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martedì 13 gennaio 2026
IL PAESE DELLE PIAZZATE
CORSIVO
lunedì 12 gennaio 2026
C’è un luogo dove il mare non è solo paesaggio, ma memoria, mito, destino
C’è un luogo dove il mare non è solo paesaggio, ma memoria, mito, destino.
È la riviera ionica messinese, la stessa che ha ispirato “Horcynus Orca”, il capolavoro visionario di Stefano D’Arrigo.
Oggi, immaginare un Parco Letterario dedicato a D’Arrigo non significa solo celebrare la bellezza delle parole, ma dare vita a un motore di sviluppo reale, sociale, economico e culturale, per l’intera Sicilia.
Pensiamoci: un parco letterario è un ecosistema. Attrae turismo culturale, crea occupazione giovanile, rivitalizza borghi marinari, stimola imprese locali , dai laboratori artigiani alla ristorazione autentica, dalle guide culturali alle start-up del turismo esperienziale.
Ma c’è di più.
Progetti come questo accendono un orgoglio identitario, rafforzano il senso di comunità e generano partecipazione civile.
La parola di D’Arrigo, potente e mediterranea, diventa allora una bussola per ridefinire il futuro della nostra costa.
In un mondo che cerca storie vere, noi abbiamo una narrazione potente e un territorio unico. Il Parco Letterario “Horcynus Orca” può essere il punto di incontro tra memoria e innovazione, cultura e lavoro, arte e impresa.
Perché lo sviluppo non nasce solo dai numeri, ma dai sogni che una comunità decide di rendere concreti.
E sulla riviera ionica, quei sogni parlano già la lingua del mare e della parola di D’Arrigo.
domenica 11 gennaio 2026
MESSINA , STRADE COLABRODO, PROMESSE SCOMPARSE
OSSERVATORIO SULLA MOBILITÀ
a cura di Roberto Barbera*
Annunciati settanta milioni per strade e marciapiedi, oggi ne restano appena sei.
Sig. Sindaco: “Batta un colpo, la città affonda nelle buche".
Sindaco, batta un colpo. Perché delle sue promesse resta soprattutto l’eco. Sei mesi fa il piano da settanta milioni per strade e marciapiedi veniva annunciato con la solennità delle grandi svolte. Oggi, percorrendo la città, si ha l’impressione che quella cifra fosse più un auspicio che un impegno: dei settanta milioni sbandierati ne rimangono sei, pochi come una carezza su un ginocchio sbucciato.
Le voragini continuano ad aprirsi con una puntualità quasi amministrativa, i dissesti restano al loro posto come monumenti all’attesa, i marciapiedi obbligano i cittadini a un esercizio quotidiano di equilibrio e pazienza. E allora, Sindaco, che fine ha fatto il piano? Dove si è arenata quella massa di risorse annunciata con enfasi e poi progressivamente evaporata? Dall’Amministrazione non arrivano chiarimenti, solo un silenzio compatto, di quelli che fanno rumore. Ma l’asfalto non conosce la diplomazia e le strade non si riparano con la memoria degli annunci. Batta un colpo, Sindaco: la città, nel frattempo, continua a inciampare.
*Transport Planner
Analista di traffici stradali e di sistemi di trasporto pubblico._
IL BALLOTTAGGIO
CORSIVO
L’EQUILIBRISTA
OBLÒ
Enzo Lombardo
C’è un’immagine che riassume bene l’ultima conferenza stampa di Giorgia Meloni: quella dell’equilibrista che avanza con passo misurato su una fune sempre più sottile, mentre sotto di lei il mondo ondeggia. Guerra, economia ferma, alleati nervosi, referendum incombenti: il panorama è accidentato e la premier lo attraversa con una calma studiata, quasi didattica. Della vecchia provocatrice resta solo qualche scatto d’ira verso i cronisti meno accomodanti; per il resto, toni bassi, frasi rotonde, promesse che non mordono. Trump non è un problema ma un “metodo assertivo”, la Groenlandia un dettaglio strategico, il referendum una formalità senza conseguenze. Tutto viene ricondotto a una rassicurante normalità, come se bastasse cambiare l’illuminazione per rendere innocuo il caos.
È una metamorfosi interessante: dalla leader della rottura alla custode della continuità. Meloni sembra aver capito che il prossimo consenso non si conquista agitando paure, ma offrendo protezione. La sicurezza diventa responsabilità delle toghe, non della politica; le alleanze internazionali si ripuliscono dagli eccessi sovranisti; il futuro si annuncia senza mai essere descritto. È l’arte sottile del rinvio, esercitata con abilità professionale. Rassicurare dopo aver incendiato, governare dopo aver promesso di abbattere. La fune ora è questa: fingersi timonieri prudenti dopo aver esaltato la tempesta. Per ora l’equilibrio regge. Ma l’eleganza, si sa, non mette al riparo dalle vertigini.
ORGOGLIO E PREGIUDIZIO
FATA MORGANA
a cura di E. L. M. Irali
Leggere o rileggere "Orgoglio e pregiudizio" oggi significa scoprire l’ironia di Jane Austen, la modernità di Elizabeth e il primo affresco della liberazione femminile.
La differenza sociale tra Elizabeth Bennet e Mr. Darcy è centrale nel romanzo e guida gran parte dei conflitti iniziali. Elizabeth appartiene a una famiglia della piccola nobiltà terriera, i Bennet, rispettabile ma con risorse economiche limitate e senza grandi titoli; la sua posizione è instabile, soprattutto per via delle cinque figlie e della mancanza di un’eredità sicura, che rende urgente per le donne “sistemarsi” con un matrimonio vantaggioso.
Darcy, al contrario, è ricchissimo e proprietario terriero di Pemberley, appartiene all’aristocrazia di nascita e ha un patrimonio che gli garantisce autorità e prestigio. La sua posizione gli conferisce orgoglio e distacco verso chi considera “inferiore” o meno raffinato. Il contrasto tra la sua ricchezza e il carattere vivace e indipendente di Elizabeth genera inizialmente fraintendimenti, tensioni e giudizi reciproci, che solo il tempo, la conoscenza e il rispetto delle qualità morali potranno superare, rendendo possibile il loro matrimonio.
lunedì 5 gennaio 2026
LE ZONE ROSSE IN SICILIA
“SICUREZZA URBANA. ISTRUZIONI PER L’ USO”
di GIOVANNI IACONO *
Con un provvedimento governativo del 17 dicembre 2024, il Ministro Piantedosi emanava una direttiva in cui si chiedeva ai Prefetto di istituire delle "zone rosse" nelle città al fine di evitare la presenza di persone indesiderate nei luoghi pubblici. Anche in Sicilia il degrado urbano viene affrontato con l'istituzione delle zone rosse e piani straordinari di riqualificazione, in particolare a Palermo e Catania per restituire dignità e sicurezza si quartieri più vulnerabili. A Palermo, ad esempio, sono state individuate tre zone rosse dove si intensifica il Daspo urbano, uno strumento che consente di allontanare soggetti pericolosi da aree sensibili. Il governo ha esteso il cosiddetto "modello Caivano" - già sperimentato in Campania - anche a San Cristoforo (Catania) e Borgo Nuovo (Palermo). Si è trattato di un piano straordinario di riqualificazione sociale ed ambientale, con un investimento di 45 milioni di euro. L' obiettivo dichiarato del governo è trasformare i quartieri simbolo del degrado in luoghi vivibili e sicuri, offrendo alternative sane si giovani e restituendo fiducia ai residenti. Il successo dipenderà dalla continuità degli investimenti e dalla partecipazione attiva delle comunità locali.
* GIOVANNI IACONO
Generale Carabinieri
ATM FINALMENTE AL VOLANTE, MA A BASSA VELOCITÀ
OSSERVATORIO SULLA MOBILITÀ
a cura di Roberto Barbera*
Autobus nuovi, tram rinnovati, parcheggi, piste ciclabili e piani a profusione.
L’ATM assume finalmente 30 autisti, tra annunci solenni e speranze concrete.
Ma per far muovere davvero la città, alla mobilità serve ancora il fattore umano.
Messina è una città sottile come una giustificazione ben scritta: mare da un lato, colline dall’altro, e in mezzo un traffico che non ammette repliche. Quasi 900 veicoli ogni mille abitanti: più che un dato statistico, una scelta identitaria.
L’Amministrazione pianifica molto. Pianifica con metodo, visione e abbondanza: PGTU, PUMS, PSUM. Messina non si muove, ma si progetta. Nel frattempo l’ATM sfoggia autobus nuovi, elettrici, moderni. Un parco mezzi da città europea, se non fosse per quel dettaglio umano che per anni è mancato: chi li guida.
Ora, finalmente, l’annuncio in pompa magna: circa 30 nuovi autisti assunti o in via di assunzione. Un evento degno di celebrazione, dopo stagioni in cui i bus erano più numerosi dei conducenti. È un passo avanti reale, va riconosciuto. Ma resta un passo corto: troppo pochi per sostenere, da soli, la mole di piani, promesse e linee previste sulla carta.
Il Move-Me da 50 euro l’anno è un capolavoro di fiducia pubblica: costa poco, promette molto e insegna l’arte dell’attesa. Ventiduemila abbonati credono nel bus; il bus, ora un po’ meno solo, prova a crederci a sua volta.
Il tram resta l’asse portante: portante di pazienza. Migliora la frequenza, migliora il contorno urbano, migliora il racconto. La città aspetta che ai piani seguano le corse.
Messina non è ferma: è in perenne prova generale. Il rischio, come sempre, è che il pubblico sia pronto prima del servizio. E che il conducente, purtroppo, non basti ancora.
* Transport Planner
Analista di traffici stradali e di sistemi di trasporto pubblico.
ZOLFO, PROMESSE E MACERIE
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