno avrebbe dato un soldo bucato, ha trasformato la sproporzione militare in un laboratorio strategico. Mentre Mosca brandiva la minaccia nucleare come un rosario profano, Kiev ha risposto con la geometria dei droni: silenziosi, economici, ostinati. Non colpiscono città, non inseguono civili, non cercano gloria nelle rovine. Mirano alle vene dell’aggressore: raffinerie, depositi, linee di rifornimento. È la guerra che non uccide, la più radicale smentita del Novecento bellico. Einstein, che temeva l’Apocalisse, avrebbe sorriso davanti a questa matematica della sopravvivenza, a questa terza via che disinnesca la paura senza alimentare la carneficina.

Gli ultimi bersagli – Ilsky, Perm, Omsk – sono mappe di un nuovo atlante militare: chilometri divorati da piccoli congegni che costano quanto un’utilitaria e valgono quanto un esercito. L’Ucraina ne produce sette milioni l’anno, esporta tecnologia, costruisce un’industria che è insieme difesa, diplomazia, deterrenza. E mentre la Russia si ritrova a corto di carburante, di energia, di narrazioni, i droni ucraini diventano la dimostrazione che la guerra può essere sottratta alla logica del massacro. Non è pacifismo da convegno, ma pacifismo operativo: impedire al nemico di combattere senza togliergli la vita. Forse bisognerebbe candidare gli ingegneri ucraini al Nobel, benché il mondo preferisca le favole ai fatti. Ma chi non è cieco vede che, in mezzo al fumo delle raffinerie, si sta scrivendo una pagina nuova: la guerra che non uccide, la più paradossale e concreta forma di pace armata.


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