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venerdì 16 ottobre 2026

Il veleno invisibile nel nostro bicchiere: la verità su PFAS, farmaci e microplastiche nell'acqua italiana

 


Aprite il rubinetto. L'acqua scorre fresca, limpida, rassicurante. Ne riempite un bicchiere e lo bevete. È un gesto quotidiano, così naturale che diamo per scontato un principio base: ciò che è trasparente deve per forza essere puro. Purtroppo, non è più così.

Oggi, nei nostri fiumi, nei laghi e nelle falde sotterranee, si annida una minaccia che non ha sapore, non ha odore e non si fa vedere. 


È un inquinamento silenzioso fatto di residui farmaceutici, pesticidi, PFAS (i cosiddetti "inquinanti eterni") e microplastiche. Non macchiano l'acqua, ma presentano un conto spaventoso in termini ambientali, sanitari ed economici.

I depuratori convenzionali fanno fatica a trattenere queste sostanze, che arrivano ininterrottamente da scarichi industriali, civili, ospedalieri e dai deflussi degli allevamenti intensivi. 

Le evidenze scientifiche, messe sul tavolo a Roma durante l'VIII Forum Acqua promosso da Legambiente e Utilitalia, non ammettono repliche.

Per capire la portata del fenomeno, dobbiamo guardare i numeri dritti in faccia. Secondo l'elaborazione dei dati ufficiali E-PRTR, tra il 2007 e il 2023 le industrie italiane monitorate hanno riversato nelle nostre acque oltre 7.500 tonnellate di inquinanti. 

Parliamo di metalli pesanti, pesticidi e solventi clorurati. 

E poi c'è l'invasione della plastica: il progetto LIFE Blue Lakes ha rilevato la presenza di microplastiche nel 98% dei campioni prelevati nei laghi di Bracciano, Trasimeno e Piediluco. 

Sono state trovate nel Po e persino nelle falde acquifere più profonde, quelle che consideravamo inviolabili.

Ma c'è un risvolto ancora più inquietante, ed è qui che la metrica ambientale incrocia drammaticamente la nostra salute.


 Uno studio recente del Cnr-Irsa ha evidenziato come le microplastiche possano fungere da "taxi" per la proliferazione e la persistenza dei geni legati all'antibiotico-resistenza. 

Fermiamoci un attimo a riflettere su questo dato: secondo l'Istituto Superiore di Sanità (ISS), l'antibiotico-resistenza uccide in Italia circa 12.000 persone ogni anno. 


Dodicimila vite spezzate perché i farmaci non fanno più effetto. 

Se l'inquinamento idrico accelera questo processo, non stiamo più parlando solo di tutela degli ecosistemi, ma di una bomba a orologeria per la salute pubblica.

A peggiorare un quadro già fragile ci pensa la crisi climatica.

 È una morsa letale: le piogge estreme e le alluvioni lavano via i contaminanti dai terreni gettandoli con violenza nei corsi d'acqua; le siccità prolungate, al contrario, prosciugano i bacini riducendo la diluizione degli scarichi e concentrando i veleni. 

L'acqua evapora, l'inquinamento resta. In tutto questo, l'Italia sconta una rete di monitoraggio a macchia di leopardo, frammentata e disomogenea, che ci impedisce di avere una mappa chiara del rischio reale.

La nuova Direttiva Europea 2026/805, entrata in vigore a maggio, offre uno scudo normativo per tutelare i nostri bacini. 

Ora tocca all'Italia recepirla, in tempi rapidi e senza annacquare le regole.

Nessuno di noi ha un laboratorio chimico in cucina per analizzare l'acqua con cui cuoce la pasta o riempie la borraccia dei propri figli. 


Ma abbiamo una voce. Possiamo e dobbiamo pretendere dati chiari, monitoraggi capillari e una trasparenza assoluta su ciò che esce dai nostri rubinetti. Perché la sicurezza idrica non è un lusso, né una questione per soli addetti ai lavori: riguarda la nostra sopravvivenza biologica e la salute di chi verrà dopo di noi. L'acqua limpida non basta più: abbiamo il diritto all'acqua pulita.

giovedì 15 ottobre 2026

L’INCHIESTA- Il Sud a secco, l’Europa sotto ricatto energetico: chi decide e chi paga

 


Dalle pompe vuote in Calabria alle proteste pugliesi: le responsabilità delle strategie americane, le fragilità europee e una dipendenza dal trasporto su gomma costruita in decenni di scelte politiche.


Inchiesta e analisi su fonti pubbliche


Il caro energia diventa una questione personale quando devi scegliere quale spesa rimandare. Quando il pieno serve per andare a lavorare, quando il trattore deve entrare in campo, quando una consegna lascia meno denaro di quanto ne costi.


In Calabria questa fragilità ha assunto una forma concreta: distributori senza carburante, code, automobilisti alla ricerca di una pompa ancora aperta. Le cronache del 15 ottobre documentano difficoltà a Cosenza e Catanzaro e proteste nel Foggiano, anche al casello di Candela. Conftrasporto chiede una convocazione urgente al governo e prospetta la valutazione di un fermo nazionale. È una minaccia di mobilitazione, non un blocco nazionale già avvenuto. (ansa.it)


Occorre distinguere anche le cause delle cisterne vuote. Nelle notizie raccolte compaiono le proteste davanti alla raffineria di Taranto, i timori per il fermo dell’autotrasporto e la corsa preventiva al pieno. Il rincaro internazionale e l’interruzione locale dei rifornimenti si sovrappongono, ma non sono la stessa cosa. Un distributore esaurito non dimostra, da solo, che l’Italia abbia finito il carburante. Dimostra quanto rapidamente un sistema sotto pressione possa incepparsi. (ansa.it)


Questa precisione non attenua la gravità della crisi. Permette di individuare responsabilità reali, invece di disperdere la rabbia.


Il gasolio è diventato un punto debole dell’economia


Il rapporto dell’Agenzia internazionale dell’energia pubblicato il 14 ottobre descrive un mercato del diesel fortemente compromesso. A settembre le esportazioni mondiali risultavano inferiori di circa 700.000 barili al giorno rispetto a un anno prima. Le maggiori forniture di altri produttori non avevano compensato le perdite provenienti dalla Russia e dal Medio Oriente. L’Agenzia prevede tensioni persistenti anche nel 2027: una previsione, non una certezza immutabile. (iea.org)


Il problema non riguarda soltanto quanto petrolio viene estratto. Contano le raffinerie che funzionano, i prodotti che riescono a ottenere, le navi disponibili, le rotte percorribili e il costo delle consegne. Si può avere petrolio sul mercato e, contemporaneamente, una disponibilità insufficiente di gasolio nei luoghi dove serve.


Per questo il prezzo del greggio, preso isolatamente, non racconta tutta la crisi. Secondo lo stesso rapporto, le quotazioni all’ingrosso del diesel avevano raggiunto a settembre livelli eccezionali, intorno a 220 dollari al barile in Europa e negli Stati Uniti. Sono prezzi di mercato del prodotto raffinato, non prezzi alla pompa convertibili automaticamente in euro al litro. (iea.org)


Per un’impresa di trasporto, la conseguenza è elementare: anticipare più denaro per svolgere lo stesso lavoro. Per una famiglia, il rischio è pagare l’energia direttamente e poi ritrovarla, una seconda volta, incorporata nel prezzo delle merci.


Washington deve rispondere delle conseguenze delle proprie scelte


La guerra che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran e le interruzioni dei traffici nel Golfo sono fattori centrali della crisi energetica del 2026. Il collegamento fra conflitto, difficoltà degli approvvigionamenti e rincari è documentato dalla cronaca economica internazionale. Non è necessario ricorrere a retroscena indimostrabili per chiamare in causa la responsabilità politica dell’amministrazione americana. (reuters.com)


Chi decide un’azione militare in un’area decisiva per l’energia mondiale deve rispondere anche delle conseguenze economiche prevedibili. La sicurezza non può essere misurata soltanto attraverso gli obiettivi militari, ignorando ciò che accade alle imprese, ai salari e ai bilanci familiari dei Paesi alleati.


Il 12 ottobre Reuters riferiva un aumento superiore al 150% dall’inizio dell’anno del prezzo europeo di riferimento del gas, collegato alle interruzioni dei flussi attraverso Hormuz e alla maggiore competizione internazionale per il GNL disponibile. Il dato riguarda il mercato all’ingrosso: non significa che ogni bolletta domestica sia aumentata nella stessa proporzione. (reuters.com)


Da qui nasce una domanda politica legittima: quali valutazioni preventive sono state compiute sui costi che queste strategie avrebbero scaricato sull’Europa?


Ma attribuire ogni responsabilità a Washington sarebbe un’altra scorciatoia. Gli attacchi alle infrastrutture e alla navigazione, da qualunque attore provengano, aggravano la crisi. E i governi europei conservano la responsabilità delle proprie decisioni: non possono presentarsi come protagonisti ai vertici internazionali e come spettatori impotenti quando arriva il conto.


L’Europa ha cambiato fornitori. Non ha eliminato la vulnerabilità


Anche la ricostruzione della crisi precedente richiede onestà. Il rincaro energetico era iniziato nel 2021, con la ripresa della domanda dopo la pandemia. L’invasione russa dell’Ucraina e i tagli delle forniture russe hanno poi aggravato drasticamente la situazione. Raccontare tutto come una semplice rinuncia europea a energia economica, imposta dall’America, cancella passaggi essenziali. (consilium.europa.eu)


La quota russa nelle importazioni europee di gas è scesa dal 45% nel 2021 al 13% nel 2025. Questo dimostra un cambiamento profondo, ma anche che i rapporti energetici non erano stati recisi completamente e immediatamente. (consilium.europa.eu)


Il punto critico è un altro: sostituire una dipendenza con forniture acquistate su mercati internazionali esposti a guerre e concorrenza non equivale a raggiungere l’autonomia.


Già nel rapporto del febbraio 2025, prima dell’attuale aggravamento, la Commissione europea segnalava prezzi industriali di gas ed elettricità ancora da due a quattro volte superiori a quelli dei principali partner commerciali. È un confronto riferito a quel rapporto, non una misura identica per ogni impresa e ogni contratto di oggi. (eur-lex.europa.eu)


Quando una fabbrica affronta costi energetici strutturalmente maggiori, la competitività non si recupera chiedendo altri sacrifici ai dipendenti. E la risposta non può esaurirsi in sussidi emergenziali ripetuti: servono investimenti capaci di ridurre l’esposizione al prossimo shock.


La scelta italiana della gomma: gli interessi industriali sono documentati


La vulnerabilità italiana ha radici precedenti agli anni Settanta e Ottanta.


La ricostruzione storica pubblicata da Treccani colloca già negli anni Cinquanta la preferenza crescente per la motorizzazione rispetto alla ferrovia. Descrive il ruolo di Fiat, Pirelli, Italcementi, Italstrade e degli interessi petroliferi e assicurativi nel sostenere lo sviluppo stradale e autostradale. La convergenza fra politica pubblica e grandi interessi industriali, dunque, non è una fantasia. (treccani.it)


Le autostrade contribuirono alla modernizzazione del Paese. Ma intorno a esse si consolidò anche un modello nel quale l’espansione della mobilità alimentava la domanda di veicoli, pneumatici, carburanti e costruzioni.


La responsabilità politica sta nell’aver trattato troppo spesso gli interessi di quella filiera come se coincidessero integralmente con l’interesse nazionale. L’Italia aveva bisogno di collegamenti moderni; aveva anche bisogno di alternative efficienti.


Gli anni Settanta e Ottanta, però, non possono essere raccontati come una sequenza ininterrotta di regali alla strada e abbandono assoluto delle ferrovie. La legge 492 del 1975 sospese la costruzione di nuove autostrade e tratte non ancora appaltate. La legge 17 del 1981 finanziò un programma di potenziamento e ammodernamento ferroviario. Questi provvedimenti esistono e vanno inclusi nella ricostruzione. (gazzettaufficiale.it, gazzettaufficiale.it)


L’accusa più solida riguarda quindi l’incapacità di correggere efficacemente lo squilibrio consolidato. Non basta approvare un piano: bisogna verificare che produca servizi competitivi, collegamenti utilizzabili e una reale possibilità di scelta.


Il numero che misura la nostra esposizione


Secondo Istat, nel 2024 la strada rappresentava l’86,9% del trasporto terrestre di merci misurato in tonnellate-chilometro, nel confronto fra strada e ferrovia analizzato dall’Istituto. Non è corretto trasformare questa percentuale in una quota indistinta di “tutte le merci”, includendo implicitamente anche il trasporto marittimo. (istat.it)


Il dato resta impressionante. E la distanza non si sta colmando: fra il 2014 e il 2024, la prestazione del trasporto stradale è cresciuta del 29,6%, quella ferroviaria del 13,8%, sempre in tonnellate-chilometro. (istat.it)


L’autotrasportatore non è il responsabile di questa dipendenza. È chi la tiene in piedi ogni mattina.


Chiedergli di assorbire indefinitamente il rincaro del gasolio significa pretendere che una piccola impresa finanzi da sola le conseguenze della geopolitica. Immaginare, all’opposto, di sostituire tutti i camion con i treni significa ignorare la distribuzione locale e l’ultimo tratto delle consegne.


La direzione ragionevole è integrare camion, ferrovia e navigazione, rendendo disponibili alternative sulle percorrenze dove possono funzionare. Anche treni e navi consumano energia: il vantaggio è ridurre la concentrazione del rischio e organizzare meglio i flussi.


Il conto deve arrivare anche a chi governa


Servono risposte immediate sui rifornimenti e sostegni mirati a chi rischia di fermarsi. Ma occorre chiedere conto anche di ciò che viene dopo: collegamenti ferroviari merci, accessi ai porti, terminali, reti elettriche, produzione energetica meno dipendente dalle importazioni.


Per il Mezzogiorno queste non sono voci astratte di un programma. Sono condizioni per poter lavorare senza essere travolti a ogni nuova crisi.


Comprendere la disperazione di chi protesta non obbliga a considerare utile qualunque blocco. Una mobilitazione che interrompe le consegne può scaricare altro dolore su lavoratori e famiglie già in difficoltà. Proprio per questo la politica deve intervenire prima che la protesta diventi l’unico modo per essere ascoltati.


Il giudizio sui governi dovrebbe partire da domande verificabili: quali rischi avevano previsto? Quali alternative hanno costruito? Chi beneficia delle decisioni e chi ne sostiene il costo?


La politica energetica si giudica anche da qui: dalla possibilità di lavorare, riscaldarsi e fare la spesa senza diventare più poveri.


Il cartello “Prodotto esaurito” descrive una cisterna. Sarebbe grave se finisse per descrivere anche la fiducia di chi continua a pagare.

SICILIA FLASH Giovedì 15 ottobre 2026 INIZIATIVA DEMOCRATICA E POPOLARE La Sicilia dei fatti, oltre gli annunci.

 


CALL CENTER, SETTEMILA POSTI A RISCHIO: L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE CAMBIA IL LAVORO, MA CHI PROTEGGE I LAVORATORI?


Le organizzazioni sindacali lanciano un allarme sulla crisi del settore dei call center siciliani, denunciando oltre 7.000 posti di lavoro potenzialmente a rischio nell’Isola. Secondo Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil, la riduzione delle commesse, le gare al massimo ribasso e la crescente automazione stanno mettendo in difficoltà numerose aziende, con particolare impatto sull’occupazione palermitana. È stato proclamato uno sciopero nazionale per l’11 novembre; la stima dei posti a rischio proviene dai sindacati e non rappresenta un numero di licenziamenti già effettuati. L’intelligenza artificiale può migliorare produttività e servizi, ma la transizione tecnologica richiede formazione, riconversione professionale e strumenti di protezione sociale.


Fonte: ANSA Sicilia – 14 ottobre 2026, ore 16:09⁠. 


SIRACUSA, APPALTI PUBBLICI SOTTO INCHIESTA: INDAGATO ANCHE IL SINDACO


Nuovo sviluppo nell’indagine coordinata dalla Procura europea sui presunti appalti irregolari del Comune di Siracusa. Tra gli indagati figura anche il sindaco Francesco Italia, mentre nei confronti di altri soggetti sono state eseguite sette misure cautelari; l’inchiesta riguarda, tra l’altro, interventi finanziati con fondi europei per l’accoglienza dei lavoratori migranti a Cassibile. Il primo cittadino ha dichiarato di non disporre ancora degli atti ufficiali necessari per valutare le contestazioni. Nessuna responsabilità penale può essere considerata accertata in questa fase: il procedimento dovrà chiarire fatti, ruoli individuali ed eventuali illeciti.


Fonti: ANSA – Aggiornamento del 14 ottobre⁠ · ANSA – Dettagli dell'inchiesta EPPO⁠. 


ISOLE MINORI, CAMBIANO LE REGOLE DEI COLLEGAMENTI: LA REGIONE PREPARA UNA GARA UNICA


La Regione Siciliana ha avviato una consultazione di mercato per riorganizzare i collegamenti marittimi con Eolie, Egadi, Ustica, Pantelleria e Pelagie. Gli operatori dovranno comunicare entro il 9 novembrela propria disponibilità a effettuare i servizi alle condizioni indicate, consentendo di valutare quali collegamenti richiedano compensazioni pubbliche. Nel 2025 i cinque sistemi insulari hanno registrato complessivamente 3,79 milioni di passeggeri, con una crescita del 13,4% rispetto al 2022. Il progetto è ancora nella fase preliminare: per i residenti il risultato più importante sarà disporre di collegamenti regolari, accessibili e sostenibili anche nei mesi invernali.


Fonte: ANSA Sicilia – 14 ottobre 2026⁠. 


MARSALA, UNDICI MILIONI DI DANNI: LA RICOSTRUZIONE CERCA RISORSE EUROPEE


Il Comune di Marsala ha stimato in circa 11 milioni di euro i danni provocati dalle trombe marine che hanno colpito il territorio insieme a Petrosino. Almeno cinque milioni sarebbero necessari per recuperare la scuola De Gasperi-De Vita, gravemente danneggiata e dichiarata inagibile; gli studenti dovranno temporaneamente frequentare altri edifici scolastici. La sindaca Andreana Patti ha incontrato a Bruxelles il vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto per valutare possibili strumenti di sostegno finanziario. Le risorse non risultano ancora assegnate: la priorità è trasformare la ricognizione dei danni in interventi tempestivi per famiglie, scuole e imprese.


Fonte: ANSA Sicilia – 14 ottobre 2026⁠. 


CATANIA, INVESTIMENTO NEL DIGITALE: RINNOVATA UNA SEDE CHE OSPITA 450 LAVORATORI


Fastweb + Vodafone⁠ ha inaugurato il rinnovamento della propria sede di via Ulisse a Catania, un edificio di circa 2.800 metri quadrati che ospita oltre 450 persone. L’intervento ha trasformato gli ambienti di lavoro, destinati ad attività di assistenza clienti, informatica, sviluppo delle reti e servizi per la digitalizzazione delle imprese. Si tratta di un investimento infrastrutturale già realizzato, non dell’annuncio di 450 nuove assunzioni. Una notizia positiva in un momento nel quale il settore dei servizi digitali vive trasformazioni profonde: la vera sfida sarà conservare e aggiornare le competenze professionali.


Fonti: ANSA Sicilia – 14 ottobre 2026⁠ · Comunicato ufficiale aziendale⁠. 


REGIONE, SCHIFANI CONFERMA: «PORTERÒ A TERMINE IL MANDATO»


Il presidente della Regione Renato Schifani ha dichiarato il 14 ottobre di voler proseguire il proprio mandato fino alla naturale scadenza. La precisazione arriva dopo giorni di tensioni politiche e discussioni sulla possibile ricandidatura alle elezioni regionali del 2027, questione che il governatore considera attualmente non prioritaria. Non risultano dunque dimissioni formalizzate, mentre rimane aperto il confronto tra le forze politiche sul futuro assetto regionale. Al di là delle dinamiche di partito, cittadini e imprese continuano ad attendere decisioni concrete su sanità, lavoro, infrastrutture e servizi.


Fonte: ANSA Sicilia – Dichiarazioni del 14 ottobre 2026⁠. 


TRASPORTI MARITTIMI, IL CARO ENERGIA PESA SUI BIGLIETTI: CONFCOMMERCIO CHIEDE UNA REVISIONE DEGLI ONERI


Durante un’audizione parlamentare, Confcommercio ha denunciato l’incidenza crescente dei costi energetici sui collegamenti con le isole. Secondo l’associazione, carburante e oneri del sistema europeo ETS arriverebbero a rappresentare oltre il 50% del prezzo dei biglietti, rendendo più difficile sostenere i servizi e programmare investimenti per la decarbonizzazione. La Confederazione chiede modifiche alla disciplina europea per ridurre gli svantaggi economici dell’insularità; si tratta di proposte associative, non di esenzioni già approvate. La transizione ecologica deve ridurre le emissioni senza compromettere il diritto alla mobilità di chi vive su un’isola.


Fonte: ANSA – Audizione Confcommercio, 14 ottobre 2026⁠. 


FRASE DEL GIORNO — SICILIA


«Il progresso non consiste nel sostituire le persone con le tecnologie, né nel moltiplicare le opere senza garantirne l’utilità. Una Regione cresce quando l’innovazione crea opportunità, la legalità protegge le risorse pubbliche e nessun cittadino viene lasciato indietro.»

INIZIATIVA DEMOCRATICA E POPOLARE SICILIA FLASH Sabato 24 ottobre 2026 La Sicilia dei fatti, oltre gli annunci.

  TERREMOTO, PALERMO CHIUDE SCUOLE E UNIVERSITÀ: VERIFICHE PRIMA DEL RIENTRO Il sindaco di Palermo Roberto Lagalla ha disposto precauzionalm...