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lunedì 13 luglio 2026

SCURRIA E L'INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DI RITROVARSI SOLO

 


Quando la coalizione scappa sul carro del vincitore, resta chi ha il coraggio di dire no.

Messina attendeva una seduta tranquilla, una di quelle in cui il Consiglio comunale ratifica ciò che è già stato apparecchiato altrove. La delibera sulle Commissioni permanenti sembrava il più innocuo dei passaggi. E invece, nel pomeriggio, la sala si è trasformata in un piccolo laboratorio di viltà politica: cinque ore di tensioni, imbarazzi, silenzi pesanti. A rompere l’incantesimo non è stata la maggioranza di Basile Federico, compatta e muta come un ufficio stipendi, ma Marcello Scurria, che ha scoperto l’insostenibile leggerezza di ritrovarsi solo. Solo perché ha detto no. Solo perché ha osato disturbare il manovratore. La sua coalizione di centro destra si è spaventata. Sono saliti sul carro del vincitore con l’ansia di garantirsi un posticino per i prossimi cinque anni: tengono famiglia, il mutuo pesa, l’auto nuova costa, e l’inflazione - si sa - rende gli uomini liberi dagli impegni di coalizione. Meglio non rischiare, meglio non parlare, meglio non opporsi. Così Scurria è rimasto solo. 

Il PD, invece, ha fatto ciò che raramente fa: ha scelto la politica. Non il gioco delle tre carte, non il baratto delle presidenze, non la ricerca di una sedia in più. Ha capito che, se l’unico a opporsi era Scurria, lasciarlo solo avrebbe trasformato il Consiglio in un passacarte. Così i democratici hanno deciso di sostenerlo: non per amore dell’avvocato, ma per amore della dialettica. Una maggioranza senza opposizione degna diventa indegna essa stessa.

E qui la storia offre la sua metafora più tagliente. Tiberio Claudio Nerone non fu ricordato grande perché fu grande: fu un imperatore feroce, nepotista, incapace di difendere i confini. La sua grandezza postuma deriva dal suo oppositore, Publio Cornelio Tacito, che ne raccontò le ombre con tale lucidità da renderlo immortale. Così, nel piccolo teatro messinese, la dignità del Consiglio non l’ha salvata la maggioranza: l’ha salvata il dissenso di un uomo solo. Con tutti i suoi zigzag, con tutta la sua ondivaghità da globe trotter della politica cittadina, Scurria è stato l’unico a ricordare che la democrazia vive di frizioni, non di automatismi. E che, talvolta, basta un no per far politica mentre gli altri contano le sedie. 


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