Sciopero Atm, il rito che si ripete
Titolo: Il pugno, il codice della strada e la memoria corta della città.
Venerdì i bus si fermeranno quattro ore, dalle 16 alle 20. Tre aggressioni in una settimana - uno schiaffo per un semaforo rosso, un inseguimento fino in stazione, un pugno in pieno volto per una bicicletta rifiutata - hanno fatto quello che mesi di lettere sindacali non erano riusciti a fare: hanno acceso, per qualche giorno, l'attenzione della città. Poi, si sa come va: il sindaco convoca il comitato per l'ordine pubblico, il prefetto promette un tavolo, i giornali titolano "emergenza sicurezza", e fra due settimane la vicenda tornerà nel cassetto dove riposano tutte le altre. Perché di aggressioni agli autisti Atm si parla, a Messina, da almeno un decennio. Cambiano i nomi, cambiano le linee, resta identico il copione: denuncia, sdegno, silenzio.
Vale la pena notare un dettaglio che smonta la narrazione più comoda: l'ultimo aggressore non è lo straniero di passaggio buono per il titolo urlato, è un cittadino qualunque, italiano, esasperato da una regola elementare - niente bici a bordo - che non ha voluto accettare. Il problema, dunque, non è etnico né importato: è endovenoso, scorre nelle vene di una città che ha smarrito l'abitudine al limite e al rispetto reciproco. E se fuori dai mezzi la strada è già terreno di prepotenza quotidiana, è illusorio pensare che dentro un autobus, senza alcun presidio, la stessa violenza si fermi educatamente alla porta.
Eppure bastano poco, altrove, per arginarla.
A Milano e Torino i conducenti hanno pulsanti d'allarme silenziosi collegati direttamente alla centrale operativa. A Barcellona le paratie di protezione del posto guida sono obbligatorie su tutta la flotta urbana. In Germania, dove il problema è meno acuto ma non assente, funziona soprattutto la certezza della sanzione: telecamere onnipresenti e denunce che arrivano davvero a processo. Nessuna di queste misure richiede investimenti faraonici: una paratia costa quanto un tagliando, un pulsante d'emergenza quanto un abbonamento telefonico annuale. Quello che serve non è il bilancio, è la volontà.
Un'ultima cosa, non secondaria. L'autista Atm, quando è al volante, è pubblico ufficiale: rappresenta lo Stato nella sua forma più feriale e quotidiana. Offenderlo, colpirlo, non è un fatto di cronaca minuta fra due sconosciuti: è un affronto al patto civile che tiene insieme la città. Bisognerebbe ricordarselo, non solo il venerdì dello sciopero.
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